Il fattore “famiglia”.

Il SETTIMO dei fattori essenziali del comportamento umano.

Nei precedenti articoli sono stati evidenziati i fattori primari che caratterizzano la costruzione delle linee guida del comportamento umano non strettamente dipendenti da volontà e coscienza. Ciò avviene quasi del tutto in modo automatico, mentre a partire dal sesto fattore entrano in gioco quelli secondari, che sono in gran parte dipendenti da volontà, desideri e coscienza.

Di conseguenza cominciano a manifestarsi tutti quei problemi che insorgono quando nel percorso di sviluppo del piano di vita individuale si inseriscono altri tre fattori, distorcendolo. Il primo di questi è:

 

  • A – IL FATTORE FAMIGLIA, dove vi sia qualcuno che vuole imporre la propria visione a senso unico o si condiscano tutte le potenzialità in fase di realizzazione con “non fare questo”, “non fare quello”, “attento che cadi”, “attento che sudi”, e tutti i tentativi di fare quelle esperienze necessarie per “prendere conoscenza e misura delle cose” (mentre invece sarebbe auspicabile che in seno alla famiglia fossero sempre presenti altri bambini, altri adulti ed anziani, in modo che i piccoli possano “autoapprendere” da ciascuno di loro quello che serve quando serve).

 

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La famiglia è l’incubatrice della vita del neonato. Il fattore famiglia è quello da cui egli estrae e adotta l’imprinting, ovvero il marchio a fuoco delle informazioni e comportamenti di base del primo nucleo di comunità nel quale si inserisce e deve vivere. Dai primi istanti di vita e fino a circa due anni questo contesto sarà fondamentale e quasi esclusiva fonte a cui attingere tutto il necessario per attivare ogni forma di informazioni, comunicazione e relazione verso gli altri e l’ambiente.

 

In questo periodo entrano in gioco molti aspetti a cui di solito non si presta sufficiente attenzione, specialmente perché quasi nessuno ne comprende la costante presenza e la potenza con cui agiscono sul nuovo nato.

 

Il primo che prenderemo in considerazione è il cosiddetto legame di sangue.

 

 

Nello schema essi sono rappresentati come un forte legame che unisce dal più profondo dell’inconscio genitori e figli. Infatti mentre alla coscienza ordinaria possano apparire come entità totalmente distinte e quindi si presume più o meno indipendenti, quando si approfondisce l’indagine si scopre che così non è. Infatti essi sono fortemente tenuti insieme dai legami di sangue inconsci, attraverso i quali passano continuamente, nei due sensi, informazioni coerenti con quanto il sangue di entrambi ha ereditato dalle generazioni precedenti dei due rami famigliari. Inoltre entrambi sono immersi, attraverso il loro inconscio personale, nel grande oceano dell’inconscio collettivo, banca dati delle esperienze dell’intero genere umano, da cui per osmosi traggono altre informazioni in sintonia con le proprie inclinazioni caratteriali e comportamentali.

 

Tale legame attraversa anche tutti gli aspetti sottili della personalità di entrambi, per cui si strutturano tutti quei cordoni ombelicali attraverso i quali le due entità comunicano ed interagiscono quasi come se fossero una sola.

 

 

Tutto ciò ha una sua ragione d’essere fino a quando il figlio, non avendo ancora autonomia, ha bisogno di attingere alle risorse del genitore, ma quando ciò non serve più, tale condizione diventa controproducente, patologica e pericolosa, diventando dipendenza reciproca ed impedendo di fatto, ad entrambi, di vivere la propria vita. Per cui diventa indispensabile che tali cordoni, come avviene al momento della nascita con quello fisico, vengano riconosciuti e recisi, ridonando a ciascuno una certa libertà di azione.

 

Se ciò non avviene nei tempi e modi corretti iniziano a manifestarsi comportamenti indesiderabili, per cui ognuno cerca in qualche modo di conquistare la propria libertà ai danni dell'altro o di costringere l’altro a conformarsi ai propri desideri. Allora cominciano le ribellioni giovanili verso i genitori e le istituzioni, verso i comportamenti socialmente condivisi, verso qualsiasi tipo di conformismo imposto. Per contro i genitori e le istituzioni cercano di imporre regole e premono continuamente per far rientrare tali comportamenti in limiti accettabili. I risultati però, sono sotto gli occhi di tutti.

 

Come e quando si possono recidere gli altri cordoni ombelicali?

Non esistono formule valide per tutti; ogni caso è unico e solo coloro che ne sono coinvolti possono fare realmente qualcosa in tal senso. Per esempio facendosi aiutare da specialisti in materia, ma solo dopo aver fatto la propria parte preliminare ed accettando poi l’aiuto richiesto. Altrimenti, se non sono stati fatti i passi corretti, l’aiuto rischia di diventare un altro boomerang. Infatti cessato l’aiuto, tutto torna rapidamente allo stato precedente, se non addirittura peggiore. Quindi conviene prendere le cose seriamente e agire di conseguenza.

 

È possibile instaurare un dialogo tra le parti?

Certamente, ma se le basi su cui si instaura non sono oneste e corrette, non servirà a niente, se non a mentirsi reciprocamente, per mantenere il quieto vivere, fino a quando tale stato non potrà più essere sostenuto e l’equilibrio precario salterà con tutte le conseguenze del caso.  

 

                                                                                                                                         

 

Se i genitori sono in grado di riconoscere ed osservare con attenzione le proprie caratteristiche comportamentali, potranno conoscere con una certa approssimazione quelle dei figli. Di conseguenza, decidendo di intervenire su se stessi, interverranno indirettamente anche sui figli, attraverso i legami di sangue inconsci. Questo accadrà automaticamente, senza bisogno di confronti e scontri inutili e dannosi. Naturalmente non sarà una cosa veloce come uno schiocco di dita, ma necessiterà di tutto il tempo e le condizioni necessarie. Per questo occorrono intelligenza, disponibilità, accettazione e perseveranza. Da parte di tutti certamente, ma in modo particolare da chi può e vuole farlo.

 

Non servono tante parole o tentare di far cambiare un figlio con metodi coercitivi (educativi o formativi non importa); se non gli si fornisce un esempio adeguato non si produrrà nulla di sano.

 

Un esempio in cui parole, fatti e essenza profonda, siano coerenti tra loro, altrimenti verrà meno quella autorevolezza a cui fare riferimento e di cui fidarsi.

 

Se le basi non vengono poste correttamente in sé stessi tutto il resto crescerà storto. E chi invece porrà mano su sé stesso vedrà crescere intorno a sé la comprensione, la comunicazione, la tolleranza e l’armonia dei rapporti con l’altro.

 

grafica, schemi e testo

pietro cartella

 

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Articolo pubblicato il 28/12/2021