I Templari in Liguria
Foto G. Guerreri

Testimonianze e suggestioni poetiche...

 

Quella che proponiamo è la parte centrale di un viaggio che, partendo dalla Francia, attraversa la Liguria per poi proseguire verso Roma o altre mete legate alla Cristianità. Un viaggio che moltissimi pellegrini percorsero nell’alto medioevo, scortati dai famosissimi Monaci Guerrieri, meglio noti come Cavalieri Templari.

Visiteremo, quindi, alcune località della Liguria che testimoniarono la presenza dell’Ordine Cavalleresco dei Cavalieri del Tempio di Re Salomone.

Al termine del presente articolo includeremo una piccola sorpresa: ...una possibile suggestione. Ovvero la presenza di un frammento, declinato in versi endecasillabi, di una ipotetica scena ambientata 700 anni fa nell'entroterra di Finale ligure.

 

Nel suo libro, “Templari in Italia – Ed Yume 2021”, Massimo Centini, brillante Firma di civico20news, dopo una puntuale presentazione dell’ordine, racconta nei dettagli le numerose testimonianze regionali che hanno caratterizzato la presenza dei Templari sul territorio nazionale.

Per motivi di spazio ci limiteremo a parlare della Liguria di Ponente, inserendo anche alcuni approfondimenti tratti dal web.

Iniziamo da Albenga:

L’archeologo Nino Lamboglia, notissimo studioso scomparso nel 1877, racconta, a proposito della Domus di San Calogero de Pratis di Albenga: “E’ la più importante chiesa romanica superstite, di origine altomedievale; e sia la facciata sia l’interno denunciano facilmente le sue diverse fasi costruttive: una romanica del XII secolo… La chiesa fu ospizio dei Cavalieri Templari nei sec. XII-XIII, poi parrocchia” (N.Lamboglia 1970). 

Al tempo dei Templari vi era una ricca teoria di vie che univano le principali località della futura Europa. Molte strade erano rivisitazioni di antichi percorsi romani o di successive risistemazioni. Sicuramente la strada più importante fu la Via Francigena.

 

Lunga 1800, dalla contea del Kent a Roma, attraversava la Francia, sfiorando il confine svizzero. Scendeva nella Liguria di Levante da Santo Stefano Magra fino alla Lunigiana.

 

Un tratto secondario della Via Francigena, quello che da Arles conduce a Genova, riguarda molte località liguri, legate alla testimonianza templare. La presenza dei Templari ha interessato molte località situate su questa via di collegamento. Da Ventimiglia a Luni, unendo i territori che rappresentano importanti tappe dei percorsi dei pellegrini che permettevano di allacciare la via Francigena, verso Est, con il Cammino di Compostela e la Grande Randonnée, in direzione Francia.

Un Comune particolarmente interessante, interessato dalla presenza Templare, è quello di Seborga, nell’entroterra di Bordighera.

Seborga vanta una storia antica e misteriosa. Ogni parte del territorio sembra ricordaci le nobili frequentazioni dei Cavalieri del Tempio, dal nome dei ristoranti a quello degli agriturismo, alle varie simbologie e soprattutto alle “presenze” che traspaiono in alcuni luoghi molto precisi.

Il nome del paese sembra avere due possibili spiegazioni: "Nelle forme storiche del toponimo si alternano due tradizioni, l'una dotta che cita l'insediamento col nome di Sepulcrum, l'altra più vicina alla pronunzia (Sebolcaro nel 1079, Suburcaro nel 1250, Seburco nel 1394); con la seconda concorda la dizione locale Seburga, maschile. Poiché da Seburga si può risalire a un *sepulc(a)rum, alterazione di sepulcrum, le due tradizioni non sono alternative per l'etimologia, ma resta ignoto a quale epoca risalga la denominazione e di quale sepolcro si tratta" G. Petracco Sicardi.
Seborga ha una grande ambizione, essere identificata come "Principato autonomo dallo Stato Italiano", con suo reggente dal titolo di "Principe" (di provenienza però monastica) si discute da tempo, e tante parole si sono spese per poter ottenere questo riconoscimento.

