Fantapolitica, Rock and roll al Quirinale

La nostra Costituzione prevede all’art. 85 che il Presidente della Repubblica è eletto per sette anni: non prevede però alcun limite né al numero dei mandati né alla consecutività degli stessi. Nulla poi dice quanto al genere, declinato fino ad oggi solo al maschile.

Di recente è stato presentato un disegno di legge che, se sarò accolto dal Parlamento, vieterà la rielezione del Presidente uscente ma, con la attuale legislazione, Sergio Mattarella potrebbe essere rieletto.

I grandi elettori sono 1009: 630 deputati, 321 sentori compresi i sei nominati e vita e 58 delegati regionali: 1 della Valle d’Aosta e 3 per ogni altra delle 19 regioni. La loro prima “chiama” - come si dice in gergo burocratico – è fissata per le ore 15 del 24 gennaio prossimo. Voteranno a scrutinio segreto e la elezione avrà luogo a maggioranza di due terzi dell'assemblea; dopo il terzo scrutinio, però, è sufficiente la maggioranza assoluta.

Enrico De Nicola, primo Presidente della nostra Repubblica appena costituita, Francesco Cossiga e Carlo Azelio Ciampi furono eletti al primo scrutinio; per Giovanni Leone ce ne vollero addirittura 23 e a Sergio Mattarella, attuale Presidente dal 3 febbraio 2015, ne bastarono 4. Quanti ce ne vorranno, per riconfermarlo? Ce lo chiediamo, perché sono in tanti che lo vorrebbero ancora al Quirinale.

La nostra Costituzione non prevede liste elettorali di candidati alla Presidenza della Repubblica. I grandi elettori possono liberamente scegliere tra tutti i cittadini che abbiano compiuto 50 anni di età e godono dei diritti civili e politici, ma è chiaro che per un incarico tanto prestigioso occorre tanto di più; essi dovrebbero pertanto guardare a chi ha già dato tanto alla Repubblica nel mondo professionale, politico, istituzionale e che tanto ancora potrà dare col prestigio personale; di fatto, però, saranno vincolati alle decisioni dei partiti, che potranno comunque essere disattese dai franchi tiratori, con l’incognita del voto segreto.

La elezione del Capo dello Stato muove, ed agita nel Paese, la più grande campagna elettorale della sua vita sociale e coinvolge quasi tutti i cittadini, non tanto per confronti tra fedi politiche diverse o semplici simpatie per l’uno o l’altro dei nomi o dei partiti politici, impegnatissimi dal canto loro in grandi manovre palesi ed altrettanto più grandi e segrete, quanto piuttosto per questioni di bandiera: è in gioco, infatti, l’Italia che, col suo Presidente, va al confronto con gli altri Stati del mondo e, come quando gioca la nostra nazionale di calcio, c’è una sola tifoseria.

La scelta elettorale coinvolge anche giudizi di opportunità: abbiamo una Ministra delle pari opportunità, ma non abbiamo mai avuto una donna al Quirinale. Ai prestigiosi nomi femminili che da qualche tempo circolano per questo ruolo sui mezzi di informazione, da poco dobbiamo aggiungere quello di Gianna Nannini, dichiaratasi disposta ad accettare l’incarico, se eletta: è una rock star, ma vanta 2 milioni trecentomila risultati su Google, e i suoi followers su Instagram sono circa 300 mila e su Meta, già Facebook, circa 1 milione trecento mila: sono numeri a 5 e 6 zeri e, al confronto, i numeri delle altre, con cifra iniziale per lo più poco significativa, di zeri ne hanno solo 3, 4 al massimo.

Consentitemi una divagazione storica con chiusa irrisoria.

Giovanna d’Arco era la pulzella analfabeta che, supportata da voci misteriose, eletta al comando dell’esercito di Carlo VII, portò i Francesi alla vittoria d’Orleans contro gli Inglesi; poi fu fatta santa.

Gianna Nannini mi vede da sempre tra i suoi ammiratori; ha una bella voce ma non ha voci misteriose alle spalle e gli italiani, che le darebbero il voto se fosse prevista una lista elettorale con libere votazioni per eleggere il Presidente della Repubblica italiana, non si identificano, purtroppo, né con la maggioranza né coi due terzi dei grandi elettori del momento: se ci fosse almeno quest’ultima identificazione, dando per scontato il nulla di fatto previsto oggi per le prime tre votazioni, basterebbe per eleggerla alla quarta “chiama”, come fu per Mattarella, e risolveremmo il problema della pari opportunità con buona pace di tutti: Gianna dovrebbe solo scegliere con attenzione i suoi consiglieri – ce ne sono tanti – come ha sempre fatto per i componenti della sua band “fenomenale” – che è anche il titolo di uno dei suoi maggiori successi - e pagarli bene - come insegnano certi politici di rango assurti anche per merito di qualificati consulenti e affidabili portaborse a posizioni istituzionali di comando - e nella storia sarebbe ricordata pure per questioni di genere: la fluida del rock and roll al Quirinale.

Tanto di cappello, Italia: chapeau!

Si vales, vàleo.

Stampa solo il testo dell'articolo Stampa l'articolo con le immagini

Articolo pubblicato il 11/01/2022