Sconcezze di Stato. Il Canone Rai continua a pesare su cittadini. Perché?

Il finanziamento della Rai (circa 1.630 milioni di euro all’anno) è erede di un mondo che non esiste più.

Tra la cronaca dall’Ucraina e il petrolio che vola, ogni tanto, un po’ in sordina, si sente parlare della decisione ineludibile per il Governo, da maturarsi entro l’anno, su come il cittadino dovrà continuare  a pagare il canone rai, dopo che l’Ue ci ha fatto notare che la riscossione non può essere fatta nella bolletta della luce, visto che si tratta di oneri.

Se partiti e ministri non fossero trinariciuti, sarebbe l’occasione propizia, oltretutto in periodo di magra,  per ripensare il nostro sistema pubblico di informazione radiotelevisiva. Ma, piccolo particolare, occorrerebbe volontà politica, in quanto tutti i partiti, nessuno escluso, hanno tornaconto dalla spartizione Rai e, al momento, non sembra che vogliano rinunciare agli interessi di bottega, ovviamente spacciati per interessi collettivi.

Il nostro sistema di gestione e finanziamento della Rai (circa 1.630 milioni di euro all’anno) è erede di un mondo che non esiste più, quando i partiti erano espressione viva dei cittadini e tutto passava attraverso essi.

Oggi i partiti, compresi i fuoriusciti del gruppo misto o i gruppuscoli nati in questa legislatura, sono gruppi di potere e di “clienti” che parlano a se stessi  e riescono pure a contraddirsi, sulle scelte strategiche per il Paese, a distanza di qualche settimana. Protagonisti oggi e cadaveri appena si tornerà alle urne. Quindi affidamento pari a zero.

Le comunicazioni e le informazioni oggi hanno molteplici canali di distribuzione, soprattutto quelli della Rete, ma il nostro sistema pubblico si finanzia ed è impostato come quando c’era il monopolio. Tant’è che la Rai è oggi in abuso di posizione dominante con i suoi concorrenti (essenzialmente mercato pubblicitario) che non fruiscono del canone: tutti lo sanno, autorità di controllo incluse, ma fanno salti mortali per dire che invece è tutto a posto… essere Stato, sembra che dia diritto a violare leggi che, altrimenti, sono applicate – solo per loro – ai concorrenti Rai.

I sommovimenti a cui assistiamo, anche di partiti  che in passato hanno promosso iniziative per l’abolizione del canone, avvengono sempre nella logica di una migliore spartizione del potere, purtroppo anche abbassando la qualità dell’informazione.

Non si discute e non si propongono, per esempio, cambiamenti radicali che, di per sé, non potrebbero che mettere la parola fine a questa gestione Parlamento/partiti. Sembra che, più che informazione istituzionale, l’interesse sia per uno strumento di propaganda, gestito da servi, spaziando anche sullo spettacolo. Lottizzazione selvaggia, come purtroppo capita anche in altri gangli delicati dello Stato, Sanità regionale inclusa.

Gli elettori alcuni fa (1995) furono chiamati ad esprimersi sul modello di gestione con un referendum, e indicarono al legislatore la privatizzazione. Considerazione=zero! Ma i sepolcri imbiancati continuano a blaterale sulla Democrazia applicata!

Vari tentativi di confronti e cambiamenti parlamentari sono rimasti lettera morta… il fatto che tutti i partiti (che mirano alla propria sopravvivenza) sono equamente rappresentati in Rai, la dice lunga e le conclusioni, scontate sono sotto gli occhi di tutti.

La fine della riscossione del canone in bolletta elettrica, quindi, sembra che non porterà a nulla di nuovo. La maggiore rivoluzione potrebbe essere (come avviene in Svezia, Norvegia, Finlandia, Belgio, Olanda e Spagna) che i mille e seicento milioni e rotti necessari alla gestione, invece di riscuoterli direttamente fossero presi dalla fiscalità generale.

Canone quindi abolito! Ma da qualche parte questi proventi andranno presi e non ci stupiremmo, per esempio, che si aggiunga qualche balzello sulla benzina (fonte eterna delle fiscalità più varie…). E comunque resterà l’irrisolto ed eterno problema: l’informazione come strumento di esercizio di potere e consenso e non come servizio pubblico.

 

 

Stampa solo il testo dell'articolo Stampa l'articolo con le immagini

Articolo pubblicato il 28/04/2022