Il semifiasco del Governo sulla pandeměa

Troppi provvedimenti, oltre ad essere illiberali, si sono dimostrati inutili

Vediamo di poter affrontare pacatamente e senza rancore la questione Covid 19 e la conseguente emergenza. Da qualche settimana ormai è abbastanza evidente che il Governo, il Comitato tecnico scientifico (vera scienza?) hanno fallito su molte cose. Dopo due anni, non ci sono più attenuanti, non è possibile ritornare al punto di partenza, sembra che a qualcuno piaccia “il gioco dell’oca”. Ci sono troppe contraddizioni e confusioni comunicative nell’esecutivo, forse perché la maggioranza è troppo variegata. La gestione dell’emergenza sanitaria appare priva di una strategia efficace.

“I modelli vincenti utilizzati da nazioni estere come Regno Unito e Svezia sono stati giudicati negativamente ed irrisi, con la totale mancanza di umiltà che spesso contraddistingue le nostre istituzioni. Anche in ragione di ciò, appare ancora più grave il riscontro delle conseguenze economiche che l’Italia patisce per colpa delle assurde restrizioni imposte dal governo”. (T. De Filippo, Perseverare nei propri errori è la vera cifra del governo Draghi-Speranza, 12.1.22, atlanticoquotidiano.it).

Troppi provvedimenti, oltre ad essere illiberali si sono dimostrati inutili, se non dannosi. “Il re è nudo”, si diceva una volta. “Strumenti come il Green Pass, un obbligo vaccinale surrettizio, non hanno impedito l’aumento dei casi positivi e il contagio tra individui possessori del certificato e vaccinati con doppia dose. Un risultato devastante per la reputazione dei tanti esponenti dell’Esecutivo che avevano assicurato l’immunizzazione e la “garanzia di ritrovarsi tra persone non contagiate”, se muniti di Green Pass”.

 

Dopo la pessima gestione di Conte-Speranza-Arcuri, Mario Draghi era arrivato a Palazzo Chigi come il salvatore della patria, con una copertura mediatica volta a ridicolizzare e isolare qualsiasi suo possibile contestatore. Ora a distanza di un anno le sue scelte non hanno prodotto i risultati sperati. Contraddizioni, dichiarazioni smentite dai fatti e scelte modificate nel corso di poche settimane portano ad interrogarsi sulla bontà dell’operato dell’economista da capo del governo. E peraltro con la scusa della pandemia si sta cercando di far tacere qualsiasi voce in difesa delle libertà democratiche. Ormai si parla di una democrazia sospesa, che allontana l’Italia dalle democrazie occidentali. Per quanto tempo ancora?

 

Ricevo dall’amico palermitano Diego Torre queste riflessioni sul momento che stiamo vivendo. Ormai si è capito che il dio-vaccino tanto miracoloso non è. Doveva donarci l’immortalità ma porta con sè tanti di quegli eventi avversi che l’AIFA ha smesso di pubblicarne il monitoraggio mensile, iniziato a gennaio 2021, sin dallo scorso ottobre. E su questo i media tacciono disciplinatamente.

Doveva rendere gli inoculati liberi di fare tutto e andare dappertutto senza alcuna cautela (e molti ci hanno disgraziatamente creduto) e poi si è scoperto che non è vero. Andavano in giro “disinvoltamente”, si infettavano ed infettavano. Ora tanti di loro intasano … le fila per i tamponi.

Bastavano due dosi per essere immuni; garantiva Draghi. Ora dicono che ci vuole la terza (perora). I mesi di immunizzazione (e del relativo greenpass)? Prima 12, poi 9, ora 6. Ma ne siamo sicuri o sono ancora troppi?

Questo però non induce a più pacate riflessioni un governo che promuove una visione “totalitaria” del vaccino; nel senso che devono farlo tutti per forza; volenti o nolenti. E’ stato così introdotto l’obbligo vaccinale, senza chiamarlo tale, e con la stucchevole ipocrisia di sentirci dire dai media che gli italiani sono sempre più “convinti” della bontà del siero; non costretti, ci mancherebbe; ma “convinti”. IO ho fatto la terza dose ieri sera e mi sento di essere costretto.

L’unica residua ragione ancora addotta a sostegno del siero rimane l’evitato intasamento degli ospedali e la riduzione delle morti. I dati in nostro possesso parlano però di percentuali ancora nella media annuale per quanto riguarda le terapie intensive, occupate soltanto al 16% (7 gennaio 2022) da pazienti Covid. Aumenteranno ancora? Probabile. Fino a rendere la situazione insostenibile? Non lo sappiamo.  E i morti?

Lo stesso prof. Bassetti, tutt’altro che novax, ha appena ricordato quanto sapevamo da un bel pezzo: “Se il paziente entra in ospedale per tutt’altro, ma è positivo e muore, viene automaticamente registrato sul modulo come decesso Covid. Sono numeri assolutamente falsati”.

Sappiamo invece con certezza che dopo due anni di pandemia le strutture sanitarie sono al palo, con personale ridotto all’osso, ed il governo, che è così generoso nello spendere in hub vaccinali e vaccini, non si mobilita per incrementare il personale, i posti letto e le terapie intensive. Li avevamo ridotti perché i tagli di bilancio “ce li chiedeva l’Europa”.

E ancora: se per avere un laureato in medicina occorrono 6 anni, a cui aggiungere la specializzazione (almeno altri 2), perché continuiamo ad avere il numero chiuso per l’accesso alla facoltà universitaria? Perché teniamo chiuso quello di infermieristica?

Sappiamo infine che con severità crescente vengono penalizzati coloro che rifiutano l’inoculazione, che pur è un diritto sancito dalla costituzione, ma i protocolli sanitari continuano a blaterare di “tachipirina e vigile attesa”, ideale anticamera al ricovero d’urgenza negli ospedali che finiscono per essere così intasati.

È già successo nel 2020. Potrebbe ripetersi ancora, nonostante il grido di dolore dei medici che, con le terapie domiciliari prontamente prescritte, hanno curato con straordinario successo migliaia di pazienti. Essi vorrebbero spiegarlo al sinistro Speranza, ma quello non trova ancora il tempo di riceverli, nonostante l'ordine del giorno unitario del Senato che impegnava il governo, in data 8 aprile 2021, proprio alla luce dei risultati ottenuti dai medici, ad aggiornare i protocolli e le linee guida per la presa in carico domiciliare dei pazienti.

La vera emergenza sanitaria del momento ci sembra allora la schizofrenia di un governo che, preoccupato di salvare la faccia del proprio operato, insiste caparbiamente nella sua strategia fallimentare, e attribuisce al sempre più sparuto manipolo dei novax gli effetti del proprio colossale fiasco.

 

 

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Articolo pubblicato il 19/01/2022