Putin: da soft power ad hard power

Russkij mir La longa manus di un ineffabile zarastro

Zar era il titolo che si dava ai sovrani della Grande Russia. Astro è qualunque oggetto luminoso della sfera celeste: sono astri le stelle, il Sole, la Luna, che fanno bello il firmamento col loro splendore. Astro è anche un suffisso peggiorativo, dispregiativo, che toglie e quasi azzera tutto il valore dell’aggettivo o del nome a cui si aggiunge: zarastro, e niente più resta, a zar, del suo splendore imperiale.

Zarastro Putin - questo ho sentito dire di lui da alcuni operai in pausa nel cantiere stradale sotto casa - zarastro Putin ha chiamato “operazione militare straordinaria” quella che per tutti è guerra e poiché Putin è lo Stato, nello Stato di Putin si rischia la galera a chiamar guerra quella che, per Putin, guerra non è. La Russia, dunque, non fà la guerra in Ucraina. Con la carneficina fratricida, che compulsa violentemente anche i più duri per l’orrore delle immagini trasmesse da eroici corrispondenti, Putin, lì, sta solo smilitarizzando e denazionalizzando il popolo di quella terra, cui per errore, secondo lui, dopo la Rivoluzione di ottobre del 1917 fu riconosciuta la peculiarità di Stato sovrano, che non gli appartiene; quel popolo, e quel territorio – lo dice lui - appartengono alla Russia.

Per gli studiosi, che guardano alla Storia oltre la Cronaca del quotidiano, la presa dell’Ucraina è un passo ulteriore nella realizzazione del “Piano” di Putin il quale, interrogato da Olaf Scholz in merito al suo contenuto, nella conferenza stampa del 15.2.22, dopo aver detto che: “Tutto procederà secondo il Piano”, rispose solo: “Il Piano, noi sappiamo qual è”. Però, questo Piano di Putin, mai da lui esplicitato, può essere desunto dalle sue frequentazioni di certi salotti culturali della “intellighentsia” di Mosca, ideologicamente vicina a Russkij mir: Universo russo.

Mir è termine dalle molte traduzioni: pace, mondo e anche governo. Un poco liberamente, guardando alle finalità istitutive, potremmo tradurre così questa espressione: Governo per la pace in un mondo russo.

Russkij mir fu fondata da Putin nel 2007 per promuovere il patrimonio culturale della Russia e la sua lingua, in collaborazione con la Chiesa russa ortodossa. Con sofisticata metodica, negli anni, senza dare tanto nell’occhio e, anzi, facendosi apprezzare localmente per i suoi ritorni sul territorio, Russkij mir ha sviluppato il suo progetto globale, sotto l’egida e con le sponsorizzazioni economiche del Ministero degli Affari Esteri e quello della Istruzione e della Scienza della Federazione Russa, studiato per contrastare le tradizioni culturali dell’Occidente… e quindi asservirlo. La Federazione Russa sostiene, con ampie misure finanziarie, tutte le strutture Russkij mir e similari, presenti all’estero in numerosi Paesi come organizzazioni senza fini di lucro, quali le nostre ONG: Organizzazioni Non Governative, quindi, che promuovono attività diverse di tipo socioassistenziale, umanitario, culturale. In Italia, ce ne sono in varie città e una Associazione culturale Russkij Mir opera anche in via delle Rosine a Torino.

Russkij mir, con tutte le altre compagini ad essa riconducibili attive nel mondo, è stato strumento efficace e longa manus di Putin, che gli ha permesso, in un ventennio di potere quasi assoluto, le più ampie manifestazioni del suo soft power, della sua capacità politica internazionale di convincere senza costringere e di suggerire tanto mostrando poco, circondato da quell’alone fascinoso di mistero attrattivo ereditato dal KGB, in cui ha militato per anni. Così, tanti hanno visto in lui un nuovo zar per una nuova Russia.

Ma, sotto le ceneri di subdole apparenze, covavano da sempre, occultati sapientemente, i carboni ardenti di quel “Piano”, che si lega ad arcani religiosi e affonda le proprie radici nel tessuto storico ed antropologico della Russia: il fondamento della dottrina politica di Putin è improntata, infatti, al sostegno d’uno Stato di tutti i territori di etnia russa, che potrà realizzarsi, con la chiesa russa ortodossa a far da ombrello, sotto la guida di un uomo nuovo, il quale sappia prendere in mano le redini della situazione al momento opportuno. Ora, la epidemica falcidia di vite umane da Covid, che ha stremato il mondo, per l’uomo giusto, che sappia approfittare di questo momento di debolezza collettiva, potrebbe essere il momento giusto per completare il puzzle etnico territoriale dell’utopico sistema geopolitico fantasticato.

Putin, che vagheggia una democrazia illiberale, che ammira da sempre l’Occidente e in particolare la vicina Europa, che non potrà mai accettarne i sistemi di vita connotati dall’imprinting della libertà, per un raptus quasi da incontenibile invidia, abbandona all’improvviso le blandizie del soft power.

La perversa intelligenza dell’ineffabile Putin, da mezzo del cammin della sua vita si è manifestata in modo proporzionale alla scalata del potere politico, cui lo hanno portato gli oligarchi, in un crescendo di reciproche concessioni, che hanno sollecitato i media ad accostare il locale sistema di remunerazioni a quello di certi metodi mafiosi. Giunta finalmente l’ora, nella combinazione mistica degli eventi, Putin prende dunque la decisione, a lungo rimuginata nella ambizione di antichi risentimenti, e con un ultimo atto di relativo soft power nelle parole usate, ordina una “operazione militare straordinaria”, che però è guerra, estremo atto di hard power: decisione non compresa da chi gli sta vicino e neppure da chi, da sempre, lo osserva da lontano e improvvisamente dipana dubbi mai sopiti, che teme molto possano diventare certezze: infatti, spaventa non poco la guerra atomica, che potrebbe cancellare il mondo, ma fa paura anche la diffusa presa di possesso della ideologia panrussa, sostenuta dal misticismo ortodosso, che potrebbe riconfigurare quel che resterebbe del mondo, diversamente non cancellato.

Si vales, vàleo.

Stampa solo il testo dell'articolo Stampa l'articolo con le immagini

Articolo pubblicato il 30/04/2022