Giorgio Carbone, a lungo maestro dell'Ordine, guidandoci in un singolare cammino storico, presenta un testo che approfondisce molto bene l’argomento:

L' Ordine dei Cavalieri di Seborga è il tema centrale del libro. Molto si è scritto su Seborga, tuttavia ancora poco è stato detto a proposito del Venerabilis Ordos Sancti Sepulchri che qui è nato e che qui vive da oltre sei secoli.

Lo scopo di questo libro, dice il curatore Diego Beltrutti, è sintetizzato nella frasi di Giovanni : "perchè nulla vada perduto" (Gv 6,12). I cavalieri devono riconoscersi nelle loro basi religiose, spirituali e storiche; solo così avendo bene a mente la loro missione, i loro obbiettivi e meditando sulle vicende storiche in cui l'Ordine è stato coinvolto ed ancora di più sugli errori del passato, i cavalieri di oggi potranno continuare, sicuri, nell'opera…. I Templari a Seborga – 4 giugno 2013, di Giorgio I di Seborga, a cura di D. Beltrutti.

Riprenderemo sicuramente un approfondimento su Seborga, attualmente interessata da molti eventi locali e nazionali.

Procedendo verso Savona, incontreremo delle altre dipendenze templari, come quelle della chiesa di San Calocero di Carenna e di San Giacomo, nei pressi di Aquila d’Arroscia.

Presso Ferrania (SV) è presente un importante centro collegato con l’Ordine del Tempio. La Domus di Ferrania, della quale non ci sono più tracce, era collegata con quella di Albenga.

Sempre ad Albenga è collegato il castello di Zerbulo dalla quale sarebbe dipeso.

A titolo di curiosità vorrei soffermarmi su un tratto di strada romana, conosciuta come Via Julia Augusta, che potrebbe sicuramente aver agevolato il cammino dei pellegrini e dei Templari che dovevano raggiungere la Francia, partendo dall’area savonese.

Si tratta di un breve tratto della nota Via romana che partendo da Piacenza, attraversava Voghera, Tortona e Acqui terme. Scendeva, quindi a Vado, passando per l’entroterra di Finale per raggiungere Albenga e Ventimiglia.

Un tratto che risulta essere particolarmente interessante è proprio quello che interessa l’entroterra di Finale ligure: la Piccola valle che unisce il Comune di Magnone, vicino a Noli, con Finale ligure.

La Valle, chiamata Ponci per la presenza di cinque ponti romani, può essere considerata una delle tante diramazioni di quel complesso di strade che univano Piemonte, Liguria e Francia. Note come le Vie del Sale.

Questo frammento stradale, lungo poco più di due chilometri, è stato testimone della presenza di notissimi personaggi storici come Dante Alighieri e Giordano Bruno. Ne parla anche il compianto Anacleto Verrecchia nel suo libro dedicato a Giordano Bruno e pubblicato da Donzelli.

 

La Valle in questione possiede un fascino del tutto particolare e se la si percorre con la giusta attenzione, non è escluso che si possano udire dei versi molto particolari, evocati dalla magia del luogo:

 

Udivo, tra la selva nei colori

d’arbusti con le foglie già vizzite,

il vento, che urlando suoi vigori,

 

baciava quelle fronde senza vite.  

Il sole come un serpe s’insinuava

cercando di toccar la terra mite,

 

si come nei meandri la Moldava,

del mar cerca l’amore, senza posa.

Mirai verso quel sol che mi baciava,

 

qual fossi io di lui, l’amata sposa,

in quel calor, d’origine divina,

che con l’Amor ne fa una sola cosa.

 

Si come un ramo che, il fusto inclina,

io mi posai a riverir la Terra,

sentendo quel tepor ch’ella propina:

 

parommi di giacer in vitrea serra.

