Torino. I miliardi del governo e gli sprechi di Lo Russo

Il premier Draghi ieri ha firmato il “Patto per Torino”. Il commento di Paolo Damilano

Giornata movimentata ieri a Torino per la visita del presidente del Consiglio, con le piazze mobilitate, come riferiamo nel successivo articolo.

La salita al nord di Draghi è conseguente ad una decisone del governo che riguarda anche altre importanti città, cioè contribuire a risanare debiti pregressi che ovviamente, oltre a rimanere a carico dei cittadini, impediscono ulteriori investimenti.

Torino è la città più indebitata d’Italia sin dalle Olimpiadi gestite dal sindaco Chiamparino e dal presuntuoso Valentino Castellani al vertice del Toroc. Gli anni che seguirono furono caratterizzati dalla recessione con la fuga del manifatturiero e le tante spese improduttive del Comune, promosse in particolare dalla giunta Appendino.

I fondi per salvare Torino dal pre-dissesto, ammontano a 1,120 miliardi che arriveranno nelle casse comunali nell’arco di vent’anni. La dotazione portata da Mario Draghi supera i 2 miliardi per la città e per il Piemonte messi a disposizione dal governo nell’ambito del piano di nazionale di resilienza e ripresa.

Come per gli interventi a carico del Governo a livello nazionale, il Comune dovrà rendere operativi i provvedimenti entro il 2026, altrimenti si tratterà di un chimera. Prospettiva che lascia non pochi dubbi, se ci riferiamo ai cantieri eterni, alle opere incompiute ed ai lavori finiti male e poi da riprendere, cui siamo purtroppo abituati.

Il “ patto salva-Torino” è stato firmato ieri pomeriggio alle 15, in Sala Rossa tra il premier e il sindaco Stefano Lo Russo, con Alberto Cirio in veste di gran cerimoniere. Lo Russo se non vuole perdere gli stanziamenti,  a partire da quest’anno, dovrà postare  nel bilancio, e usare, i primi 79 milioni che Palazzo Chigi garantirà per vent’anni. Quale condizione, la giunta comunale ha già aumentato l’addizionale Irpef, dovrà seriamente recuperare i crediti insoluti e rimane in attesa delle indicazioni del governo per rinegoziare i mutui.

Nel corposo pacchetto dei contributi governativi, trovano spazio i fondi per la ripartenza con una particolare attenzione alle infrastrutture e mobilità sostenibile. Roma metterà a disposizione 1,2 miliardi, più della metà destinati alla rivoluzione verde e alla transizione ecologica. Ma ci sono altri 202,9 milioni che dovranno sostenere gli interventi di coesione e inclusione sociale. Termine recentemente entrato nel lessico dei politicanti per dire tutto e il contrario di tutto. Rimaniamo in attesa di conoscere percorsi concreti e non virtuali da parte del sindaco.

L’elenco è lungo. Torino riceverà 43,7 milioni per realizzare interventi di riqualificazione edilizia e ambientale alle Vallette, in Borgo San Paolo e nell’area di Porta Palazzo. In particolare 13,7 milioni saranno utilizzati per ristrutturare gli alloggi popolari di piazza della Repubblica, nel mercato di Porta Palazzo e nella scuola di via Mameli. Verrà rifatta la pavimentazione di Borgo Dora, di recentemente pedonalizzata tra le proteste dei residenti, oltre a non ben precisati  spazi pubblici a Valdocco.

Altri 14,9 milioni potranno venire impegnati per la ristrutturazione delle case popolari di corso Racconigi 25, le scuole di via Bardonecchia 34 e a un non ben precisato mercato di quartiere. Quindici milioni saranno spesi per rifare gli alloggi popolari in viale dei Mughetti alle Vallette, la manutenzione strade, e la demolizione e ricostruzione del palazzo delle Poste in piazza Montale.

A titolo di esempio si cita l’Area Lavazza di via Bologna, ove a fine pomeriggio si è recato Draghi, dimenticando che quel progetto è stato voluto, gestito e finanziato dalla Lavazza che è un’azienda torinese leader internazionale e non dal Comune che non ha mai brillato nell’acutezza degli interventi e nel rispetto delle tempistiche.

Oltre alle misure descritte, Torino per rendere più sicure le periferie potrebbe attingere 130 milioni da un bando del Ministero degli Interni. Sono previsti altri 30 milioni da investire nei comuni dell’area metropolitana di Torino ad alta tensione abitativa. No si conoscono progetti, né tantomeno i comuni interessati che potranno beneficiarne.

Anche la Sanità regionale potrà beneficiare della paccata di erogazioni portata a Torino da Draghi. Il Piemonte può contare su 524,7 milioni che serviranno per creare 82 case di comunità, 17 a Torino e di 27 ospedali di Comunità e di 43 centrali operative per coordinare i servizi domiciliari. Di questi stanziamenti se n’era già parlato, in quanto i piani operativi sono stati perfezionati già alla fine di febbraio e l’assegnazione delle risorse dovrà avvenire entro il 31 maggio.

Buon ultima la scuola, con altri 268 milioni, destinati in modo particolare all’educazione della prima infanzia, 128,5 dei quali saranno destinati alla costruzione di asili nido e altri 43,1 per le scuole innovative.

