Coscienza di ghiaccio.

È lo stato di coscienza di base della massa umana da cui scaturisce il comportamento che osserviamo in questi giorni di emergenza e compromissione della salute mentale generale.

Si fa presto a dire che bisogna avere coscienza prima di pensare, parlare, agire. Come se bastasse avere una “coscienza” per “agire secondo coscienza” coerentemente. E come se la coscienza fosse la stessa per tutti. Evidentemente così non è se osserviamo la grande differenza di comportamento tra ogni singolo componente dell’umanità. Come mai?

Che cosa è nei fatti la coscienza?

 

È una domanda alla quale hanno cercato risposte filosofi, pensatori, artisti, religiosi e scienziati, che tutti insieme però, nonostante il lungo tempo trascorso da che è stata posta, non sono ancora giunti ad una sua definizione accettata, condivisa e soddisfacente, prima ancora che verificabile. Non potete quindi attendervi che sia uno come me, che non appartiene ad alcune di quelle particolari congreghe di esperti in materia e non ha altri titoli per farlo in vece loro, a dare una definizione che così eminenti esponenti del genere umano non sono riusciti a trovare. Purtuttavia tale domanda sorge sempre più spesso anche in me senza che possa impedirlo in alcun modo e soprattutto sollecita, attraverso la meccanica propria all’essere essenziale che sottende ogni espressione di vita che abbia almeno parvenza umana, una continua indagine e riflessione in merito.

 

E quindi, tanto per iniziare a muovermi alla ricerca di questa evanescente e allo stesso tempo concreta presenza, non scarto a priori alcune delle suggestioni che suppongo mi pervengano attraverso di essa, cercando, per quanto mi sia possibile, di comprenderne natura, senso, finalità, e, infine, se mi sia concesso di “vederla e vederla operare”.

 

Partendo dalla semplice ipotesi (quindi ancor tutta da verificare) di appartenere al genere umano non solo per condivisione di una forma simile (ma che potrebbe essere anche solo una coincidenza riscontrabile in un qualsiasi processo evolutivo di una qualsiasi forma vivente di qualunque tipo), ma anche per alcuni comportamenti che accumunano tutti i suoi appartenenti (alla stregua di una qualsiasi specie animale, comprese le sue sottospecie), al momento sono giunto a riconoscerne almeno quattro aspetti, riferibili a quattro famiglie di stati di coscienza, che si presentano in me in modi prevalenti e temporalmente differenti.

 

Il primo tipo di coscienza che ho “classificato” è quello che mi accumuna alla massa indistinta e mi fa agire come una cellula di tale massa senza alcuna altra possibilità di comportarmi di conseguenza. È la coscienza di tipo A che si esemplifica in uno stato di acqua ghiacciata.

 

Se inseriamo un cubetto di ghiaccio (la coscienza) in un contenitore, che poi viene chiuso da un tappo ermetico (la nostra personalità con tutte le sue componenti), possiamo facilmente constatare che il suo intero peso grava sul fondo. Se muoviamo il contenitore il pezzo di ghiaccio, ancora libero, potrà urtare ora l’una ora l’altra parete e, se lo capovolgiamo, perfino il coperchio, staccandosi dal fondo.

 

Però, non appena questo tipo di coscienza, ermeticamente circoscritta, viene inserito o adotta una personalità in carne ed ossa, come un cubetto di ghiaccio a temperatura inferiore allo zero, si attacca, aderisce alla superficie di contatto, bloccandosi in quella posizione; nel punto di aderenza si produce una specie di bruciatura. Di conseguenza gli scambi tra coscienza e personalità subiscono un processo di cicatrizzazione che impedisce ogni ulteriore cambiamento di stato delle loro relazioni. Specialmente se la temperatura non cambia, ovvero se tutto il sistema coscienza-personalità non subisce variazioni di temperatura indotte, sia dall’interno o sia dall’esterno, tale situazione diventa stabile.

 

In pratica chi è sottoposto a questa condizione acquisisce e stabilizza una condizione di coscienza e operatività della personalità che sarà simile ad un essere vivente che reagisce in modo prevedibile ad ogni specifica sollecitazione che avvenga nell’area in cui coscienza e personalità interagiscono attraverso la cicatrice prodottasi.

 

Quell’essere sarà quindi suscettibile di una qualche reazione prevedibile solo se sollecitato in quella area specifica, mentre il resto della personalità, ovvero parte della base, tutte le pareti e il coperchio non ne saranno coinvolti e quindi non contribuiranno allo scambio in modo diretto.

 

Significa che quello che avviene nel punto specifico interessato dagli scambi non suscita interesse alcuno nelle altre parti di quell’essere. Questo è lo stato tipico di coloro che per esempio si commuovono per la sorte di un animale domestico ma non per quello di interi popoli che vengono sterminati per una qualsiasi causa. Ragionano e operano per schemi preconcetti, seguono dogmi e procedure senza pensarci su due volte e sono oltremodo felici di seguire norme e protocolli che rendono la vita una sequenza di azioni stereotipate e codificate che si ripetono uguali a se stesse ogni giorno. Seguono ciecamente i loro leader come se fossero divinità infallibili in cambio di una pseudo tranquillità e sicurezza fittizia ma semplice da comprendere. L’importante è che sia loro permesso di fare quello che piace e desiderano fare. Poi quanto costa non importa, basta che a pagarlo siano gli altri.

