«Emozioni Condivise», Mostra collettiva di pittura a Torino

Presso la Saletta d’Arte “Lo Scarabocchio”, in via Domodossola n. 44, in Borgata Parella

A Torino, il 14 maggio 2022, alle ore 17:30 verrà aperta la Mostra collettiva dal titolo «Emozioni Condivise» presso la Saletta d’Arte “Lo Scarabocchio”, in via Domodossola n. 44, in Borgata Parella.

La Mostra è stata organizzata da Ciro Spinapolice, presidente del Gruppo Associativo Artistico Culturale ART-TO e dal critico d’arte Elio Rabbione.

Gli artisti che espongono le loro opere nella Mostra «Emozioni Condivise», che rimarrà aperta fino al 4 giugno, sono Flora Barin, Francesco Italiano, Jone, Valeria Marchiò.

Flora Barin, nata a Noale (Venezia), vive e lavora a Scorzè, sempre in provincia di Venezia. Autodidatta, ha frequentato corsi di pittura. A commento della sua opera, ha fatto queste affermazioni “L’Arte è l’esteriorizzazione del nostro spirito. Un sé che diventa un noi a rappresentare l’epoca in cui viviamo.

È per questo motivo che considero l’Arte il sublime dell’uomo, la parte che ci unisce all’Universo. Ho sempre amato l’Arte, in tutte le sue forme, mai mi stancano le emozioni che l’uomo ha trasmesso nel suo cammino. L’Arte è l’essenza della vita umana su questa terra. Leggendo la storia dell’Arte ne abbiamo la conferma”.

Francesco Italiano vive e opera a Piossasco, in provincia di Torino: Si è diplomato al Liceo Artistico della nostra città, alla fine degli anni Sessanta, in un periodo turbolento ma pieno di aspirazioni sociali e culturali. Vanta tra i suoi maestri noti nel gruppo degli artisti più conosciuti ed apprezzati nell’ambiente del capoluogo piemontese: Chessa, Carena , Sciavolino, Tabusso , Viano , Paulucci e il mitico Massara, esimio professore di storia dell’arte. Ha frequentato la facoltà di Architettura per alcuni anni, utili all’impostazione scientifica e al consolidamento dell’interesse per i problemi sociali, avvicinandolo alla cultura e alla necessità della risoluzione degli stessi a cui spesso si riferiva nelle sue opere. Dal 1995, ha iniziato a intervenire nella vita pubblica dell’mondo dell’arte con esposizioni e partecipazioni a concorsi e mostre personali e collettive, ottenendo sempre esiti favorevoli e lusinghieri.

L’arte di Francesco Italiano si caratterizza con i suoi profondi e sentiti significati sociali verso le complesse e apparentemente insolubili problematiche dell’ambiente e la salvaguardia dei valori umani ed universali.

La sua è una pittura a volte inquietante, densa di simboli e riferimenti di denuncia, dai toni coloristici chiaroscurali apparentemente cupi, ma sempre attenti alla speranza. Da tempo Francesco Italiano ha intrapreso, non amando la l’unitematicità della tecnica accademistica, la via della sperimentazione con la creazione di tecniche e materiali particolari. È così divenuto fautore di una sorta di eclettismo pittorico che gli permette di raggiungere l’unicità della creatività, abbracciando le tecniche più svariate che rimangono comunque riconoscibili e mai superficiali e vuote di significato.

Jone è nata a Lecco nel 1957 ed ha frequentato il Liceo Artistico Statale di P.zza XV aprile a Milano, dal 1972 al 1975. È residente a Bracca (Val Serina) in provincia di Bergamo, ed ha partecipato a mostre collettive e personali in Italia e all’estero.

A proposito della serie dei sette dipinti in mostra, ovvero le “Sacre Fiamme” narra questa breve storia circa l’ispirazione per la loro realizzazione: “Tempo fa mi capitò di leggere un brevissimo testo: Le sette lingue del fuoco sacro. Quindi la lista delle sette e denominate come segue: La Nera, La Terribile, La Fumosa, La Tutta Rossa, La Rapida come il pensiero, La Scintillante, La Divina Risplendente.

Non sapevo esattamente di cosa si trattasse, mi sentivo però attratta e cominciai a pensarci in termine di rappresentazione pittorica. Iniziai questo lavoro nel periodo primo di lockdown, ordinai le sette tele, che dovetti aspettare per oltre un mese. Le ordinazioni di materiale arrivavano in ritardo, ed ebbi così un ulteriore mese per meditarci su. Consultai il mio “amico conoscitore” delle Sacre Scritture e tutto mi fu chiaro, il Fuoco, uno dei cinque elementi che formano gli universi e tutto il creato, nella forma di Agni o Fuoco sacro, descritto nei Purana (testi religiosi della letteratura indiana) specifica la distinzione e la qualità delle varie fiamme e il loro significato. Iniziò così il mio lavoro pittorico, immaginandone le forme”.

Valeria Marchiò è nata nel 1971 a Torino, dove vive e lavora.

Autodidatta, così presenta la sua produzione artistica: “Questi sono alcuni dei disegni che mi hanno colpito e spinto a fare questo esperimento. Potrebbe essere una sorta di "art brut" ma in realtà i disegni che ho visto sono centinaia e il concetto di una visione a 360° che unisce segno e pensiero è quello che mi ha colpito. Per come la penso io, qui c’è comunque qualcosa di particolare da valutare, anche se il paragone con il cubismo è portato al paradosso, esiste una unicità e una particolarità che avremo magari la possibilità di discutere come confronto culturale.

Succede spesso che l’uomo, di fronte ad un limite, ad un muro, ad un monte da scalare o a una barriera, non sa far altro che vedere la fine di un qualcosa o l’impossibilità di oltrepassarla”.

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Articolo pubblicato il 10/05/2022