Significativo l’intervento di Draghi che ha ricordato una Torino che produceva e lavorava e che dovrebbe anche oggi, guardare oltre:

“La cerimonia di oggi è un’occasione per pensare insieme il futuro di Torino, perché risponda con inventiva e coraggio alle trasformazioni del nostro tempo, come ha saputo fare in passato” ha detto Draghi il quale ha spiegato che “il Governo vuole accompagnare i cambiamenti nati in città verso obiettivi di lungo termine, e – ha sottolineato – insisto su progetti nati qua”.

Guardando al passato, ha detto il presidente del Consiglio, “penso all'integrazione delle centinaia di migliaia di persone arrivate in città, soprattutto dal Sud, tra gli anni ’50 e gli anni ’70. Ai progetti di rigenerazione urbana, in particolare degli anni Novanta, che hanno dato nuova energia a interi quartieri e portato al recupero di zone che erano industriali. Alla metamorfosi della città in un polo turistico e culturale – con i Giochi olimpici invernali del 2006 e le fiere d’arte, di letteratura”.

“Voi torinesi, in particolare i più giovani – ha proseguito Draghi – avete mostrato di saper reinventare la vostra città in una direzione più solidale, più sostenibile. Di voler lavorare in industrie innovative ‘dove domina il progresso, dove si fa luce la bellezza’, come diceva Adriano Olivetti. Più volte siete riusciti a incidere in modo positivo e concreto sulle politiche pubbliche. A voi torinesi, rivolgo un appello: continuate a unire le vostre intelligenze e a dedicare il vostro entusiasmo a questi obiettivi. I prossimi anni devono segnare l’inizio di una nuova sperimentazione. Per Torino, e per tutta l’Italia”.

In questi esempi e con gli amministratori che li hanno favoriti, Draghi ha aperto il libro dei ricordi di quando il Comune favoriva la possibilità di intraprendere e di creare.

Possibilità tarpata dalla sinistra che sin dagli anni 80 del secolo scorso si è battuta per la delocalizzazione delle nostre attività produttive, sino alla sciagura rappresentata per Torino, dalla giunta Appendino che in nome  di un falso ambientalismo ha tarpato le ali ad ogni insediamento produttivo ed iniziato la scia delle spese inutili con investimenti privi di cogito.

Senza risolvere quelle storture in materia di viabilità (vedi piazza Baldissera) che avrebbero potuto rappresentare un contenimento all’inquinamento.

Lo Russo ci lascia molto perplessi, con il codazzo di assessori  fossilizzati sulle  piste ciclabili,  ed impegnati in progetti teorici che mal si conciliano con le reali esigenze dei torinesi .Tarpano le possibili occasioni di sviluppo ed ignorano le crisi occupazioni e le condizioni in cui versa “l’altra Torino”.

Non vorremo che questi ingenti stanziamenti si perdessero in pastoie burocratiche e fossero mal impostati e gestiti peggio, in poche parole, sprecati. Gli esempi degli ultimi anni lo attestano.

Significativo la dichiarazione rilasciata dal leader di Torino Bellissima Paolo Damilano:”Non sono presente perché il provvedimento che oggi il Presidente Draghi viene a siglare si chiama Salva Città e – permettetemi – io non riesco a gioire nel pensare che la mia città debba essere salvata dopo anni di sciagurate gestioni amministrative, che l’hanno portata a essere con Napoli la più indebitata d’Italia”.

“A chi gioisce dicendo che si tratta di soldi a fondo perduto, prosegue Damilano, vorrei ricordare che parliamo sempre di soldi di contribuenti Italiani – e quindi anche dei Torinesi – e soprattutto che questi soldi legano Torino a impegni concreti e stringenti che si scaricheranno su famiglie e imprese, sulle prossime generazioni. Chi oggi vuole farci credere che questi miliardi siano solo un regalo o non conosce il significato di “fondo perduto” o è in malafede”.

”Non voglio entrare nel merito delle ragioni di questa situazione, perché penso che chi vive la nostra città le conosca ampiamente. Da troppi anni, infatti, Torino è entrata in una spirale di decrescita che non sembra volersi arrestare e che anzi si è aggravata con la pandemia e i nostri cittadini lo sanno bene. Viviamo in una città che subisce le emergenze: penso al calo demografico senza precedenti, ai posti di lavoro che mancano, a diritti fondamentali come la casa e la sicurezza che non vengono garantiti. Torino non è più l’Eldorado del lavoro come lo è stata in passato, oggi noi abbiamo bisogno di essere salvati. Quanto questi soldi serviranno per rilanciare la nostra bellissima Torino lo vedremo nei prossimi anni, perché credo siamo tutti consapevoli che questa è l’ultima delle occasioni che ci viene concessa” conclude Paolo Damilano.

C’è poco da gioire, ascoltando le dichiarazioni Lo Russo ieri, come a conclusione dell’incontro con il vertice di Stellantis c’è da domandarsi se è convintamente in buona fede, oppure la sua superficialità sia ormai  irrecuperabile.

 

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Articolo pubblicato il 06/04/2022