Poi scosso da un rumor di strani canti,

vidi lontan, bardati come in guerra,

 

un sì sparuto numero di fanti,  

spinger un carro che, robusto e lento,

a grave passo lo portaro avanti.

 

Or taci pensier mio ch’io già sento     

l’olezzo che perviene dal sudore

portato qui tra noi, da un fine vento,

 

c’ammorba tutti col suo grave odore.

Scorgendo me, la lunga carovana,

fermò, mostrando tutt’ il suo candore:

 

rosse le croci, bianca la sottana

di nove cavalier dal guardo fiero.

Ma ‘l carro avea parvenza di puttana:

 

Lo strame dal colore quasi nero,

trovassi mescolato al sol del fieno,

mostrandoci un tutt’un, affatto vero;  

 

e il carro si empì dell’or in seno,

celato dalla lurida mercanza,

che mai sentì tirar, pel troppo pieno…. 

 

Il noto Gargantua, nella sua panza!  

Conobbi dei Fratell’ i dotti segni

che scoprono i Savi in lontananza,

 

baciai tre volte quei Nobìli degni   

e per tre volte venni ricambiato.

L’onor che Cavalieri ha reso pregni,  

 

tornando nello corpo già rinato,

trasmuta ‘l cor dei grandi condottieri   

In puro amore, tutto immacolato.

 

E anche se mai vidi prima i fieri

Fratelli miei, in questa nobil vita,

trovai ne loro occhi quei misteri      

 

a dimostrar che via non fu smarrita.

Fuggiron dagli artigli di Filippo

Trovando a mezz’il Cielo via d’uscita

 

menando presso a lor, con quell’inghippo,

un ‘si lucent’ e fulgido tesoro.

Se in Grecia, nel pensiero di Leucippo

 

dell’atomo troviamo il primo coro,

più forte in Democrito la scienza,

potè urlare dall’ardito Foro.

 

Per questo i Cavalieri di Sapienza   

son giunt’a noi portandosi del Tempio,

la conoscenz’ in forma di semenza,     

 

nascosta tra lo carico più empio.  

E i Rosacroce presto s’arricchiro

non già del vil metallo, per esempio,

 

ma di quell’or, nascosto in un sospiro,

che solo i sensi fini hanno avverto.

Tornando in dietro vidi, tutt’in giro,

 

che nella nuda rocca era scoperto

si picciol foro, e magica caverna,

che Fate, per lor nove, avean aperto.

 

E vi calaron nella parte interna,

i pani di quell’oro risplendente,

celandone per l’era sempiterna

 

la vista a quelli che, profanamente,

potevano violarne la presenza.

Partiron, dopo quell’azion prudente,

 

convinti d’aver colto nell’essenza,

giungendo in Toscana, terra mia,

dell’oro nudi solo in apparenza.

 

In seno alla Liguria, è ben che sia,

nascosta nell’antica via del sale,

che parte dalla vecchia Final Pia

 

secando i monti dall’azzurre cale.

E giace ancora in quello strano loco,  

coprendo della grott’il suo fondale,

 

lucendo tutto, quell’ambiente fioco

se solo un raggio quella va a baciare.

Così potei spiegare, a poco a poco,

 

che nobile tesor, prossim’ al mare

gli eredi dei virtuosi Cavalieri,

potranno, se vorranno, ritrovare.

 

Patiro, in ver quei nobili cimieri

che senza peso eran ripartiti

or troppo alleggeriti degli averi

 

chè sol d’onore erano vestiti.

Piansi nel cor, celando in me ‘l segreto,

del punto che, dischiud’ in questi siti

 

di Madre Terr’ il suo prezioso feto,

e dove sta sepolto, sotto i liti,

da troppi anni a riposare cheto.

 

Tratto da:  "L'Ombra della Luna - G.Guerreri - ed G. Laterza 2007"

 

 

Terminiamo questa breve descrizione di alcuni luoghi interessati dalla presenza dei Templari, considerando di riprendere l’argomento in futuro.

 

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Articolo pubblicato il 30/04/2022