I prezzi al consumo stanno aumentando a vista d’occhio

Le cause sono molteplici, come pure le argomentazioni addotte. Cosa può pretendere il cittadino?

Dopo innumerevoli trasmissioni ove finti esperti parlano di guerra, di spiragli di pace (che chi potrebbe intervenire non vuole attivare) e dei possibili e futuri scenari pandemici, anche le melense trasmissioni televisive si stanno accorgendo che i prezzi al consumo volano ed il cittadino che vive di pensione e stipendio non riesce più a rimanere nel budget.

Le stime preliminari del mese di marzo sull’inflazione annuale registrano +6,7% su base annua e +1,2% su base mensile. L’Istat sottolinea che la parte del leone la fanno i beni energetici, seguiti da quelli alimentari, durevoli e i trasporti. Non si poteva immaginare numeri diversi e, grossomodo, in linea con quelli di altri paesi del mondo simili al nostro e in Ue.

I bollettini quotidiani di guerra che giungono da più parti ormai scandiscono il ritmo di dove siamo e dove stiamo andando. Le istituzioni stanno facendo forse il possibile per tamponare, ma non possiamo pretendere più di tanto visto il regime economico, politico e sociale del nostro Paese e, pur se in modo leggermente diverso, degli altri nostri partner Ue.

Si dovrebbe però pretendere che il traballante regime italiano possa reagire in modo diverso. Al Mise arrivano rilevazioni e sono attive commissioni deputate ad analizzare i dati raccolti in ogni regione sull’andamento dei prezzi al consumo. Le cause sono  prevalentemente internazionali, ma i furbetti di casa nostra li abbiamo già conosciuti negli anni di elevata inflazione e con l’introduzione dell’euro ove i nostri commercianti, al riparo da misure governative, hanno tacitamente pareggiato l’euro alla lira, mentre in Francia, gli scontrini fiscali dei negozi registravano i due valori: euro- franco francese.

Si ha l’impressione che le penalizzazioni conseguenti alle chiusure causa covid di attività produttive e commerciali ed i minori consumi registrati nei due anni precedenti, stiano trovando sfogo in un incontrollato aumento dei prezzi.

Per fare riferimenti di maggior respiro, potremo fare il paragone con altri Paesi con dati inflazionistici simile al nostro. Purtroppo per l’Italia dobbiamo registrare la scarsa chiarezza per il futuro e la totale dipendenza da decisioni che non competono le istituzioni nazionali, ma sono in gran parte subite.

Futuro che, per quanto riguarda la tipologia che maggiormente contribuisce all’inflazione, l’energetica, al momento non sembra registrare passi significativi e interessanti.

Ci sono i vagheggiamenti del ritorno totale al fossile o quelli al nucleare, ma… per l’appunto, vagheggiamenti, niente di immediato e, soprattutto, che non comprometta l’impegno (italiano ed europeo) al Green Deal.

L’immagine fetida e truffaldina di Greta Thunberg, potrà e dovrà essere debellata dalla consapevolezza dei consumatori italiani, oggi ancor più fiaccati dalle scelte energetiche errate e  perpetrate, da non riuscire ad arrivare a fine mese, con tante nubi tempestose sul futuro.

Intanto molti dei nostri politicanti continuano a trastullarsi, come niente fosse con l’invocare il passaggio celere all’elettrico, quando scarseggerà ancor più l’energia elettrica, o alla drastica riduzione dei consumi di gas.

Come i consumatori possono non essere vittime e sudditi? Prima di tutto rendendosi conto che lo Stato assistenziale, per quanto importante che sia, non è senza fondo: ogni centesimo che si pretende e si ottiene per se stessi, è un centesimo levato da qualche altra parte e che, negativamente, si ritorce poi anche sul beneficiario dell’assistenza.

Questo per sottolineare che, più che pretese di maggiore assistenza per sé o la propria corporazione, è bene rivendicare giustizia e diritti: eguaglianza e opportunità.

Contestualmente esigere che il nostro Stato, non ben attrezzato in materia, colga l’opportunità che ci viene offerta da questa crisi totale, piallando burocrazia e fiscalità che divora se stessa, anche se è fonte delle conservazioni di rendite di posizione. Nel novero dovremo includere i tanti provvedimenti portatori di spese non indifferenti, varati da comuni e regioni, invece di destinare le risorse verso scelte virtuose ed utili al cittadino.

Gli italiani poi potrebbero  passare dallo sfrenato consumismo degli ultimi decenni ad un ragionato, utile ed essenziale consumo. Per i consumatori questo implica di dover alzare maggiormente i livelli di attenzione e di partecipazione.

Nei prossimi mesi aspettiamoci percentuali d’inflazione peggiori di quelle attuali, forse il riacutizzarsi della pandemia ed la persistenza di guerre, militari, economiche ed umane. Se ci organizziamo come individui consapevoli di una collettività, è probabile che ci faremo meno male.

Ma la Politica dovrebbe nobilitarsi e fare la sua parte, invertendo totalmente la tendenza in atto, con il cittadino che non si limita a guardare e subire.

 

 

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Articolo pubblicato il 05/04/2022