Da Susa a Salonicco

Il generale De Giorgis in Macedonia (di Alessandro Mella)

Passeggiando per Susa si possono scorgere molte reminiscenze del passato. Giunti in via Palazzo di Città una targa marmorea ricorda la nascita, nell’edificio su cui è affissa da tanto tempo, del generale Emilio De Giorgis. (1)

Egli nacque, appunto, a Susa nel 1844 al tempo in cui, a Torino, regnava Re Carlo Alberto. Giovanissimo, nel 1863, egli divenne allievo della Regia Accademia Militare dalla quale uscì con i gradi di sottotenente nel 1865. L’anno successivo partecipò alla Terza Guerra d’Indipendenza e nel 1868 fu promosso luogotenente.

Nel 1874 divenne professore d’Architettura all’Accademia Militare e l’anno dopo fu promosso capitano presso lo Stato Maggiore del Genio.

Nel quadro di una sfolgorante carriera raggiunse i gradi di maggiore nel 1883 nel 7° Reggimento di Fanteria e poi di tenente colonnello presso lo Stato Maggiore della Divisione Militare di Cuneo. Nel 1891, diventato colonnello, assunse il comando del 46° Reggimento di Fanteria. Sette anni dopo, finalmente, la greca da generale ed il comando della Brigata Casale e poi il comando dei Reali Carabinieri a Cagliari.

Passò del tempo ed intanto la storia continuava, a lato della carriera del nostro generale piemontese, il suo corso.

Nei primi anni del Novecento, infatti, l’Impero Turco iniziava a mostrare i primi segni della propria profonda ed irreversibile crisi. La protervia crescente dei “Giovani Turchi”, i fermenti nella Bulgaria fomentati dalla lontana Russia e le diffuse pulsioni irredentiste di molti territori stavano rendendo sempre più fragile quella complessa realtà.

Per questa ragione i diplomatici del sultano Abd ul Hamid strinsero un accordo con le potenze europee per beneficiare dell’appoggio dei loro ufficiali e formatori al fine di riorganizzare le forze di polizia sul proprio territorio. Lo scopo era, soprattutto, rinnovare sensibilmente le gendarmerie locali il cui compito era proprio garantire la tenuta dello stato nelle sue estensioni locali e territoriali nonché l’ordine pubblico sempre più turbato da persecuzioni e guerre tra bande.

Si era ancora assai lontani dalle crisi che divisero il Regno d’Italia e la “Sublime Porta” nella guerra italo-turca del 1911-1912 e nella Prima Guerra Mondiale per cui fu chiesto ai Reali Carabinieri di contribuire a ricostituire la Gendarmeria macedone. Da parte del governo italiano, che guardava ai Balcani sempre con vivo interesse, ci fu di massima la disponibilità ad inviare uomini e mezzi per lo scopo e quindi, con Regio Decreto 10 gennaio 1904, il generale De Giorgis fu posto a disposizione del Ministero degli Esteri per questa missione in seguito ad una precisa disposizione del Quirinale:

 

(Per telefono alia Stampa) Roma 3, ore 23. Stamane il Re ha firmato il decreto che Domina De Giorgis comandante della gendarmeria in Macedonia. De Giorgis ha conferito col ministro e col sottosegretario degli esteri, e fra una quindicina di giorni arriverà a Costantinopoli, ove, d'accordo colla Porta e con le Ambasciate italiana, austro-ungarica e russa, saranno fissate le modalità delle sue funzioni e stabilito la collaborazione degli ufficiali superiori europei che dovranno agire agli ordini del generale italiano.

Il tenente-generale Emilio De Giorgis conta 59 anni; proviene dall'Arma del genio; ha compiuto con onore i corsi alla Scuola di guerra. Fu trasferito in seguito al Corpo di Stato Maggiore, nel quale continuò la sua carriera come capo di Stato Maggiore della Divisione di Cuneo e capo di Stato Maggiore del IV Corpo d'armata a Piacenza, agli ordini del tenente generale De Sonnaz.

Comandò por circa quattro anni il 16° reggimento fanteria.

Promosso maggior-generale il 27 febbraio 1898, comandò la Brigata Casale dapprima a Roma, poscia a Novi Ligure. Passò da questo comandò nella primavera delimitino passato a quella Divisione militare, di Cagliari, dove si trova attualmente.

Il generale De Giorgis prese parte alla, campagna del 1866; è decorato della croce di grande ufficiale della Corona d'Italia ed è ufficiale di San Maurizio e Lazzaro.

