I limiti e le storture della politica rispecchiano quelle del cittadino

L'aspettativa del cittadino «migliore» resta utopia

Le gravi e pericolose tensioni tra la Russia di Vladimir Putin e l’Ucraina stanno inevitabilmente catalizzando il coinvolgimento dei rispettivi opposti alleati.

Lo scenario è veramente impressionante e pieno d’incognite: gli USA e gli alleati della Nato (Gran Bretagna, Francia, Spagna, Finlandia, Svezia, Italia, ecc.) si oppongono alle minacciose manovre militari russe ai confini dell’Ucraina, evento che potrebbe coinvolgere altri attori che hanno interessi strategici in questo potenziale conflitto (Iran, Turchia e Cina).

Questo contesto di destabilizzazione ha prodotto, come ritorsione politica, un clamoroso aumento del prezzo del gas siberiano e di riflesso del prezzo dell’energia. A catena e anche per altri motivi (aumento della domanda per la ripresa economica di molti settori), sono scattati gli aumenti speculativi dei prezzi delle materie prime, dei prodotti tecnologici, degli alimentari, dei beni di consumo generici, ecc.).

Questo “automatismo” al rialzo dei prezzi segue da sempre la logica secondo la quale ogni categoria produttiva (ed ogni singolo operatore economico) non vuole rinunciare ai propri utili consolidati e così di seguito si arriva a scaricare gli oneri sull’ultimo anello debole del sistema sociale, cioè il “consumatore”.

È doveroso chiarire che il “consumatore”, nella stragrande maggioranza della categoria, appartiene alla fascia sociale cosiddetta “debole”, cioè a quella del reddito fisso dei dipendenti dell’industria, dell’artigianato, degli statali e parastatali e dei pensionati. Costoro subiscono passivamente, per l’aumento incredibile dei prezzi, una diminuzione costante del loro potere d’acquisto che li porta a grandi e umilianti rinunce, sempre più spinti verso la fascia della “povertà assoluta”. 

In Italia la fascia sociale in “povertà assoluta” è di 5 milioni di persone (dati Istat) e con questa nuova ondata di clamorosi rincari, subirà un ulteriore incremento.

Inoltre, occorre anche tenere presente che altre fasce sociali sono schiacciate in un circolo soffocante e senza vie d’uscita. Queste sono le aziende artigianali, piccole e medie dove, per l’aumento dei prezzi delle materie prime e dell’energia, potrebbero temporaneamente abbassare le serrande, mettendo sul lastrico i dipendenti. Una prospettiva poco rassicurante.

Pertanto, il marasma economico-sociale che si sta profilando potrebbe diventare particolarmente critico e pericoloso. A questo occorre aggiungere che la proposta politica dei partiti, perennemente in conflitto tra loro, è inconsistente, contradditoria, non adeguata alla gravità della situazione.

Inoltre, la percezione del cittadino comune è che la “casta politicante” operi esclusivamente per la propria sopravvivenza e che di conseguenza viene percepita come una presenza “parassitaria” aliena, con comportamenti meschini, se non addirittura spudorati nei confronti del corpo sociale del Paese.

Non dimentichiamo che oltre il 50% degli italiani non vota e che la disistima e il desiderio di punire la “casta” emerge, come la schiuma del mosto, in ogni dialogo con la gente comune.

Al quadro sopra illustrato si deve aggiungere l’evento eccezionale della pandemia da Covid-19 (e le sue continue varianti) che sta schiacciando, da due anni, la società tutta in un tunnel di malessere e di disperazione, peggiorando pesantemente le condizioni di vita di tutta la comunità.

Tuttavia, se prendiamo atto che la situazione generale è quella sopra descritta, non possiamo solamente attribuire la responsabilità di questa “fase storica” esclusivamente agli eventi esterni, ma occorre per onestà intellettuale chiamare in causa anche l’elemento umano.

La parola “solidarietà”, continuamente sbandierata in modo inflazionato, resta purtroppo confinata nel vocabolario, ma sostanzialmente non ha mai trovato una vera applicazione e testimonianza concreta nella realtà.

L’egoismo” delle categorie (riportabile a quella del singolo), con tutte le pseudo giustificazioni del caso, è un’espressione insopprimibile, antropologica, antitetica alla solidarietà stessa e pertanto un ostacolo al miglioramento della convivenza sociale e civile.

La “tentazione di arricchirsi”, legittima in un contesto di libertà civile ed economica, dovrebbe avere un freno morale ed etico, allorché questo comportamento lede diritti di chi viene penalizzato da questa prassi poco onorevole. Un esempio è quello provocato dalla pandemia di Covid-19, dove la Sanità Pubblica, per ovvii motivi, ha “sospeso” temporaneamente gli interventi chirurgici, ma dove gli stessi operatori sanitari del SSN, trovano il tempo per operare nel privato esclusivamente per categorie che hanno disponibilità economiche. Un pugno nello stomaco al concetto di universalità del sistema sanitario nazionale.

Fino a quando sarà tollerabile questa disuguaglianza di trattamento, consumata alla luce del sole e permessa da leggi discriminatorie, senza sospettare che legittimamente i ceti medio-bassi e disagiati, esasperati ed umiliati, non aderiscano poi a manifestazioni estreme di ribellione?

L’esperienza insegna che gli appelli alla ragione e alla collaborazione tra le classi, da parte delle istituzioni, restano una “vox clamantis in deserto”, confermando che la vocazione irrefrenabile dell’uomo ad esercitare il dominio della sopraffazione resta incorreggibile, anche davanti alla prospettiva di un potenziale disastro sociale collettivo.

I limiti antropologici dell’uomo sono così radicati e probabilmente inconsci, da non permettere di fare quel salto di qualità etico e morale che potrebbe interferire e mitigare la cruda realtà degli eventi storici.

Non dimentichiamo che l’idea ispiratrice della Rivoluzione Francese, sintetizzata nel motto di “Liberté, Egalité, Fraternité” fu innalzata sulle bandiere e nei documenti, ma che solo in minima parte trovò un’applicazione effettiva nella società.

In sintesi, attribuire tutte le colpe alle ricadute degli eventi storici, forieri di disastri clamorosi, senza prendere atto che questi sono anche dovuti agli incorreggibili limiti umani dei singoli, sarebbe una scappatoia di comodo e mistificatoria.

Se l’ipotesi di migliorare l’uomo in tempi credibili resta pura utopia, non scandalizziamoci se poi gli eventi importanti che determinano le sorti del mondo, decisi dai potenti di turno, sono già in origine contaminati da cinici e fragili compromessi e da insincerità nascoste tali da minarne l’efficacia.

Purtroppo, la storia del mondo ha sempre seguito questa tragica regia e non si vedono all’orizzonte segnali per dire che ci attenderà un destino migliore.

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Articolo pubblicato il 08/02/2022