Il maniero della marchesa - Il Castello Barolo

di Alessandro Mella

Andando a spasso per le magnifiche colline del cuneese è possibile giungere nel celeberrimo comune di Barolo ove sorge un antico e storico castello.

L’edificio oggi sorge sul sito che vide formarsi, già nel X secolo, una fortificazione voluta da re Berengario I, per difendere la comunità dalle incursioni di ungari e saraceni. Reminiscenze di quell’antica struttura difensiva sono ancora parzialmente percettibili tra i molti rimaneggiamenti susseguitisi nei secoli successivi. Fu nel XIII secolo che le antiche mura passarono al controllo del comune di Alba e poi della storica famiglia dei Falletti. Nel tempo i suoi membri apportarono numerose migliorie dovendo poi provvedere ad un’intensa opera di restauro in seguito ai travolgimenti militari e politici del XVI secolo quando le milizie galliche lo saccheggiarono e danneggiarono pesantemente.

Fu nell’Ottocento, tuttavia, che il castello divenne meta di frequenti permanenze estive di Carlo Tancredi e Giulia Falletti di Barolo e del loro celeberrimo bibliotecario e segretario Silvio Pellico da Saluzzo. Patriota insigne e letterato che certo non ha bisogno di presentazioni.

Nota per le sue opere di bene ed il cuore generoso, Giulia volle che alla sua scomparsa, nel 1864, il castello si costituisse in Opera Pia Barolo per realizzare un collegio e scuola utile ai giovani più bisognosi del territorio:

«Io fondo in Barolo, ovvero nel Castello della Volta, se più convenisse, provincia di Alba, un collegio che porterà sempre la denominazione di Collegio Barolo, nel quale potranno essere ricevuti, mediante una modica pensione, i fanciulli cattolici di qualsiasi ceto, i quali per iscarsezza di mezzi di fortuna, non fossero in grado di procurarsi una buona educazione negli altri collegi, od altrimenti nel Piemonte.

Oltre ai detti allievi, vi dovranno essere ammessi gratuitamente sino al numero di quindici iuclusivamente, tutti quei fanciulli cattolici che, privi di beni di fortuna, ma provveduti di talenti e di attitudine alle scienze ed alle arti, non potrebbero per mancanza e insufficienza di educazione conseguire uno stato nella società, e sarebbero verisimilmente altrettanti ingegni perduti. Voglio che la direzione e l’amministrazione del detto Collegio siano affiliate al Corpo Religioso che secondo i tempi o la sua saviezza, sarà sempre determinato dal Consiglio d’Amministrazione». (1)

Tuttavia, la fondazione del collegio ebbe un iter assai travagliato e ci vollero diversi anni prima di riuscire a raggiungere lo scopo:

Collegio Barolo. - Sotto il titolo di un'interpellanza la S. V. chiarissima ha pubblicato nel foglio di ieri (giovedì 12 corrente) un articolo relativo ad un Collegio da fondarsi nel comune di Barolo a prò di giovani studiosi, il quale contiene un desiderio ed un rimprovero. Il desiderio che esprime l'autore dell'articolo, di vedere al più presto eseguita la volontà della benefica marchesa Falletti di Barolo che decretò l'erezione del Collegio, è veramente legittimo ed onesto, e non ha chi al medesimo non si unisca e non faccia plauso; ma non così facilmente si può accettare il rimprovero che l'articolo contiene per alcune osservazioni che la S. V. vorrà permettermi di qui esporre con la massima brevità e schiettezza.

Innanzi tutto è verissimo, che la marchesa di Barolo nel suo testamento 20 agosto 1858, aperto con verbale 21 gennaio 1861, dopo avere assegnato per l'acquisto e l'adattamento dei fabbricati ed ogni altra cosa necessaria al Collegio la somma di lire 200 mila (e non lire 300 mila, come dice l'articolo) diede facoltà di differirne l'apertura per anni cinque dalla sua morte; ma è vero altresì, che con la sesta aggiunta di testamento, in data 11 agosto 1862, la stessa marchesa di Barolo dichiarò che per far fronte ad altre spese da essa indicate si dovesse prescindere in tutto o in parte dalla fondazione del Collegio.

