Una vita per la musica

Memoria del cav. Luigi Mancinelli (di Alessandro Mella)

Tra le grandi figure della nostra storia nazionale non mancano gli artisti e coloro i quali dedicarono la loro esistenza alla bellezza in tutte le sue molteplici sfumature.

Una di queste è senz’altro la musica, l’elemento che riempì la vita artistica e l’esperienza umana e professionale di Luigi Mancinelli.

Egli nacque ad Orvieto il 5 febbraio del 1848, anno storicamente assai rilevante, regnicolo dello Stato Pontificio.

Già da bambino, attorno a sei anni, mostrò una certa disposizione per la musica ed il padre Raffaele, contrariamente a quanto spesso accadeva allora, lo avviò volentieri agli studi dedicati, iniziandolo al pianoforte pur sperando che, così chiaramente non fu, il figliolo prediligesse comunque il proseguire nell’attività commerciale paterna. (1)

Nondimeno presto si trovò a suonare in duomo nella sua città natale per poi spostarsi a Firenze e specializzarsi nel violoncello. Studio che gli procurò diversi incarichi in vari prestigiosi teatri tra Firenze, Roma e Perugia.

Fu nel 1873 che ebbe modo di dirigere, per la prima volta, un’orchestra dando subito modo farsi apprezzare per le sue qualità e la sua vivace capacità. Doti che colpirono l’editore Ricordi e l’impresario Jacovacci i quali lo vollero all’Apollo di Roma per la stagione del 1875.

La sua fama iniziò a crescere ed il suo impegno gli valsero rapidamente la stima e la simpatia delle cronache e del pubblico:

 

Da una lettera da Trieste ricaviamo che il Lohengrin di Wagner fece un deciso furore. Ciò però è da attribuirsi in grande parte alla esecuzione affidata alle cure del valentissimo maestro Mancinelli: questo giovine musicista si mostra, davanti ad uno spartito di sì colossale fattura, degno successore dell’illustre Mariani.

A Trieste l’andata in scena del Lohengrin fu una vera solennità artistica: cantanti e cori stupendi, orchestra inarrivabile. (2)

 

Tale fu la meraviglia quando ridiresse quest’opera a Roma che lo stesso Wagner gli fece pervenire i sensi della sua ammirazione e così Giuseppe Verdi dopo la direzione di un’Aida memorabile. Nel frattempo, il Mancinelli iniziò a comporre delle romanze abbastanza apprezzate dividendosi tra numerosi impegni a Parigi, Roma e Bologna. Qui il nostro fondò la Società del Quartetto, diresse il teatro locale ed il liceo musicale e fu maestro di cappella a San Petronio.

Frattanto, nel 1881, si sposò con la nobile signorina Luisa Cora che come lui aveva dedicato alla musica la sua vita quale valente cantante e pittrice.

Tuttavia, qualcosa di irreparabile accadde quando a Napoli la sua composizione “Isora di Provenza” gli procurò un doloroso insuccesso nel 1886.

Una ferita interiore così profonda da portarlo a rinunciare anche agli incarichi di Bologna per focalizzare la propria attività artistica sui palcoscenici esteri in un lungo peregrinare che lo portò a Londra, Madrid, Amburgo, Vienna, New York, Rio de Janiero, Lisbona, Varsavia, Dublino, Buenos Aires ed altre grandi città ancora.

Sempre più rare divennero le poche apparizioni in Italia per via di quest’intesa attività che lo impegnò in lunghi viaggi per tutta la fine dell’Ottocento ed il primo decennio del Novecento.

In Portogallo egli riscosse un successo tale che il Re, Carlo I figlio di Maria Pia di Savoia già regina consorte e figlia a sua volta del nostro Vittorio Emanuele II, volle onorarlo con l’onorificenza maggiormente rappresentativa per gli artisti:

 

Onoranze al maestro Luigi Mancinelli. - L'illustre autore di Ero e Leandro, attualmente direttore dei concerti londinesi, venne testé insignito del gran collare di Santiago dal re di Portogallo, che gliene trasmise le insegne. E poiché quest'onorificenza, che conta fra lo più antiche del reame, raramente viene concessa, così siamo lieti che l'emblema del titolo, su cui si legge: Arti, lettere, scienze, venga ad onorare uno tra i più chiari musicisti italiani. (3)

L’Ordine di San Giacomo della Spada è ancor oggi parte del patrimonio dinastico della Real Casa del Portogallo con gran maestro il Capo della Real Casa, Dom Pedro Duca di Braganza e di Loulè e come cancelliere Dom Nuno Cabral da Camara Pereira Marchese di Castel Rodrigo e Connestabile del Portogallo.

Anche la Francia, a suo tempo, volle rendergli il giusto onore:

 

Onorificenza ad un maestro Italiano. - Mi si annuncia che il Maestro Luigi Mancinelli, l'autore degli Intermezzi musicali della Cleopatra, di Pietro Cosse, è stato insignito dal Presidente della Repubblica francese della Croce della Legion d'onore. Al giovane maestro orvietano mando le più sincere congratulazioni. (4)

Con il passare del tempo la sua attività all’estero andò rallentando ed egli rientrò a Roma ove poté dedicarsi maggiormente alla composizione lasciando diverse opere dalle quali emerge il profilo di un compositore assai attento e con profonda esperienza e conoscenza degli strumenti e delle loro potenzialità.

La mattina del 2 febbraio 1921, nella sua casa romana di via Scipioni, si alzò di buon’ora e di buon spirito sebbene un poco raffreddato. Era di ottimo umore grazie ad una piacevole conversazione avuta la sera precedente con l’amico Molinari.

Alle sette, improvvisamente, fu colto da un malore che quasi istantaneamente lo strappò alla vita ed agli affetti più cari rendendo vani gli interventi dei medici accorsi.

La salma fu ricomposta nella sua abitazione ed ai piedi fu posto il cuscino cremisi con le onorificenze e decorazioni italiane ed estere ricevute durante la sua lunga carriera:

 

Sul petto brilla il collare di Santiago, una delle più ambite decorazioni portoghesi, a cui il venerando maestro teneva moltissimo. (5)

 

Si spense così, all’improvviso tra la disperazione di moglie e figli, un uomo straordinario che, in Italia e nel mondo, aveva magnificamente onorato la musica, l’arte e la cultura.

Una figura di quelle che concorrono a farci sentire orgogliosi di essere italiani.

Oggi il teatro maggiore di Orvieto, la città che lo vide nascere, porta il suo nome perché la sua vita operosa non venga dimenticata dai posteri e dai giovani artisti suoi successori e, si spera, continuatori.

Alessandro Mella

NOTE

1)         La Stampa, 29, Anno LV, 5 febbraio 1921, p. 2.

2)         Il Monferrato, 82, Anno VI, 11 ottobre 1876, p. 3.

3)         La Stampa, 131, Anno XXXVI, 13 maggio 1902, p. 3.

4)         Ibid., 252, Anno XII, 13 settembre 1878, p. 3.

5)         Ibid., 29, Anno LV, 5 febbraio 1921, p. 2.

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Articolo pubblicato il 17/01/2022