Studioso di questioni militari, pubblicò una interessante serie di studi sull'impiego del fuoco di fanteria nel combattimento, inserita nella Rivista d'artiglieria e genio del 1898.

È uomo di carattere fermo, tenace e di proposito, curante di ogni particolare della vita militare con solerzia e interessamento veramente singolari. Lasciò in questo senso tracce sensibili in tutti i comandi in cui ebbe a prestare l'opera sua, di rigido educatore o coscienzioso comandante.

La Patria dice che la nomina di De Giorgis rende meno sensibili gli effetti della influenza che la Germania ha acquistato sulla Turchia coll'invio di ufficiali superiori a istruire l'esercito turco.

La Tribuna, dopo aver riportato alcuni punti della nota austro-russa dell'ottobre, che si riferiscono alla riforma della Polizia e della Gendarmeria turca, dice che grande sarà la responsabilità per i poteri affidati al generale italiano De Giorgis, e scrive in proposito: «La lettera di quei poteri non è stata ancora deliberata, ed è bene, perché a definirla nei loro particolari gioverà che intervenga personalmente, col suo criterio o con la sua competenza, il generale al quale è  toccato l'onore d'un compito lusinghiero non meno che arduo. (…) (2)

 

Organizzata la struttura, disposto quanto necessario, il valoroso ufficiale si imbarcò per la Macedonia lasciando l’Italia per un’avventura dai difficili contorni e dalle molte incertezze:

Il generale De Giorgis; è già popolare a Salonicco; la numerosa folla che assisteva al suo sbarco sul suolo macedone si guardò bene dal fare una dimostrazione clamorosa, ma certo tra queste anime oppresse brillò la speranza di vivere un po’ meno disumanamente di quel che le autorità turche consentano.

Il generale De Giorgis è dipinto come un uomo intelligente, acuto, energico, capace di formarsi presto un concetto esatto della situazione e di lavorare coscienziosamente per la pacificazione della Macedonia fortemente turbata dall’insurrezione bulgara e dalla repressione turca.

E si spera che il generale De Giorgis farà rispettare la lettera e lo spirito della sua missione, dalle popolazioni, dalle autorità ottomane ed anche dagli agenti civili dell’Austria - Ungheria e della Russia.

Ma nessuno si dissimula che l’opera sarà molto ardua.

Si trovano già a Salonicco per partecipare all’opera diretta dal generale De Giorgis: il generale di stato maggiore Tommaso di Sciositak, il maggior generale E. Kalnine, russi, il barone colonnello de Giels, addetto militare austriaco di Costantinopoli, il maggiore F. Gore Anley, il capitano G. Bonham, i tenenti Stanley Clarke, R. Smijlerfy e G. Hamilton, inglesi, il colonnello Verand della guardia repubblicana francese, l’addetto militare tedesco di Costantinopoli ecc. ecc.. (3)

 

Il De Giorgis successivamente ricevette le insegne di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia nel 1905 e la Commenda dei Santi Maurizio e Lazzaro nel 1906 dalla Real Casa di Savoia che ne seguiva, con crescente interesse, l’opera piuttosto complessa.

Ed in effetti gli occhi d’Italia e del mondo erano proiettati su di lui così mentre il sultano lo onorava con la carica di pascià, in patria Ricciotti Garibaldi lo accusava di favorire la componente etnica bulgara e di non curarsi delle oppressioni subite parallelamente dalla comunità albanese. (4)

La situazione si palesava, in effetti, difficile da gestire. Le autorità locali turche sfuggivano alla volontà di Costantinopoli e del sultano e l’esercito turco gareggiava con le bande greche nel commettere stragi, violenze, sevizie ed orrori inenarrabili a danno in particolare dei bulgari che vivevano nelle aree sotto l’influenza nefasta dei loro aguzzini.

Il povero De Giorgis, coadiuvato dal coraggioso colonnello Albera, fece del suo meglio per arginare quella terribile situazione convocando ripetutamente i capi settore al fine di dare le più utili ed urgenti direttive. (5)

Tuttavia, lui e gli altri ufficiali europei destinati alla missione macedone dovettero presto scontrarsi con l’inerzia delle istituzioni turche e con i poteri limitatissimi loro concessi così che la loro opera non fece che farsi maggiormente mortificante e vana ogni giorno a seguire.

