«Quei Temerari Delle Strade Bianche», a Torino

Storia di coraggio al MAuTo, prorogata fino al 20 febbraio 2022

Nuvolari, Varzi, Campari, Stuck, Hans, Avattaneo, Fagioli, Arcangeli, Faravelli.... eroi dalla vita breve. Immortalati nelle lastre fotografiche di Adriano Scoffone, sfilano volti all'epoca assai noti e auto sportive da sogno, per deliziare un pubblico avido di novità, di velocità, di miti che troppo spesso non furono immortali.

Era il 1926 e Scoffone fa il suo primo servizio fotografico della "Cuneo-Colle della Maddalena" in un tripudio di polvere che avvolge auto e spettatori. Ma insieme alla polvere, ci sono i volti sporchi e i sorrisi stanchi dei piloti, i visi pieni di ammirazione del pubblico che si accalcava per avere almeno un fugace sguardo sul proprio idolo che, su un mostro rombante, sfrecciava sulle ali della velocità. E poi i meccanici, orgogliosi e unti di olio e grasso che fanno da contraltare a nobili in tuba e a nobildonne sofisticate ed elegantissime.

È l'Italia di quegli anni che si incontra, con classi sociali rigidamente separate ma unite dalla passione per la velocità e l'automobile, all'epoca sogno davvero per pochi: un'auto ogni 250 abitanti, nel Paese che andava avanti in bicicletta, coi carretti tirati a mano o da cavalli, coi buoi che trascinavano l'aratro nei campi.

LA MOSTRA: QUEI TEMERARI DELLE STRADE BIANCHE - Una visita accurata mi offre abbondanza di emozioni e stimoli di approfondimento. Questo è lo spirito, credo, di ciò che MAuTo offre al pubblico: un livello contenutistico ed espositivo che accontenta sia i visitatori più votati al puro godimento visivo, sia quelli più attenti alla Storia dell'automobile, al progresso tecnologico, all'impatto della quattroruote sul costume.

MAuTo mette in scena due tra le sue auto più prestigiose: L'ALFA ROMEO P2 del 1930 e la BUGATTI 37 del 1926 affiancate dalla splendida ALFA ROMEO 6C 1500 Mille Miglia Special di proprietà Federico Gottsche Bebert, e già questi tre "pezzi" valgono la visita.

Con senso del buon gusto e dell'effetto, le auto sono esposte in scenografie di forte impatto visivo ed evocativo. E c'è tanto anche attorno alle star appena citate. Con questa mostra, MAuTo apre una pagina nuova e importante: QUEI TEMERARI DELLE STRADE BIANCHE è il primo di eventi significativi che si snoderanno nel tempo, dedicati alle grandi gare automobilistiche comprese tra fine anni '10 e anni '30 del secolo scorso.

Epoca mitica, strettamente connessa col poderoso sviluppo industriale e tecnologico che toccò ogni settore, in particolare l'aviazione, l'automobilismo, la nautica, e sul quale andarono a convergere gli interessi degli Imperi europei e delle nascenti dittature in Germania, Italia e Spagna. Tutta l'Europa era coinvolta in una gara spietata: all'interno dei singoli Stati tra monarchie ed estremismi, a livello continentale nella corsa agli armamenti tra i vari Imperi europei, su scala planetaria per il possesso coloniale di sempre nuove zone del mondo. Ma le strade restavano polverose, fatte di terra battuta e ciottoli, concepite per cavalli, carretti, bici, non certo per mezzi a motore, soprattutto se capaci di grandi prestazioni.

IN VELOCITA' VERSO NUOVI TRAGUARDI - Le strade di quegli anni sono la nuova frontiera. Una frontiera che chiede pionieri coraggiosi, disposti a pagare un tributo nel loro andare oltre i limiti.

I nuovi eroi, temerari e spericolati, apriranno letteralmente la strada ai trasporti dell'intero Paese, all'epoca quasi totalmente agrario: un passaggio epocale al quale fu versato un tributo di sangue da parte di piloti e anche di pubblico, per tagliare il prima possibile il traguardo di quella modernità che arriverà. L'automobile e le gare sportive giocheranno un ruolo fondamentale nell'accelerare la costruzione di strade che contribuiranno allo sviluppo dell'Italia, allungata nel Mediterraneo e percorsa dalle montagne.

