Aosta e i suoi Santi
La Collegiata di Sant'Orso – Il quadrato magico

Spiritualità, storia e un quadrato magico (seconda e ultima parte)

Leggi qui la prima parte.

 

Uno strano quadrato magico

All’interno della Collegiata mi soffermo davanti al quadrato magico scoperto nel 1999, un mosaico mai citato in precedenza da alcuna fonte storica; misura tre metri di lato, è di incerta datazione e si trova al di sotto della pavimentazione del presbiterio.

Nel medaglione centrale è raffigurato Sansone che uccide il drago.

Nei triangoli alle estremità ci sono un leone, un uomo – pesce con un serpente, un drago e un’aquila con una testa e due corpi (elementi zoomorfi appartenenti ai bestiari medievali e al mondo alchemico).

La scritta è degno complemento di queste figure: ROTAS OPERA TENET AREPO SATOR.

Siamo di fronte a un quadrato magico, l’unico in Valle d’Aosta, esattamente al di sopra della cripta.

La sua fattura fa pensare ai secoli XII o XIII.

Nessuno lo ha menzionato in quel tempo lontano, quindi viene ricoperto durante i lavori voluti dal citato Giorgio di Challant Varey, per abbellire il complesso, ed essere poi “riscoperto” casualmente cinque secoli dopo.

Un vero mistero!

E una… coincidenza? Cinque le parole che lo compongono, cinque i secoli di nascondimento dell’opera!

La cornice esterna contiene un’iscrizione composta da due versi:

INTERIUS DOMINI DOMUS HEC ORNATA DECENTER 

QUERIT EOS QUI SEMPER EI PSALLANT REVERENTER

La prima frase è scritta in senso orario, ed è ben visibile; per leggere la seconda, bisogna ritornare a INTERIUS e iniziarne la lettura in senso antiorario, perché è stata realizzata in senso inverso al normale, come se la si dovesse leggere allo specchio.

È possibile che facesse parte di un mosaico più vasto, andato perduto nei secoli.

Certo è che questo mosaico- se anche in origine fosse stato in vista- non è stato molto calpestato, pur essendo sul pavimento, in quanto non presenta segni di usura da camminamento.

Come mai si trovasse in un contesto così particolare, non si sa; e nemmeno per quale motivo Giorgio di Challant lo abbia fatto coprire, essendo egli uomo di profonda cultura (questo è un altro mistero dentro il mistero).

Inoltre, l’inizio della frase con Rotas e non con Sator potrebbe farlo retrodatare, in quanto i più antichi esemplari del genere recano il termine Rotas per primo e solo in seguito (probabilmente dal III o IV secolo) avviene la sostituzione della prima parola con Sator.

Il mosaico non è ancora stato datato con certezza e non se ne conosce la funzione all’interno di questa chiesa.

Il significato dei quadrati magici è tuttora oscuro.

Considerata la loro diffusione all’esterno e all’interno di luoghi di culto e lungo le direttrici di viaggio medievali si è ipotizzato che servissero a scongiurare le influenze negative, umane o spirituali e a propiziare il buon andamento del viaggio.

Non mi resta che lasciare questi interrogativi aperti e proseguire la mia visita aostana...

La magia del chiostro

Uscito dalla chiesa, mi affaccio nel chiostro, che è un autentico libro esoterico da interpretare: si potrebbe rimanere ore ad osservare, incantati, una quantità di capolavori scultorei che ignoti maestri della pietra ci hanno tramandato.

Il chiostro che vediamo oggi risale al 1132, con l’arrivo dei monaci agostiniani voluti dal Priore Arnolfo, d’accordo con il Vescovo Eriberto. In origine aveva 48 colonne e capitelli, oggi ne mancano 5 (un numero già incontrato in questa passeggiata…).

C’è qualcosa di commovente, di struggente, di assolutamente sacro in tutto questo.

Qualcosa che - anche quando si esce - continua a muoversi dentro, a rimanere sospeso negli occhi, a frugare nel profondo dell’anima.

Sant’Anselmo e il mistero di Dio

A pochi metri dal complesso della Collegiata, in via Sant’Anselmo 66, una grande epigrafe sul palazzo ricorda la figura di Sant’Anselmo (1033 - 1109).

Anselmo è una delle personalità di maggior rilievo del Medioevo europeo; detto in Italia “d’Aosta” dalla città di origine, dalla storiografia internazionale è chiamato “di Canterbury” dalla sede episcopale che va a ricoprire in Inghilterra.

Nasce ad Aosta dal longobardo Gundulfo e da Eremberga, una nobile della Borgogna.

Diventa vescovo nel tempo della lotta per le investiture tra le forze riformatrici della Chiesa, che si riconoscono in Papa Gregorio VII, e l’Imperatore Enrico IV, lotta che culmina nel drammatico confronto di Canossa.

Nel suo Proslogion, un dialogo con Dio pieno di contemplazione mistica, Anselmo tratta dell’esistenza di Dio e del modo di provarla attraverso quella che sarà chiamata la prova di Anselmo, o “argomento ontologico”. Dio è l’essere di cui non si può pensare il maggiore, e secondo Anselmo ciò che esiste nell’intelletto esiste anche nella realtà: “Non solo, o Signore, tu sei colui del quale non si può pensare cosa più grande, ma sei qualcosa di maggiore di quel che si possa pensare”.

In poco tempo e spazio ho percorso oltre mille anni di questa città.

Aosta ha ancora un’atmosfera magica e rarefatta, vi si respira una storia importante, che nasce con la romana Augusta Praetoria e, dopo i secoli oscuri post-romani, entra in un Medioevo di lotte ed eserciti, terra di frontiera e di conquista, accompagnato dalla alta spiritualità di immense figure, note e meno note, che fra queste vette si sentivano a un passo dall’incontro con Dio.

Un viaggio nel tempo e nella storia, con qualche mistero.

O forse i miei occhi non riescono a capire?

“Conosci ciò che ti sta davanti e ti si manifesterà ciò che è nascosto. Giacché non vi è nulla di nascosto che non sarà manifestato” è scritto nel Vangelo gnostico di Tomaso.

E allora il mio (e nostro) viaggio è appena iniziato, fra queste mute testimonianze del passato, ad Aosta o altrove… e uno sguardo profondo e non superficiale può superare i limiti dello spazio e del tempo e cercare l’infinito.

@Ezio Marinoni

Fine Seconda e Ultima Parte

Stampa solo il testo dell'articolo Stampa l'articolo con le immagini

Articolo pubblicato il 01/01/2022