La guerra dei filosofi e degli opinionisti mentre, nel frattempo, si compie l’orrore
Guernica - 1937, Pablo Picasso, icona di pace

Cercando la verità sfuggente tra le piaghe della storia e il disordine delle parole

Stando ad Aristotele il compito della filosofia è di comprendere il mondo reale secondo una razionalità dimostrabile e non ambigua. Concetto condiviso dagli illuministi, secondo cui, la logica è il mezzo per capire noi stessi, gli altri, il modo di agire e i nostri valori, esortando un esame critico verso verità divulgate come assolute e non verificate per mezzo della ragione.

Un rapido incipit che sembra avere poco da spartire con la feroce essenza della guerra. Non è così. La voracità degli oppressori passati alla storia, ha sempre escogitato pretesti per mozzare le teste dei nemici. Pretesti etici, geografici, religiosi o razziali che fossero, una volta spogliati di ogni appiglio, si sono rivelati economici e tirannici.

Dopo due mesi di “Operazione Speciale in Ucraina”, in cerca di logica ho letto e ascoltato più volte Aleksandr Dugin, l’ideologo russo, filosofo e saggista ispiratore del Cremlino, che ha esposto la sua: “Quarta teoria politica”, sui canali tv alternativi alla propaganda di Stato. Quando il filosofo ha ripetuto le teoriche certezze della sua guerra, compresse in un monologo senza dubbi né antagonisti, ho iniziato a valutare con senso critico quelle verità.

Ignorando l’autodeterminazione dei popoli, Aleksandr Dugin, rivendica Stati che, dal 1991, hanno scelto di uscire dalla sfera di influenza dell’Urss. Alcuni sono stati già riannessi con la forza: Cecenia, Georgia, Crimea…  Adesso è il turno dell’Ucraina, reclamata per motivi storici, etici e geopolitici, attraverso 130.000 soldati russi nei confini di uno stato sovrano e missili sulle città, su scuole e ospedali. Questi sono i crimini di guerra e non filosofia, non è un teorizzare spicciolo dalle comode poltrone di uno studio della tv.

Tempo fa Aleksandr Dugin mi aveva quasi persuaso, ma non c’è filosofia in quella che, stando alle norme del diritto internazionale, è una guerra d’invasione. Quindi, analizzando l’andare degli eventi; le cause legate al Donbass; il pluralismo russo, il centralismo occidentale; i richiami storici sui confini etici e geopolitici della Grande Russia, sono sorte domande inedite. Ne è scaturito un intrigante viaggio a ritroso sull’Atlante Storico DeAgostini.

Ma fino a quando risalire nella storia autorizza plausibili, dogmatici diritti territoriali? E in quale epoca i confini politici hanno circoscritto la geografia? Poiché di fatto,  prima dell’avvento degli slavi, degli sciiti e quindi… dei russi, le lande dell’Eurasia erano di renne e mammut.

Ma chi sono i russi? Nell’avanti Cristo, le steppe del sud erano abitate da ceppi indoeuropei, solo verso il IX sec. principi vichinghi fondarono a Kiev lo Stato di “Rus”. Verso il 1200 i mongoli di Gengis Khan, misero a ferro e fuoco Kiev, poi rimasta sotto il loro dominio. Tartari giunti alle porte dell’Europa. Gente con la mano pesante, passata alla storia per distruzioni e crudeltà.

A metà del XVI sec. Ivan il Terribile sconfisse i tartari, arrivando fino alla foce del Volga, primo Zar, creatore dello Stato russo con sede a Mosca. Un secolo dopo fu il turno della dinastia Romanov e nel 1721, Pietro il Grande conquistò Estonia e Lettonia, togliendole alla Svezia. Nel secolo seguente, la Russia invase: Ucraina, Crimea, Georgia e quella che sarà la Bielorussia, completando l’impero e colonizzando anche l’Alaska, trucidando i nativi americani. L’Alaska fu poi venduta nel 1867 agli Stati Uniti con regolare contratto

Nel 1904 l’espansione russa in Manciuria ha portato alla guerra col Giappone. Nel 1914 la rivalità tra Austria e Russia nei Balcani sarà la scintilla per la Prima Guerra Mondiale. Poi, nel 1917, la Rivoluzione d’Ottobre e la nascita dell’Urss. Il resto è storia recente.

Dunque, risalendo il corso della storia, diventa difficile rivendicare i confini geopolitici della Russia zarista. Non lo sono stati per scelta popolare. Risulta invece che quelle entità territoriali tornate sovrane dopo il 1991, e che Putin ha reclamato di diritto, per storia, sicurezza e razza, in realtà erano autonome ben prima dell’avvento della Russia imperiale.

Le interviste a Dugin si sono svolte senza un accenno alla pace, senza un abbozzo di pietà per le città distrutte e il dramma dei civili innocenti. Nessuna misericordia, né da parte dei giornalisti, né dell’ospite. Solo una raffica di buoni motivi per giustificare l’inevitabile escalation di morte.

Motivi che, una volta valutati nell’interezza di ciò che sta accadendo, di colpo hanno reso il tutto grottesco, e la razionalità filosofica ha gridato vendetta. Inverosimili i proclami di geopolitica che hanno portato a una "guerra Santa" reclamata dal volere della storia, assurdi i paradossi tra sanzioni e il flusso di oro azzurro che scorre al di sotto della terra ucraina. Nessuno chiude i rubinetti, né Mosca né Kiew, né l’UE. Troppi interessi in un gioco a tre dove uno solo ruberà il mazzo, e già si intuisce chi è.

Non c’è filosofia tra le macerie di Mariupol o nelle fosse comuni di Bucha! Invece, le immense  ricchezze del Donbass in materia di: ferro; cromo; cobalto; titanio; carbone; lignite; grano; altri metalli e terre rare, danno un senso ben più “logico”e meno "patriottico" a questa come a tutte le altre guerre nel mondo. La smettano quindi gli esperti militari, gli opinionisti e le giornaliste rampanti di cedere alla vanità di perforare il video, sparando un tanto al chilo: immagini scioccanti, intellettuali ideologie di morte e fake news di seconda mano. La verità è come la morte: singola.

Un aforisma che risale a Socrate, poi ripreso chissà quando da un anonimo francese recita: “c’est l’argent qui fait la guerre”.… È sempre & solo questione di $oldi! Qui il cerchio tra filosofia e logica si chiude. Quel conflitto che dapprima ha sorpreso, quindi confuso il decadentismo occidentale, alimentando poi orrori e paure, di fatto è un’altra sporca, crudele guerra imperialista e nient’altro.

Se i pretesti storici e ideologici hanno una data precisa a cui risalire per regolare i conti, ogni conflitto non finirà mai. La prossima volta sarà il turno “degli altri”.

 

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Articolo pubblicato il 21/04/2022