Così come fecero i pionieri dell'aviazione nell'aprire nuove vie dell'aria, i piloti automobilistici si giocheranno la vita in gare massacranti e pericolose, su strade dove le protezioni erano inesistenti e dove bastava una pietra colpita con le ruote per trovarsi tra le mani un mostro ruggente e ingovernabile (già all'epoca, sui rettilinei venivano raggiunte velocità superiori ai 160 km orari).

FRAGILI EROI SU CARTA FOTOGRAFICA - Il MAuTo, insieme al Comune della Città di Cuneo e alla Eberhard, storica marca svizzera di orologi prestigiosi, sta valorizzando il Fondo Scoffone e il suo importante archivio di fotografie dedicate alla vita della "Provincia granda", una documentazione preziosa che nel prossimo futuro confluirà in una banca immagini online aperta al pubblico.

Una iniziativa di rilievo culturale, storico, documentaristico ed etnografico di grande importanza.

In mostra scorrono molte foto selezionate con attenzione dall'archivio Scoffone, autentica miniera di sorprese. Il velo di polvere che respiravano il pubblico e il fotografo mentre documentava le edizioni degli anni '20 della gara Cuneo-Colle della Maddalena, si è depositato su queste fotografie per quasi 90 anni.

Un soffio liberatorio ha riportato alla luce una ricca documentazione, cronaca di gare epiche e testimonianza della vita di una parte d'Italia dell'epoca.

La gara è documentata in ogni momento da un attentissimo Scoffone: da Cuneo per il via in Piazza Vittorio (oggi Piazza Galimberti), poi giù di acceleratore verso Demonte, e oltre con derapate paurose sull'orlo dei precipizi delle "scale" di Bersezio e Pietraporzio, concentratissimi verso l'Argentera tenendo in strada i bolidi coi musoni allungati che se ne vogliono andare per i fatti loro.

E poi, una volta arrivati sul colle e superato lo striscione dell'arrivo a pochi metri dal confine francese, si girava la chiave e si spegnevano i motori. Lassù c'era un silenzio irreale, mentre nelle orecchie ancora risuonava il rombo del motore "tirato" allo spasimo. Mentre scendevano dalle auto, per i piloti c'era l'aria fine sui volti ancora tesi. Un'aria che non sapeva di vapori di benzina.

E ad attenderli c'erano le mense imbandite. Pane e salame, toma e vino rosso e confronti accesi sul percorso, a ricordare i pericoli superati. Il viso sporco di fumi e olio motore, addosso la polvere di strade impervie, consci di "averla scampata" anche questa volta nel sottile gioco con la Signora nera, i migliori segnavano medie di oltre 100 km/h su strade concepite per muli, pecore e cavalli!

Le auto erano "mostri" dell'epoca, potenti e leggeri, da dominare in ogni assetto, auto che non perdonavano errori.

Questo "circo", piccolo rispetto a quelli odierni, era composto da una manciata di piloti, capofila del loro seguito di meccanici, motoristi, responsabili della Case produttrici. Andando a spulciare le storie di questi temerari, con rammarico e stupore leggiamo le date relative alla morte di molti di loro. La vita media di quei piloti era decisamente bassa.

Ma, celato da rivalità e amicizie, da voglia di protagonismo e umiltà, da improvvisazione e professionalità, da nobili intenti e semplice voglia di competizione, quello fu comunque progresso. Negli anni '20-'30 "Quei temerari delle strade bianche" furono fondamentali per il balzo in avanti delle tecnologie automobilistiche dell'epoca e diedero il loro impulso importante a quella che sarà la costruzione di un nuovo sistema viario dalle conseguenze gigantesche per tutto il sistema Paese. La mostra del MAuTo è un grande omaggio ai protagonisti di questa stagione eroica.

Michele Franco

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Articolo pubblicato il 23/01/2022