Peste Suina: è la caccia la vera responsabile

La posizione delle associazioni del Tavolo Animali & Ambiente

Il Tavolo Animali & Ambiente, costituito dalle associazioni ENPA, LAV, LEGAMBIENTE, LIDA, LIPU, OIPA, PAN, PRO NATURA e SOS GAIA ribadisce la sua posizione in merito alla peste suina.

Non c’è pace sul fronte cinghiali. Mentre infuriano le polemiche sulle responsabilità della proliferazione della specie e sull’inefficacia dell’attività venatoria nel contrastarla, ecco che saltano fuori alcuni casi di peste suina, per il momenti circoscritti ad alcune zone della provincia di Alessandria, ma che si teme possa presto estendersi, con conseguenze economiche che potrebbero essere drammatiche.

La reazione del mondo venatorio, e di quella parte politica che lo appoggia incondizionatamente, è stata come al solito caratterizzata dall’isterismo e dalla negazione dei fatti. Secondo costoro, infatti, la comparsa della malattia sarebbe dovuta a non meglio precisati eccessi di protezione nei confronti della specie. Anche il lupo è stato chiamato in causa, dimenticando l’elementare norma ecologica che dimostra come la presenza dei predatori naturali sia una delle più efficaci misure per il contenimento delle epidemie.

Ma le cose non stanno come i cacciatori affermano, anzi. Intanto ricordiamo che la proliferazione del cinghiale è dovuta anche, se non soprattutto, alle immissioni che furono fatte negli anni scorsi dagli Enti Pubblici, rispondendo a precise richieste del mondo venatorio. Si preferirono ceppi di provenienza centro-europea piuttosto che quelli autoctoni del nostro paese, in quanto più grandi e prolifici. Ma anche più voraci e quindi in grado di arrecare maggiori danni alle attività agricole.

L’attività venatoria nei confronti del cinghiale è poi stata sempre gestita non in modo da ridurre la presenza degli animali sul territorio, ma solo per garantire la possibilità di continuare a cacciare l’animale anche in futuro, favorendone, grazie alla battute effettuate con l’ausilio dei cani, la fuga e la conseguente dispersione sul territorio. Si è così venuta a creare quella situazione di cui giustamente gli agricoltori si lamentano: una sorta di allevamento brado, nel quale il mondo agricolo affronta tutte le spese e i cacciatori traggono tutti i vantaggi.

Il mondo venatorio, con un tempismo veramente eccezionale, spalleggiato dall’ “Assessore ai Cacciatori” della Regione Piemonte, ha anche recentemente proposto l’istituzione di una  “filiera della carne di cinghiale”. Questa, originariamente, aveva un unico scopo: aggiungere all’aspetto ludico della caccia al cinghiale anche un utile economico. Ora, in presenza dei primi focolai di peste, la proposta appare del tutto insensata e dimostrativa dell’interesse che il mondo venatorio ha per tutto ciò che non riguarda la loro attività.

Le Associazioni del Tavolo Animali & Ambiente ribadiscono quanto già da tempo affermato: la gestione del problema cinghiale, la cui soluzione risulta peraltro di difficile ottenimento, deve escludere la componente venatoria, in quanto palesemente coinvolta da conflitti di interesse e incapace di affrontare in modo complessivo le problematiche dell’ambiente naturale.

 

Per il Tavolo Animali & Ambiente:

Piero Belletti (PRO Natura)

 

Civico 20 News ospita il comunicato che ci viene inviato da Rosalba Nattero, Presidente SOS Gaia, per il Tavolo Animali & Ambiente (info@animaliambiente.it), che ringrazia per la collaborazione, relativo all’evento «Peste Suina: è la caccia la vera responsabile».

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Articolo pubblicato il 16/01/2022