Putin invaderā l'Ucraina?
Il Terminator BMPT usato dai russi

L'Occidente ha visto il riconoscimento di Putin alle due Repubbliche del Donbass come un pretesto per attaccare. Sarā guerra?

In attesa dell’incontro fra Lavrov e Blinken, il mondo rimane col fiato sospeso.

Nel frattempo, Vladimir Putin ha riconosciuto l'indipendenza delle repubbliche separatiste del Donbass con una firma e un discorso alla nazione. Si tratta di parole che oggi fanno cronaca ma che domani faranno la storia. Finiranno nei manuali dei posteri a corredo del capitolo sulla più grande crisi tra Grande e Piccola Russia mai registrata dalla caduta del Muro di Berlino.

La mossa di Putin mette definitivamente fine al percorso intrapreso con gli Accordi di Minsk e alla mediazione internazionale che aveva per oggetto i territori separatisti.

L’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha affermato che il leader russo Vladimir Putin non si sarebbe «mai» comportato in questo modo se fosse rimasto alla Casa Bianca. Criticando la gestione della crisi in Ucraina da parte del suo successore Joe Biden, Trump ha ricordato la sua vicinanza a Putin, sottolineando in una nota che se la crisi «fosse stata gestita correttamente, non c’era assolutamente motivo per cui si verificasse la situazione in atto in Ucraina. Conosco molto bene Vladimir Putin — ha detto — e non avrebbe mai fatto sotto l’amministrazione Trump quello che sta facendo ora, assolutamente no!».

Il Presidente Putin ha affermato che "questa decisione che era matura da molto tempo", prima di dare l'ordine alle truppe russe di entrare nel Donbass per assicurare la pace. È proprio questa la conseguenza più pratica e immediata del discorso di Putin: il via libera alla presenza di truppe russe nei territori di Lugansk e Donetsk per proteggere russi, russofoni e russofili nella regione.

Per gli Usa questo sarebbe un pretesto per un’invasione russa.

 

La risposta della NATO

Mentre il Giappone si schiera definitivamente con Washington, asserendo che la Russia ha tradito gli Accordi di Minsk, gli 007 di Kiev fanno sapere che Mosca invaderà l’Ucraina subito dopo le Olimpiadi (un po’ come ai tempi della Grecia antica). La Germania fa sapere che bloccherà la costruzione del gasdotto ‘North Stream 2’. Mentre l'Italia, se in un primo momento, con l’Esecutivo Draghi, si era posta con ambiguità e reticenza sulle possibili sanzioni da applicare, oggi, il governo italiano si è schierato nettamente con gli Stati Uniti e l’Alleanza Atlantica.

Così il premier Mario Draghi ha dichiarato in apertura del suo discorso all'insediamento di Franco Frattini al Consiglio di Stato: «Voglio prima di tutto esprimere la mia più ferma condanna per la decisione del governo russo di riconoscere i due territori separatisti del Donbass. Si tratta di una inaccettabile violazione della sovranità democratica e dell'integrità territoriale» dell'Ucraina.

Ma in caso di conflitto Putin ha un’arma segreta, pronta a fare la sua comparsa. Si chiama “Terminator”. Già il nome incute timore. Ma non è solo dell’appellativo che occorrerà preoccuparsi. Il Terminator BMPT (Veicolo da Combattimento di Supporto di Carri armati) possiede delle caratteristiche che lo rendono un mezzo decisamente pericoloso. Grazie alle sue capacità di combattimento, potrebbe diventare una vera spina nel fianco per le forze ucraine e per la Nato.

Nelle recenti esercitazioni congiunte con la Bielorussia al confine con l'Ucraina: in un video girato in quell'occasione, e successivamente diffuso in Rete, si vede un treno carico di BMPT "Terminator" che si dirige verso la frontiera.

Ergo, il rischio di una guerra sarebbe imminente; almeno questo affermano le fonti “occidentali” Nato.

Per il momento però più che una guerra militare, per la Nato, si preannuncia una guerra commerciale. Washington e Bruxelles tornano a minacciare il Cremlino con le sanzioni economiche.

Dai membri della Duma ai leader delle repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk fino alle banche e all'accesso della Russia ai mercati europei: l'Ue, la Gran Bretagna e gli Usa introducono un primo, esteso, pacchetto di sanzioni contro la Russia provando a far sì che uno stretto coordinamento tra gli alleati renda ancora più dannose, per il Cremlino, le misure adottate in queste ore. Sono molteplici le categorie economiche che finiscono nel mirino dell'Ue e degli alleati seguendo uno schema che, nel 2014, in occasione dell'invasione della Crimea, Bruxelles già adottò. «Per i sanzionati niente più shopping a Milano, feste a Saint Tropez, diamanti ad Anversa», ha sintetizzato l'Alto Rappresentante Ue per la Politica Estera Josep Borrell.

 

Ma siamo sicuri che agli alleati dell’Europa Occidentale convenga?

 

Le sanzioni contro la Russia sono sanzioni contro di noi

Le forniture di Gazprom da mesi sono ridotte ai minimi, ma con le tensioni ai confini con l'Ucraina il rischio è che diminuiscano ancora o addirittura si interrompano. La Commissione Ue, affiancata dagli Stati Uniti, è andata a caccia di fornitori alternativi ma l'esito non è del tutto rassicurante.

Paesi volenterosi disposti a darci una mano ci sono, dal Giappone fino agli stessi Stati Uniti e Qatar. Idem la Norvegia e l’Algeria; tuttavia, le quantità non risulterebbero sufficienti. Inoltre, i prezzi sarebbero chiaramente più alti, e in una situazione post pandemica l’Europa proprio non può permetterselo.

Oltretutto, la transizione energetica non è ancora stata ultimata, anzi, forse nemmeno incominciata. Accelerare la decarbonizzazione per l’Europa significa fare grossi sforzi economici, sforzi che al momento non possiamo permetterci.

L’arretratezza della nostra “economia verde” ci pone ancora in un’ottica di dipendenza energetica dall’Eurasia. Attuare possibili sanzioni contro la Russia equivarrebbe ad attuarle contro noi stessi.

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Articolo pubblicato il 23/02/2022