Torino. Burzi e le miserie del “Bel Paese”

L’alto e drammatico messaggio che traspare dal suo testamento politico

L’anno stava per chiudersi non certo con serenità. Tra le incognite opprimenti del coronavirus e la nostra Torino ripiegata su se stessa con nuovi amministratori che non stanno di certo rappresentando una pagina esaltante, rispetto alle sconcezze dell’era Appendino.

La tragica fine di Angelo Burzi, è piombata come un detonatore sulle nostre coscienze. Già molto è stato scritto e, nel ping pong delle dichiarazioni e controdichiarazioni, abbiamo recepito cadute di stile da pulpiti che per ruolo e vocazione mai avremo immaginato così rancorosi, in un momento di umana tristezza.

I ricordi, oltre al tratto spontaneo dell’Uomo, sono tornati ad altre infelici stagioni vissute nel nostro Paese, con tribuni  che si ergevano a moralizzatori del Parlamento e della Politica, lasciando dietro di loro, la scia dei suicidi, ma rendendosi tra l’altro protagonisti di cronache avvilenti, contrassegnate da  bassezze morali inimmaginabili.

Da anatemi conseguenti e perpetrati, si è in modo mirato ed irrimediabile, giunti alla  distruzione repentina della ossatura della partecipazione  democratica nel nostro Paese, che risaliva al Risorgimento.

E di questo ancor oggi ne facciamo le spese.

Sull’oggi molto è stato scritto. Una frase di quello che potremo ritenere il testamento politico di Angelo Burzi, ci ha particolarmente colpito :” Me ne vado,…..,certo che questo mio gesto estremo sia l’unica strada da me ancora percorribile…la riduzione e la cessazione futura del danno!”

Non abbiamo seguito le ultime fasi dei processi che videro convolti consiglieri regionali del Piemonte e non intendiamo entrare nel merito del giudizio.

Colpisce che un protagonista dell’arengo politico, non certo debole, ma avvezzo a confronti, contrasti e battaglie, ne esca distrutto. E qui ci poniamo un quesito sconcertante.

Perché in Italia, color che amministrano la giustizia con tutte le loro prosopopee, si arrogano il diritto di tenere alla gogna un Uomo per un periodo siffatto?

Dov’è lo Stato di Diritto, la nostra tradizione giuridica?

Il messaggio dei nostri Costituenti dov’è approdato?

La dignità della Persona, ovvero la dignità e l’irripetibilità dell’essere umano, nell’alta concezione di Severino Boezio, ripresa poi da San Tommaso ?

E qui purtroppo non possiamo che tornare ai riferimenti alla Politica ed a pagine correlate di quella giudiziaria.

Ci tornano alla mente, avendo conosciuto i protagonisti, Edgardo Sogno, Enzo Tortora e i tanti che soccombettero nella canea del PM di Milano ed i racconti autentici  di altri che riuscirono ad uscirne indenni, ma in che modo! Ricordiamo le accorate denunce di Francesco Cossiga, accolte tra indifferenza e ironia.

Poi sono subentrati i bacherozzi e le conseguenze si vedono a distanza di anni.

Se le autorevoli e composte presenze nella Chiesa di san Filippo a rendere, con convinta partecipazione, l’estremo saluto ad Angelo Burzi, erano convinte della loro testimonianza, c’è una pagina che va aperta subito nel dibattito politico e costoro dovrebbero costituire il primo nucleo dei propugnatori. Battaglia che varrebbe enormemente di più di tanti PNNR.  Si chiama Giustizia giusta!

Anche a costo di irritare qualche ermellino. Mai come in questi casi, come qualcuno ha validamente affermato, servono fatti e non parole.

I veri amici della Libertà e della Giustizia, si facciano avanti! Noi ci siamo e non negheremo loro lo spazio.

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Articolo pubblicato il 02/01/2022