25 Aprile. L’Anpi non ha il monopolio della Resistenza

La lucida esposizione del Presidente della FIAP, Antonio Caputo

Sono trascorsi 77 anni da quel 25 aprile del 1945, quando Milano fu liberata  e, almeno formalmente terminò in Italia la seconda guerra mondiale. Ritenevamo che, in uno spirito di concordia, le tensioni che nel corso degli anni, hanno alimentato i contrasti tra L’ANPI, d’ispirazione comunista e le altre formazioni partigiane pluraliste, fossero ormai sopite.

Il conflitto tra Russia ed Ucraina ha invece rinverdito le divisioni all’interno dell’ANPI, tra il presidente Pagliarulo ed altri esponenti a livello locale. Polemiche che stanno coinvolgendo il mondo politico e l’opinione pubblica.

Per superare le inevitabile confusioni, ospitiamo una lucida analisi sul ruolo e gli obiettivi delle formazioni parigiane, scritta dall’avv. Antonio Caputo, vice presidente della FIAP ( Federazione Italiana Formazioni Partigiane).

“Sono presidente della Federazione dei circoli Giustizia e Libertà e vice presidente nazionale della FIAP (Federazione italiana Associazioni partigiane). Occorre far chiarezza sul 25 aprile per recuperarne il senso più pregnante di ricorrenza patriottica e festa civile, in un greve momento funestato dalla criminale guerra di invasione della Russia, in cui la celebrazione rischia di essere svilita se non affossata in un mare di polemiche che tradiscono il sacrificio di quanti ci fecero dono della Libertà.

L'Anpi, importante associazione della memoria resistenziale (1943/1945), una vicenda corale che ha trovato il suo compimento nella Costituzione repubblicana del 1948, bibbia civile di tutti i cittadini italiani e base dell'ordinamento civile e politico, non può avere il monopolio della memoria, storicamente, politicamente, eticamente, plurale della lotta di Liberazione.

Le cui componenti, da quella militare, a quella politico-civile, a quella "passiva" o disarmata, hanno coinvolto amplissime fasce della popolazione, in un impianto corale polifonico. E il cui lascito, la Libertà, le istituzioni democratiche, i diritti dell'uomo, attraverso la Costituzione è proprietà di tutti gli italiani, a prescindere dal credo di ciascuno, anche di coloro che a quel tempo ne erano nemici più o meno consapevoli.

Dopo il 1945, scioltosi il Corpo volontari della Libertà militante, grande struttura combattente, riconosciuta dagli Alleati alla Liberazione, a cui facevano riferimento oltre alla componente militare, rappresentata dal generale Raffaele Cadorna, al vertice del Corpo con Luigi Longo (comunista e comandante  partigiano delle brigate Garibaldi), Ferruccio Parri (azionista e comandante partigiano delle brigate Giustizia e Libertà) le formazioni combattenti della Resistenza: dalle brigate Garibaldi, a cui faceva riferimento il partito comunista del tempo a guida togliattiana, poi divenute principale o fondamentale punto di riferimento di memoria attiva dell'Anpi (che ottenne il riconoscimento in ente morale nel giugno 1945), alle brigate Giustizia e Libertà, seconde come numero di combattenti alle Garibaldi e molto presenti anche in numeri preponderanti in specie in Piemonte.

A Cuneo, Duccio Galimberti, patriota repubblicano mazziniano giellista, diede vita alla prima banda partigiana, il 9 settembre 1943, col nome Italia libera, a cui fece riferimento l'altra importante Associazione combattente, la FIAP, fondata nel 1949 da Ferruccio Parri, partigiano di GL, già sodale di Carlo Rosselli e primo presidente del Consiglio dell'Italia liberata (il governo della Resistenza), nonché le brigate Matteotti (di ispirazione socialista), Mazzini (di ispirazione repubblicana) e anarcolibertarie (in specie in Toscana), e autonome, tutte confluite sul terreno della memoria attiva nella Fiap.

Altra fondamentale componente del Corpo volontari della Libertà diede forma dopo il 1945 alla FIVL, FEDERAZIONE volontari della Libertà, che faceva riferimento alle brigate combattenti di estrazione cristiana e cattolica e alla brigata Mauri, a guida democristiana nel dopoguerra. 

Occorre considerare sempre il pluralismo polifonico della Resistenza e del 25 aprile 1945 quale data che segnò un nuovo inizio della storia di una patria costituzionale comune a tutti gli italiani. Avere la generosità di riconoscere insieme la peculiarità di ciascuno, tutti accomunati da una libera cittadinanza costituzionale e repubblicana. In prospettiva, ridare forma e vita al Corpo volontari della Libertà di tutti i patrioti italiani che si riconoscono in quel che è stato definito secondo Risorgimento.

Al cui interno, unitario, possano convivere come allora le peculiarità e differenze di ciascuna sensibilità. 

Per evitare appropriazioni indebite di parte che facciano smarrire il senso più profondo di una storia comune che vale la pena non dimenticare e celebrare perché l'orrore e il disonore della tirannide e della guerra, ora incombente anche in Europa, a seguito della criminale invasione dell'Ucraina, non si ripetano. Per bandire la guerra per sempre dalla storia”.

Antonio Caputo

 

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Articolo pubblicato il 25/04/2022