 

Nessuno di noi sfugge a questa condizione, inferiore allo stato animale, e almeno qualche volta nella vita la vediamo emergere dal profondo quando meno ce la aspettiamo. È ciò che ci induce a reagire in modo inconsulto, facendoci arrabbiare per cose futili e inducendoci a parteggiare per questa o quella opinione o idea, non importa se nata da noi o propostaci, senza metterci un minimo di pensiero razionale ed elaborane contenuti e conseguenze.

Abbiamo detto che questa condizione è quasi del tutto impossibile da cambiare. Ma cosa avviene se l’ambiente interno o esterno si riscalda, sollecitato da un desiderio o pensiero specifico indotto inconsciamente o da cause esterne (come nel caso di una situazione di forte emozione popolare o in caso di emergenza)?

 

In tal caso il calore determina una condizione in cui nella zona della cicatrice il ghiaccio comincia a sciogliersi e il cubetto diventa libero di muoversi e se il contenitore si muove (indotto a farlo da forze interne o esterne) e può colpire qualsiasi altra parte del contenitore. Questi colpi che la coscienza di ghiaccio infligge alla personalità la sottopongono a reazioni incontrollabili in tempi imprevedibili facendo diventare l’intero sistema da paranoico (quando il cubetto è bloccato in una sola posizione) a schizofrenico (quando invece è libero di muoversi e urtare le varie parti).

 

Quali sono i comportamenti che quel sistema manifesta?

 

Nello stato di paranoia, mentre sollecitato nelle varie parti libere non reagisce in alcun modo, quasi come se nulla lo toccasse, quando invece viene sollecitato nelle parti unite dalla cicatrice, esplode in una serie incredibile di comportamenti alienati sempre uguali a sé stessi e quindi prevedibili anche se pericolosi per sé e gli altri. Non appena cessa tale condizione tutto ritorna allo stato precedente come se nulla fosse accaduto (spesso con ricordi precisi e dettagliati dell’evento per cui sembra esserci una certa lucidità, che ad un più profondo esame risulta però di tipo patologico).

 

Nello stato di schizofrenia, ogni volta che una qualche parte viene temporaneamente urtata, le sue reazioni sono imprevedibili ed incontrollabili, certamente non proporzionate e potenzialmente pericolose. Che ne viene coinvolto, cessato il fatto, spesso non si ricorda cosa è avvenuto neanche con l’aiuto di specialisti in materia. Infatti per tutta una serie di interazioni indotte da variabili non più presenti o ancora presenti in modo non riscontrabile al momento dell’esame, ogni tipo di ricordo, estratto naturalmente o artificialmente, risulta non aderente ai fatti o per lo meno alterato in modo da non essere facilmente ricostruibile razionalmente in modo schematico o dettagliato. Questi stati non sono prevedibili e non sono sempre legati a fatti precisi; possono accadere sotto l’effetto di un grave shock o per una cosa banale.

 

L’intera umanità è afflitta da questi due stati indotti nella personalità da una coscienza di ghiaccio. Lo si può facilmente constatare nei comportamenti della massa umana e nei suoi governanti. Prendendo ad esempio una situazione come quella della attuale crisi sanitaria lo si può evincere dai continui messaggi di paura e pericoli correlati ad uno stato di emergenza che sembra non dover cessare mai all’interno del quale i governanti possono dire e far fare alle masse tutto e il contrario di tutto senza apparente reazione che quella di schierarsi ora con una parte ora con l’altra senza mai chiedersi la ragione di tutto ciò e creando in ogni modo sempre un nemico da combattere.

 

È lo stato di coscienza di base di gran parte della massa umana da cui scaturisce il comportamento che osserviamo in questi giorni di emergenza e compromissione della salute mentale generale. Una situazione senza vie d’uscita se non il completo annientamento delle parti in causa.

 

Che non tarderà ad essere definitivamente perpetrato attraverso il governo dei migliori (dotati di questo tipo di coscienza) sulla massa dei migliori (dotati di questo tipo di coscienza. Poiché, in queste circostanze concitate ed ondivaghe, non è il nemico che si deve temere, ma la rabbia degli amici illusi e delusi.

 

Come insegnano le leggi della natura a cui nulla e nessuno sfugge:

“simile attira simile” e “si raccoglie ciò che si semina”.

 

Nei prossimi articoli prenderemo in esame altri tipi di coscienza alternativi o coesistenti che costituiscono via via possibilità sempre maggiori che una qualche parte della massa umana sfugga a questo processo di autodistruzione.

 

schema e testo

pietro cartella

 

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Articolo pubblicato il 05/02/2022