Russia e Ucraina: venti di guerra dall'Est

La crisi iniziata nel 2014 sembra oramai arrivata la suo culmine. Ma sarà davvero guerra?

Crisi russo-ucraina: La Nato compie un passo in avanti e rafforza il contingente in Europa dell'est, con una sfilza di Paesi alleati che annunciano l'invio di uomini e mezzi, compresi navi e caccia. È la prima reazione concreta del Patto atlantico al deteriorarsi della crisi ucraina.

Gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno ordinato il rientro in patria dei familiari dei membri delle rispettive ambasciate a Kiev e suggerito lo stesso per il personale non strettamente necessario.

L’UE al contrario non sembra però seguire le direttive Nato fino in fondo. I timori di Uk e Usa non sono condivisi dall'Europa occidentale: «Il segretario di Stato Usa Antony Blinken ci spiegherà le ragioni che hanno portato Washington ad ordinare alle famiglie del personale diplomatico di lasciare l’Ucraina, ma «noi non faremo la stessa cosa, perché non conosciamo le ragioni specifiche. Il segretario di Stato ci informerà: non credo che occorra drammatizzare». Lo dice l’Alto rappresentante UE Josep Borrell, ex presidente del Parlamento europeo, a margine del Consiglio Affari Esteri a Bruxelles. «Finché i negoziati vanno avanti - continua - non penso che dovremmo lasciare l'Ucraina. Non c'è alcuna decisione su questo, a meno che il segretario di Stato non ci dia elementi» che portino a decidere il contrario.

Il governo britannico, con l’assenso americano, ha inoltre divulgato un piano della Russia di installare un governo fantoccio in Ucraina.

Infine, il Pentagono ha presentato al presidente Joe Biden opzioni per l’invio di truppe e armamenti (fino a cinque mila militari, con la possibilità di decuplicarli) nei paesi del fianco orientale della Nato.

Tuttavia, sbaglia chi pensa che si tratti di preparativi di guerra, bensì essi sono tentativi di mettere pressione sulla Russia, di dissuadere un’eventuale volontà di saggiare il terreno. Gli Usa drammatizzano per tre motivi. Primo, corroborare la loro posizione, finora sin troppo debole e prevedibile (escludere di usare la forza è solitamente un favore all’avversario). Secondo, avvisare Mosca di avere capacità d’intelligence superiori, che gli permettono di penetrare i suoi segreti. Terzo, segnalarle che rischia con le sue provocazioni alla frontiera ucraina di avverare lo scenario che vuole evitare, cioè l’ulteriore avvicinamento della Nato ai confini russi.

Tutto ciò ovviamente non riduce la possibilità di un conflitto, anzi l’aumenta. I rispettivi schieramenti diventerebbero più vicini, accrescendo dunque il rischio di un incidente o di una incomprensione durante le prossime esercitazioni (in particolare quelle in Bielorussia a febbraio, a ridosso del confine con la Polonia).

Queste manovre vengono condotte per inviare specifici messaggi, non possono essere prese come prova che gli Stati Uniti ritengono inevitabile un’invasione russa in Ucraina. Tanto più che i rinforzi americani in Polonia, nei paesi baltici e in Romania sarebbero davvero ben poca cosa rispetto ai 100 mila militari russi (raddoppiabili in poche settimane), ai 35 mila ribelli del Donbass e alle Forze armate bielorusse che già circondano l’Ucraina da tre lati.

Nel frattempo, l’Europa occidentale, al contrario di quella orientale, sembra non seguire le direttive di Washington. Il viceammiraglio Kay-Achim Schönbach, vertice della Marina militare tedesca, si è dimesso. Durante un convegno in India, probabilmente ignaro di essere filmato, aveva sostenuto che “l’Ucraina non riuscirà mai a recuperare la Crimea” e che “va dato il rispetto che merita” al presidente russo, Vladimir Putin. Inoltre, Schönbach si è definito un “radicale cristiano” e ha sottolineato le comuni radici religiose tra la Germania e la Russia, con cui bisognerebbe cooperare in funzione anticinese. Le dimissioni sono state annunciate dopo le proteste di Kiev e dopo un colloquio tra lo stesso Schönbach e l’Ispettore generale della Bundeswehr, la massima carica militare tedesca che coordina le Forze armate e l’intelligence.

Le posizioni di Schönbach esprimono un sentimento diffuso in ampie parti del mondo militare occidentale; in particolar modo negli apparati di Stato e nella politica tedesca, i quali ritengono che la Russia sia un partner con cui collaborare sul piano commerciale, economico e in parte strategico.

Tali posizioni difficilmente trovano spazio nella retorica ufficiale, sempre impregnata di post-storicismo e di esportazione liberale dei diritti umani. Si possono invece osservare nell’azione pratica degli esecutivi tedeschi quando devono prendere decisioni strategiche in merito al Cremlino.

La ministra degli Esteri Annalena Baerbock sta assumendo toni pragmatici ed equilibrati rispetto alla Russia. In occasione del suo incontro negli Stati Uniti con Anthony Blinken ha più volte ripetuto che la Germania è a favore del dialogo e si concepisce come strumento dell’Occidente per rapportarsi con Mosca (politica sostenuta anche dal centrodestra italiano). Atteggiamenti che ricordano più quelli di Angela Merkel che il massimalismo antirusso assunto dal suo partito (i Verdi) in campagna elettorale. Allora Robert Habeck, cosegretario dei Verdi e attualmente vicecancelliere e ministro dell’Economia e della protezione climatica, parlava della necessità di rifornire armi e navi all’Ucraina, cosa che Berlino oggi si rifiuta di fare. A discapito anche degli ordini di Washington.

La rimozione di Schönbach mette inoltre in evidenza lo scontro già esistente all’interno degli apparati dello Stato germanico. Durante gli ultimi anni tutti i vertici dell’intelligence sono stati rimossi perché valutati non conformi alle posizioni della cancelleria. Prima è toccato al presidente della ‘Bundesnachrichtendienst’ (il servizio segreto estero) Gerhard Schindler, poi a quello del ‘Bundesamt fuer Verfassungsschutz’ (il servizio segreto interno) Hans-Georg Maassen, infine a Christof Gramm, presidente del servizio segreto militare.

Esistono settori delle burocrazie che non apprezzano il post-storicismo incarnato prima da Angela Merkel e ora da Scholz e Baerbock. Pensano che in un mondo di nazioni i tedeschi non possano essere l’unico popolo senza nazione e senza una chiara strategia geopolitica. Quest’ultima, ai loro occhi, dovrebbe includere una forte collaborazione con la Russia, riscoprendo alcune massime geopolitiche postulate da Karl Haushofer, Otto von Bismarck e Carl Schmitt. Schönbach può probabilmente essere ascritto a questa corrente.

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Articolo pubblicato il 26/01/2022