Diffidata la direzione del Carcere "Rodolfo Morandi" di Saluzzo

Gli attivisti dell'Associazione "Radicali Cuneo - Gianfranco Donadei" hanno diffidato la casa di reclusione per violazione del D.P.R. 230/2000.

Un mese fa vi raccontai di una bella iniziativa messa in atto dal Partito Radicale di Cuneo per dare sostegno e sollievo ai detenuti della quattro Case circondariali della Granda e per ascoltare le criticità che ci sono all’interno delle celle e degli ambienti di reclusione.

Il 16 gennaio scorso, gli attivisti dell’Associazione “Radicali Cuneo – Gianfranco Donadei” hanno diffidato il Dipartimento per l’Amministrazione Penitenziaria (D.A.P.), il Ministero della Giustizia, la Direzione della Casa di Reclusione “Rodolfo Morandi” di Saluzzo per la “parziale violazione del Regolamento sull’Ordinamento Penitenziario”.

La violazione più grave – soprattutto in periodo di pandemia da Covid-19 – è sicuramente quella della mancanza delle docce all’interno dei bagni delle celle ubicate nei padiglioni più vecchi della casa di reclusione.

Con una nota stampa, precisa e particolareggiata, i militanti Radicali cuneesi fanno sapere che “l’articolo 7 del Decreto del Presidente della Repubblica numero 230 del 2000 impone la presenza di docce all’interno dei servizi igienici in ogni cella”.

Per completezza d’informazione sono andato a consultare il D.P.R. citato dai Radicali ed ho preso atto che non solo i servizi devono essere “collocati in un vano annesso alla camera” ma che “in particolare negli istituti o sezioni femminili [ci deve essere] , anche il bidet, per le esigenze igieniche dei detenuti e internati”.

All’articolo 8, comma 5 del D.P.R. 230/2000, addirittura, il legislatore ha stabilito che “l’obbligo della doccia può essere imposto per motivi igienico sanitari”. Al “Morandi” di Saluzzo come può essere imposto l’obbligo della doccia visto che le docce non ci sono?

Siamo alla solita “tarantella” italiana dove il legislatore scrive una cosa ma gli enti attuativi, ispettivi e di controllo ne fanno un’altra.

Filippo Blengino, Segretario politico di “Radicali Cuneo”, rende noto che il primo atto è stato quello di mandare una diffida al Dipartimento per l’Amministrazione Penitenziaria e all’Amministrazione dell’Istituto ma che – se questo rimarrà inascoltato – si interverrà presso le autorità competenti – come la Procura della Repubblica – per veder applicati quanto prima i dettami del D.P.R. 230/2000.

Alexandra Casu, Responsabile stampa di “Radicali Cuneo”, ha fatto presente che la loro battaglia tiene conto delle attuali condizioni che lo Stato si trova ad affrontare e che gli attivisti “comprendono le difficoltà progettuali ma ciò non deve portare alla mancanza di diritti e dignità di ogni singolo detenuto”.

In un momento storico nel quale si parla – anche in modo talvolta estenuante – di pandemia da Covid-19 non si può tollerare che lo Stato faccia “orecchie da mercante” su un tema tanto importante per la salute e la preservazione igienico-sanitaria di Cittadini che hanno sbagliato ma stanno già scontando la loro pena.

La Polizia Penitenziaria, con il grave sottorganico in cui si trova a dover operare, non può farsi carico anche di rivolte e tafferugli che possono scaturire da tensioni e stress all’interno di celle in cui l’igiene diventa “il grande assente ingiustificato”.

Sicuramente seguiremo i risvolti della diffida e – come sempre - vi terremo informati.

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Articolo pubblicato il 17/01/2022