Un giovane eroe in tonaca

Ricordo del cappellano militare Ubaldo Nano (di Alessandro Mella)

La storia della Grande Guerra è ricca di grandi e piccoli eroismi. Le medaglie al valor militare, che pur venivano conferite con la dovuta parsimonia, furono migliaia tanto tra gli ufficiali più blasonati quanto tra i più umili soldati.

Protagonisti di quel conflitto, comunque, furono anche i cappellani militari, tra i quali militò perfino il futuro pontefice Giovanni XXIII ed in questo articolo racconterò, in breve, la storia di un suo commilitone meno celebre.

Ubaldo Nano nacque a Viù, nelle Valli di Lanzo piemontesi, il primo giorno di luglio del 1891 figlio di Giovanni Battista e di Clotilde Nicco. (1)

I due cognomi dei genitori non sono tipici di quelle parti ma la loro presenza in quella zona alpestre della provincia di Torino si spiega con l’impiego del padre, il quale apparteneva alla pubblica amministrazione quale Brigadiere Forestale e probabilmente ivi era stato trasferito od assegnato per ragioni di servizio.

Crescendo il giovane Ubaldo, forse impressionato dalla sontuosa chiesa montana del capoluogo o forse solo dalla grandezza dei paesaggi, sentì il desiderio, la vocazione, di darsi alla vita ecclesiastica ed all’impegno sacerdotale avviandosi così al seminario.

Nel 1911 il nostro giovane chierico risultava aver già lasciato la natia Viù per raggiungere la Valle d’Aosta ove comparve tra i benefattori ed oblatori del Santuario di Valdocco:

 

Aosta: Ch. Ubaldo Nano 2,50 (2)

 

Presi i voti don Ubaldo raggiunse la comunità di Etroubles dove iniziò la sua missione di sacerdote e curato del paese ma qui fu colto dalla chiamata alle armi.

Erano, infatti, anni assai difficili e le profonde crepe politiche che si erano create in Europa stavano conducendo il continente verso la catastrofe. Con l’assassinio di Sarajevo del 1914, infatti, le grandi potenze ebbero l’occasione per andare allo scontro e regolare datati conti ed esasperazioni che si trascinavano da lungo tempo.

Il dibattito che divise l’Italia, tra la necessità di intervenire nel conflitto e quella di tenersene al di fuori, portò, alfine, il paese in guerra contro l’Impero d’Austria-Ungheria e successivamente quello tedesco.

Come tanti giovani, anche il nostro parroco si ritrovò sulle gelide montagne del nord-est a combattere il conflitto che avrebbe dovuto consentire al nostro paese di completare il suo percorso unitario nazionale. Ma a quale altissimo prezzo?

Il fatto che consacrò il giovane Ubaldo come eroe accadde il 7 marzo del 1917. Da tempo il nostro era stato assegnato al 4° Reggimento Alpini del Battaglione Monterosa il quale si trovava in Val Svaizera (Vanoi) con il 5° del Val Camonica.

Due valanghe improvvisamente travolsero la truppa procurando molti morti che inizialmente vennero sepolti nel Cimitero di Caoria e poi traslati Sacrario Casteldante di Rovereto.

Tuttavia, il numero maggiore di vittime avvenne con la seconda quando molti militi erano accorsi per aiutare i commilitoni sepolti dalla neve. Fu in quel momento che molte vite vennero spazzate via dalla furia di una natura turbata e violata dalla furia bellicista ed insana degli uomini.

Tra i soccorritori c’era anche il nostro giovane cappellano militare, equiparato a tenente, don Ubaldo Nano:

 

Ecco i commoventi particolari della morte eroica del prete D. Ubaldo Nano, cappellano del 4. alpini Battaglione Monte Rosa.

Una prima notizia giunse al suo Vescovo con queste parole: «Coll’animo straziato dal più acerbo dolore, Le comunico che il giorno 7 corrente mese il Sac. Nano Ubaldo cappellano del 4. Alpini, Battaglione Monte Rosa, mentre con spirito di abnegazione e di sacrificio alla testa di un drappello di coraggiosi, accorreva per salvare alcuni dei suoi soldati, travolti da una valanga, trovò gloriosa morte per il sopravvento di una seconda».

In seguito l’attendente del valoroso cappellano, che è pure un valdostano, cosi scriveva narrando i precisi particolari dell’eroica morte ad un suo zio:

È con immenso strazio nell’animo che le scrivo questa lettera. Suo nipote il giorno 7, compiendo nel modo più mirabile il proprio dovere di Cappellano e soldato, dava la vita alla nostra cara patria. Un nostro caro compagno era rimasto sepolto sotto una valanga: suo nipote soldato e Cappellano esemplare, vera fibra di alpino con un cuore d’oro, sempre pronto al sacrifizio di se stesso per il bene del prossimo, correva con una squadra di uomini sul posto della disgrazia, non curandosi del pericolo che lo minacciava, facendo coraggio al soldati addetti ai febbrili lavori di ricerca.

