Russia. Venti di guerra, ma il rublo è in ripresa

Il ruolo della governatrice Elvira Nabiullina

Gli Stati Uniti impongono sanzioni su 328 membri della Duma russa, su 48 aziende della difesa e sul numero uno di Sberbank.  Per Draghi, sia nel vertice Nato sia in quello del G7 si è "mostrata un'unità straordinaria degli alleati nel condannare l'aggressione dell'Ucraina".  Durante il summit, ha aggiunto Draghi, c'è stata la disponibilità a "inasprire le sanzioni se necessario" poiché "hanno effetti straordinari sull'economia russa che è indebolita”.

Ma nei fatti si registra una contestuale inversione al deprezzamento del rublo, dopo la prima settimana dalle operazioni belliche

C’ò significa che  per gli economisti russi, l’Occidente non è ancora deciso ad attuare le misure paventate e minacciate contro la Russia.

Il cambio col dollaro è passato dal valore di 81,48 rubli per un dollaro del 23 febbraio, vigilia dell’invasione, a quello di 139 a 1 nel giorno del 7 marzo, segnalando una svalutazione del 41,39%. In seguito la stabilizzazione relativa lo ha riportato su un terreno di maggiore sostenibilità: dal 7 al 22 marzo, su un periodo di tempo paragonabile a quello precedente, il rublo ha guadagnato circa un terzo della perdita di valore. Nella serata di ieri, al cambio ufficiale, il dollaro era scambiato con  99,5 rubli. Quali sono le ragioni principali?

In primo luogo, è lo stesso Occidente ad aver dato una sponda al rilancio del rublo continuando con gli acquisti di gas e petrolio. In sostanza, la rendita quotidiana di Mosca da fonti fossili sta negando parte dell’efficacia delle sanzioni già prese.  Gli istituti pubblici russi Gazprombank e Sberbank hanno continuato ad incassare valute pregiate  in cambio di gas, petrolio e carbone venduto all’Europa”, che contribuisce secondo i calcoli del ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani con una somma compresa tra i 700 milioni e il miliardo di dollari al giorno.

In secondo luogo, c’è l’utilizzo di queste risorse. Le banche pubbliche russe commerciano gas e petrolio nelle valute occidentali e li reinvestono per rafforzare il cambio: “con l’80% di quei flussi di moneta forte acquistano rubli, sistematicamente. In altri termini la moneta di Mosca si rivaluta perché sostenuta dagli interventi – almeno venti miliardi di euro nell’ultimo mese – con soldi degli europei”.

Il ruolo della Banca centrale russa è stato rielevate. Alcuni commentatori hanno posto in evidenza il ruolo esercitato dalla figura della governatrice Elvira Nabiullina, la donna che da Ministro delle Finanze ha gestito la Grande Recessione e da governatrice (in carica dal 2013) la tempesta delle sanzioni del 2014- Oggi si trova di fronte alla prova più dura: gestire un’economia in declino chiamata a riconvertirsi allo sforzo bellico, un mercato valutario interno nel caos, la morsa di nuove sanzioni.

La Nabiullina ha adattato alla realtà odierna, la politica svolta in anni ancor più difficili dagli economisti e politici italiani.

Da Luigi Einaudi, governatore della Banca d’Italia e Giuseppe Pella (Ministro del Tesoro) nei governi De Gasperi degli anni 50’, nel dopoguerra. Cioè, stimolare parallelamente l’accumulazione di riserve e una linea prudente di bilancio.

I tecnici economici del governo e Nabiullina non si sono piegati a pressioni populiste, cercando di parare per quanto possibile le ripercussioni della politica sulla disastrata moneta russa, e stringendo i cordoni della borsa, fin troppo secondo alcuni critici, perfino quando si sarebbe potuto utilizzare i fondi cospicui accumulati nel Fondo sovrano per finanziare il lockdown.

Nabiullina ha potuto alzare i tassi da un giorno all’altro, dal 9,5% al 20%, per salvare il rublo dallo tsnuami sanzionatorio, proprio perché la prima donna a capo di una grande banca centrale della storia contemporanea ha negli anni impostato una strategia su due binari: contenimento del deficit e apprezzamento del rublo con la rendita energetica.

Ora proprio su questo stretto crinale si gioca il futuro del rublo e dell’economia russa: la “linea Nabiullina” terrà e con essa la sostenibilità del debito pubblico e della valuta?

Mosca ha spazi di manovra dati dalla rendita energetica e da un indebitamento relativamente basso, che potrebbe esplodere solo in caso di prolungamento delle guerra e fine delle esportazioni energetiche.

Ma proprio su questo fronte si gioca il futuro del Paese: Elvira Nabiullina ha costituito un vero e proprio stock di ricchezza: le riserve in valuta della Banca centrale, che sostiene l’autonomia, o, se si preferisce, la sovranità della Russia.

Ora, per ben due volte, avrebbe già minacciato le dimissioni temendo le conseguenze del populismo economico, necessario a finanziare la guerra e di possibili scossoni interni per l’inflazione e l’aumento della povertà.

Sfide cruciali in un Paese che spende metà del bilancio pubblico in sussidi, pensioni e welfare. Per ora il rublo respira, grazie all’accortezza della banca centrale e al “buco” occidentale. Ma quanto a lungo sarà così?

Sul fronte economico la Russia è debole. E solo i timori di uno shock globale impediscono, ad ora, ai suoi avversari di affondare il colpo e di trovarsi le rivolte dei consumatori, nei Paesi europei.

 

 

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Articolo pubblicato il 25/03/2022