Previsioni del tempo: a breve, fine della siccità sul nord-ovest?
Andrè Kohn

Il Piemonte attende la pioggia da oltre tre mesi, ma la situazione è in via di evoluzione

Dopo un altro inverno anomalo, caratterizzato da una siccità che ha inaridito i fiumi e i fertili terreni della Pianura Padana, e in modo particolare quelli del Piemonte, le previsioni del servizio 3Bmeteo lasciano filtrare un auspicato ottimismo.

 

Infatti, a breve dovrebbe valicare le Alpi una consistente perturbazione Nord atlantica che dovrebbe far sentire i suoi effetti a partire da mercoledì 30 marzo, portando precipitazioni anche nevose ad alta quota, un forte calo delle temperature e raffiche di vento.

Dopo la prima fase di minor durata e un giovedì in miglioramento, le previsioni annunciano il transito di una seconda e più intensa bassa pressione che farà sentire i suoi effetti da venerdì 1º aprile, soffermandosi sul Nord, all’interno della barriera alpina, durante la prima settimana di aprile.

Buone notizie dunque per questo arido 2022. Un maltempo mai così desiderato dall’agricoltura, dai fiumi in secca, dalle montagne prive di neve, dalle falde acquifere e dai boschi in fiamme di un Piemonte tagliato fuori dalle precipitazioni da più di 100 giorni, ma non solo.

Per molteplici cause, che vanno da un’eccessiva cementificazione della Pianura Padana, al riscaldamento del Mediterraneo e a quello globale, le correnti atlantiche hanno modificato le loro rotte abituali, aggirando la catena alpina senza più soffermarsi, come d’abitudine nella stagione invernale, sul versante alpino e sulle pianure del Piemonte.

Infatti, il problema delle scarse precipitazioni sul nord-ovest non è una novità di quest’anno. Lunghi periodi di siccità hanno iniziato a manifestarsi sulla nostra regione già da una ventina d’anni, con una progressiva attenuazione delle precipitazioni fino a ripetersi con continuità nel più recente quinquennio.

In compenso, le improvvise gelate primaverili, che sovente hanno compromesso il raccolto della frutta, le pesanti grandinate (talvolta anche notturne), e i violenti temporali estivi generati da massicci cumulonembi a supercella, favoriti dall’aumento della temperatura al suolo, che danno origine a trombe d'aria e devastanti "downburst", sono effetti ormai frequenti e acquisiti dal riscaldamento globale.

Fenomeni che, anche solo a livello territoriale, richiedono rapide azioni di recupero dei suoli umidi, di rimboschimento e diminuzione delle emissioni di gas serra nella medio-bassa atmosfera. Rimedi che tardano ad essere messi in atto, in un contesto socio produttivo attento per lo più al profitto, che spreca enormi quantitativi di energia e ancora dipende da obsolete fonti energetiche fossili in un anacronistico scenario geopolitico evidenziato in questi giorni di dipendenza dal metano russo.

Sensi e controsensi di un’attività umana che ha contribuito a modificare l’alternarsi delle stagioni e i cicli di auto rigenerazione della natura. Attendiamo dunque la pioggia che verrà, sperando che il 1º aprile piova davvero e che non ci riservi un classico scherzo… di stagione. Non sarebbe la prima volta che le previsioni vengono smentite da vecchi e nuovi ritmi del pianeta Terra.

 

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Articolo pubblicato il 29/03/2022