Una seconda valanga si stacca, precipita per il ripido vallone e travolge altri degni figli d’Italia che invano cercarono di porsi in salvo.

Non trovo parole per esprimerle in quale dolore questa disgrazia lasciò, non solo me che sono suo attendente, ma l’intiero Battaglione. Da poco tempo egli si trovava tra i rozzi alpini, ma questi pochi mesi erano bastati per procurargli la simpatia e l’affetto di quanti ebbero la fortuna di avvicinarlo. Giunga a lei quale conforto la nostra certezza che Dio lo chiamò a se per accoglierlo nel cielo delle animo più perfette.

Ho viva speranza che il Comando di questo Battaglione mi incaricherà di riportare a lei gli oggetti appartenenti al povero defunto».

Don Ubaldo Nano era nato a Viù nelle valli di Lanzo ed era vice curato a Etroubles quando fu chiamato in servizio militare. (3)

 

La candida ma feroce massa di ghiaccio uccise, distrusse, strappò alla vita tanti giovani quel giorno e diverse furono le decorazioni concesse. Purtroppo, la maggior parte vennero date “alla memoria” poiché i meritevoli erano caduti anche se non sotto il piombo austriaco ma sotto la violenza impetuosa delle valanghe. Tra loro anche il nostro eroe:

 

Piemontesi decorati al valor militare Roma, 30, sera, È stato pubblicato un nuovo elenco di ricompense concesse sul campo dalle supreme Autorità mobilitate e sanzionate con decreto luogotenenziale. Tra i decorati di medaglia d'argento sono i seguenti: (…) Nano don Ubaldo da Viù (Torino), cappellano militare alpini (…). (4)

L’importante decorazione fu concessa, con decreto del luogotenente Tomaso di Savoia poiché il Re era al fronte a sua volta, con la seguente motivazione:

 

Portandosi fra i primi al compimento di una pericolosissima opera di salvataggio in seguito a caduta di valanga, diede fulgida prova di valore, abnegazione e fermezza e mentre con profondi sentimenti di pietà e cameratismo incorava gli alpini nell’ardua e nobile impresa, trovò nobilissima morte. (5)

 

Il testo fu, tra l’altro, pubblicato anche dalla prestigiosa rivista “La Civiltà Cattolica” poco tempo dopo. (6)

Purtroppo, essendo residente altrove ormai da tempo, anche se la motivazione della decorazione ne ricorda i natali viucesi, Don Nano non risulta sul monumento ai caduti di Viù. (7)

Tuttavia, esso si trova sulla targa dei caduti di Aosta posta, nel 1924, presso il Municipio della città in piazza Chanoux.

I valdostani ricordano ancora l’eroismo del nostro giovane parroco mentre nelle Valli di Lanzo la sua memoria, pur non essendosi del tutto dispersa, si è senz’altro affievolita con il tempo.

Ma don Ubaldo, quel ragazzo buono, dal cuore limpido come i ruscelli delle montagne presso le quali nacque, con sua quella giovinezza coraggiosa, merita d’essere ricordato tanto dalla comunità che l’ebbe come parroco, tanto dai successori dei militari che onorò, tanto dalle genti che accolsero la sua famiglia e lo videro nascere e crescere. La sua grandezza umana e morale è patrimonio di tutti noi e non può essere dimenticata.

Alessandro Mella

L’Autore desidera indirizzare un ringraziamento ad Antonella Rocchietti e Karen Giacobino per il prezioso aiuto prestato.

NOTE

1)        Archivio dello Stato Civile del Comune di Viù che si ringrazia.

2)        Bollettino Salesiano, 7, anno XXXV, luglio 1911, p. 216.

3)        L’Azione Novarese, 13, Anno XIII, 30 marzo 1917, p. 1.

4)        Estratto dell’elenco da: La Stampa, 180, Anno LI, 1 luglio 1917, p. 2.

5)        Decorati al Valor Militare di Torino e Provincia 1833-1933, Istituto del Nastro Azzurro Sezione di Torino, Casa Editrice Giovanni Chiantore, Torino, 1933 p. 593.

6)        La Civiltà Cattolica, Quaderno 1611, Volume III, Anno LXVIII, 4 agosto 1917, pp. 367-368.

7)        La Valle di Viù e la Prima Guerra Mondiale, Museo Civico Arnaldo Tazzetti, 2015, p. 9.

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Articolo pubblicato il 24/01/2022