Forte, comunque, del suo grado il generale fece più volte faticosi viaggi da Salonicco a Costantinopoli per ottenere il consenso alle sue proposte ed iniziative:

 

II generale De Giorgis, comandante della gendarmeria macedone è tornato a Salonicco. Dopo una visita prolungata a Costantinopoli è riuscito ad ottenere un iradè che in apparenza soddisfa la maggior parte delle sue domande; ma si dichiara che il testo di questo documento si presta a diverse interpretazioni relative a talune questioni. (6)

Al netto delle numerose attestazioni di stima e considerazioni che il sultano ed i politici turchi pur gli tributavano, il percorso restava in salita ed assai nebuloso malgrado il suo impegno costante e la sua perseveranza.

Il tempo, frattanto, volava e per tre anni il nostro fece l’impossibile per dare alla gendarmeria macedone una forma e soprattutto una sostanza che le permettesse di incidere sugli eventi a segnare la svolta in quel contesto sempre più tormentoso. Dopo una visita ulteriore nella capitale turca, a dicembre del 1907, decise di concedersi quel che egli riteneva un necessario viaggio in Italia probabilmente in coincidenza con le festività cristiane.

Tornato a Roma, tuttavia, emersero subito le avvisaglie del male che lo stava lentamente corrodendo, favorito dalle fatiche fisiche e mentali sopportate nella sua missione all’estero, finché si giunse inaspettatamente ad un esito fatale:

 

Il generale Emilio De Giorgis era giunto in congedo a Roma, verso la metà del dicembre scorso, dopo avere fatto visita al Sultano a Costantinopoli. (…) Il generale De Giorgis era affetto da una di quelle malattie che non perdonano e contro le quali lottano invano le più diligenti ed energiche cure della scienza e le premure più pazienti. (...) I medici che lo visitarono quando arrivò a Roma, diagnosticarono arteriosclerosi, complicata da una nefrite cronica e da una preoccupante ipertrofia del cuore.

L'infermo si rese immediatamente conto del pericolo che gli sovrastava, ma aveva tanto desiderio di curarsi e di vivere per condurre a termine l’impresa in Macedonia. (…) Ieri, il De Giorgis era in piedi e non accusò nulla, che potesse far prevedere la sua fine: soltanto ieri sera, disse di sentir maggiore affanno del solito.

Dopo aver preso ristoro (…) si coricò, verso le 2 crescendo l’affanno, si alzò, si mise in pantofole e sedette su di una poltrona, e subito dopo; venne còlto da deliquio.

Il suo fido cameriere Mango Antonio, che da 13 anni era al suo servizio (…) e che si trovava a vegliare il generale, corse a sorreggerlo, ma purtroppo, si accorse che il generale non dava più segni di vita. (…)

Venne chiamato un dottore, il quale non poté che constatarne la avvenuta morte.

La scena che ne segui è stata straziante. Stamane, la signora Caveglia partecipò la triste notizia al Re, al ministro della guerra ed alla Presidenza del Consiglio. Appena informato, il Re ha mandato il suo aiutante di campo, maggiore Rovazza, a porgere le sue condoglianze alla famiglia dell'estinto. (…) Non è ancora fissato quando avranno luogo i funerali: la salma del De Giorgis è stata rivestita della divisa da generale. (…). (7)

 

Dopo alcuni giorni, un lungo corteo, con molte autorità e gran partecipazione di popolo, sfilò per Roma per accompagnare il nostro nell’ultimo viaggio.

Un maresciallo camminava innanzi al feretro reggendo un cuscino rosso con le decorazioni del valoroso estinto, come s’usa per i militari.

Se ne andò così, improvvisamente, un uomo che aveva avuto il coraggio di sfidare il piombo austriaco nel 1866 e l’odio ed il rancore della guerra tra bande in Macedonia.

La lunga questione della nomina del suo successore, i fatti che vennero, la fine dell’Impero Ottomano nel 1918, appartengono, invece, ad altre pagine di storia che, se il generale De Giorgis fosse vissuto più a lungo, forse sarebbero state scritte con diversi esito e parole.

Alessandro Mella

 

NOTE

1)         Il cognome, sulle fonti d’epoca, si trova scritto sia come “De Giorgis” che come “Degiorgis”.

2)         Gazzetta Piemontese, 4, Anno XXXVIII, 4 gennaio 1904, p. 1.

3)         La Vedetta, 35, Anno XIX, 3 maggio 1904, p. 1.

4)         Rassegna storica del Risorgimento, anno 1979, p. 466.

5)         Successivamente promosso generale, Albera si traferirà poi a Lemie (nelle Valli di Lanzo) diventandone podestà.

6)         La Stampa, 28, Anno XLI, 7 febbraio 1907, p. 3.

7)         Ibid., 74, Anno XLII, 14 marzo 1908, p. 2.

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Articolo pubblicato il 03/01/2022