Torino: arte farmaceutica dall’epoca romana ad oggi

Di Luca Guglielmino (Dodicesima Parte)

Tra Ottocento e Novecento - I corsi di farmacia vennero aperti alle donne già nel 1875 ma la prima diplomata (diploma quadriennale) la si ha solo nel 1893 e la prima laureata nel 1903 (laurea quinquennale).

Nel 1911 le donne iscritte a chimica e farmacia erano il 30% degli studenti (Archivio Storico Università di Torino - verbali della Scuola di Farmacia e carteggio relativo ad affari diversi cit. in Lomagno).

Nel 1933 il T.U di legge per l’Istruzione superiore prevede due lauree distinte: chimica quinquennale e farmacia quadriennale ma solo nel 1936.

Lo Statuto dell’Università di Torino, pur non abolendo il diploma quadriennale, non lo attiva più. Veniva quindi riconosciuta definitivamente la laurea in farmacia con introduzione di materie mediche come anatomia e fisiologia e biologiche.  

Alleanza Cooperativa Torinese

Tra Ottocento e Novecento merita accennare all’Alleanza Cooperativa Torinese (ACT).

L’ACT nasce con l’affermarsi del socialismo a Torino che già aveva dato vita all’Associazione generale degli operai (prima Società degli operai di Torino - società di mutuo soccorso fondata nel 1850) e alla Società cooperativa ferroviaria (cooperativa di consumo fondata nel 1874) che, alleate, diedero vita all’Alleanza Cooperativa nel 1899.

Le società rimanevano autonome unificando però le attività di consumo e sanità.

Così si potevano acquistare grandi quantità di derrate insieme, riducendo i prezzi al consumo. Tra i servizi messi in comune vi erano due farmacie con laboratorio e un consorzio sanitario.

Gli spacci furono aperti anche ai non soci.

Con il sistema rochdaliano inaugurato in Inghilterra a Manchester nel 1844, le cooperative iniziarono a vendere a prezzo di mercato, ovvero, meglio ancora, al prezzo migliore esistente sul mercato, a prezzi non gravati da rendite speculative e monopolistiche.  

A fine anno, l’avanzo di gestione veniva in parte accantonato per gli investimenti, in parte per vantaggi collettivi e quel che rimaneva veniva distribuito fra i soci, non in proporzione alle quote possedute, come avviene, di fatto, nelle società fondate sul capitale, ma in base agli acquisti messi in atto da ciascun socio presso la cooperativa (il ristorno).

Il concetto, che sta a monte di questo sistema, consiste nel fornire al socio una restituzione di ciò che ha pagato in più rispetto al puro costo del prodotto, vale a dire un premio alla fedeltà dimostrata nei confronti della cooperativa. Da questo momento in poi, in cui la svolta dovette comprendere la migliore definizione dell’organizzazione economica, ma soprattutto ideologica del sistema cooperativo, iniziarono a diffondersi numerose iniziative in varie direzioni: un magazzino sociale all’ingrosso, case cooperative, giornali cooperativi, società di previdenza e assistenza. Ed è ciò appunto che avvenne a Torino.

Tra l’altro l’ACT finanziò il Partito Socialista, il giornale Avanti!, le leghe sindacali, la Camera del Lavoro e gli operai in sciopero. Durante la Prima Guerra Mondiale prevalse una linea neutralista - massimalista così come nel PSI torinese anche se il direttore ACT Quirino Nofri era un socialista riformista e interventista.

Nel maggio 1915 vi furono dimostrazioni antinterventiste e tra il 21 e il 26 agosto 1917 vi fu una vera e propria rivolta che ebbe a pretesto il mancato rifornimento del pane, tanto che Torino fu posta in stato d’assedio. Risultato 50 civili e 10 militari morti, 200 feriti e un migliaio di arrestati e imprigionati. L’ACT sostenne il biennio rosso e la FIOM tra il 1920 e il 1922. Con il Congresso di Livorno del 1921 si forma per scissione del Psi il PC d’Italia e alcuni suoi esponenti come Angelo Tasca e Umberto Terracini erano esponenti di spicco dell’ACT.

Con l’avvento del fascismo l’ACT entra in crisi e molti soci ritirano i loro investimenti e risparmi provocando una crisi di liquidità. Alla fine, l’Alleanza Cooperativa viene consegnata a un commissario prefettizio e, con RD del 14 giugno 1923, diviene ente morale, perdendo i suoi caratteri di cooperativa e di scelta democratica dei vertici.

Con il saccheggio e l’incendio della Camera del Lavoro del 1921- 1922 tutte le attività sociali che erano site nel palazzo di corso Siccardi 12 sono soppresse.

Le strutture sociali sono trasformate dal regime a scopi propagandistici ed è sviluppato soprattutto il settore commerciale.

Alla Liberazione vi è un lungo commissariamento politico durato fino al 1954, ma l’ACT rimane sempre ente morale e il nuovo statuto del 1958 è frutto di un compromesso politico tra i partiti. La nomina dei vertici avviene solo parzialmente in modo diretto. Successivamente si pone il problema dell’ammodernamento e, negli anni Settanta, si trasferisce il settore alimentare a Coop Piemonte.

Il settore farmaceutico - otto farmacie e un laboratorio - è gestito direttamente, poi queste sono cedute alla Città di Torino che le incorpora nelle farmacie comunali.

L’ACT è definitivamente liquidata nel 2005.

Degne di nota erano le farmacie ACT numero 7 o degli Stemmi fondata nel 1717 come spezieria dell’Ospedale di Carità e aperta al pubblico nel 1732, con arredi di Gabriele Capello detto il Moncalvo, in via Po 31/B, e la numero 3, in stile liberty, in via Pietro Micca angolo via XX Settembre.

Luca Guglielmino

Fine della Dodicesima Parte - Continua

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Articolo pubblicato il 07/05/2022