Le condizioni economiche dell'asse ereditario Barolo furono sinora abbastanza buone e non lasciarono mai temere, che rinunciar si dovesse allo stabilimento del Collegio; ma l'Amministrazione, dovendo provvedere al pagamento di cospicui legati, e dovendo assicurare le annualità assegnate incondizionatamente alle svariate opere figliali da essa dipendenti, dovette necessariamente procrastinare alquanto l'attuazione del Collegio, per non vederne sin dal principio minacciata l'esistenza: perciò lo spazio di un decennio non deve parer troppo lungo a chi conosca le condizioni economiche della pia Opera, e sappia quali preparativi siansi intanto compiuti per giungere alla più prossima apertura dello scolastico Istituto.

Mentre si compievano in questi ultimi tre anni le opere di riattamento per collocare il Collegio nell'antico castello di Barolo, si fecero continue ricerche per trovare una comunità religiosa (ammessa nello Stato come semplice associazione volontaria) che si assumesse, a tenore del testamento, la direzione del convitto e delle scuole, mediante l'annualità di lire 20,000, e provvedesse al mantenimento di 15 alunni che debbono godere posto gratuito: ma le indagini tornarono assolutamente vane per la tenuità dell'assegno, e per la scarsità di soggetti idonei, in cui versano le Corporazioni religiose: si pensò quindi alla formazione di un corpo insegnante composto di sacerdoti secolari, ed anche di laici.

Le difficoltà parvero da principio insuperabili, perché la dote assegnata dalla fondatrice si riconobbe al tutto insufficiente a compensare equamente, in un luogo dove mancano tutti gli agi ed i vantaggi della vita materiale, un personale idoneo ad erudire negli studi, o classici o tecnici, la gioventù.

Però l'Amministrazione dell’Opera, a cui nulla sta più a cuore, che l'eseguire con fedeltà le intenzioni della benemerita fondatrice, trovò modo di superare anche quest'ostacolo, e giovandosi di mezzi straordinari assegnò il fondo necessario per giungere allo scopo. Vennero quindi in campo vari disegni intorno alla qualità degli studi, a cui si dovesse destinare il Collegio.

Volendo il testamento che gli alunni abbiano l'età d'anni 12, si è dovuto escludere il semplice corso elementare. Parve men conveniente il corso classico mentre in parecchi Comuni finitimi sono collegi di bella fama che coltivano tali studi; si deliberò finalmente di stabilire nel collegio Barolo una scuola tecnica preceduta da una classe preparatoria. E prima che si venisse a questa risoluzione erasi accolta con favore una proposta dell'Amministrazione provinciale di Cuneo e del Comune di Barolo, inspirata dal Comizio agrario di Mondovì, di fondare in Barolo, col concorso del Comune, delle Provincie dell'antico Piemonte e del Governo, una Scuola speciale di viticoltura e di enologia: ma ragioni di ordine legale, amministrativo ed economico non permisero che il bel disegno si eseguisse; e però si die’ opera ad attuare con ogni sollecitudine un corso tecnico regolare simile a quello degl'istituti governativi.

E le cose sono ora a tal segno condotte, che il 1° novembre prossimo il collegio Barolo sarà inaugurato.

Il rettore fu già designato nella persona del dottore in lettere sacerdote Giovanni Quartero; le nomine degl'insegnanti sono in pronto, e saranno fra pochi giorni sottoposte all'approvazione del Consiglio scolastico provinciale; l'edilizio del collegio fra un mese sarà arredato di tutto punto.

Per conseguenza la S. V. ben vede che la Amministrazione dell'Opera, non che meritare rimprovero per ciò che ha fatto, onde eseguire in questa parte le intenzioni della marchesa di Barolo, può, senza darsi vanto, aspettarsi una parola di approvazione da chi saggiamente estima le cose, e sa apprezzare il buon volere.

Nella segreteria dell'Opera pia Barolo, in via delle Orfane, n. 7, in Torino, si accettano fin d'ora le domande degli aspiranti ai posti gratuiti, i quali dovranno avere più di 12 anni, aver compiuto almeno la 3a classe elementare ed appartenere a famiglia non agiata. Si accettano pure le domande degli aspiranti con pagamento di pensione fissata a 40 lire mensili.

Io sarò riconoscentissimo alla S. V. Ill.ma se vorrà per atto di cortesia pubblicare queste poche osservazioni. Torino, 13 agosto 1875. T. Pietro Baricco Amministratore dell’Op. pia Barolo. (2)

Tuttavia, nel 1875, finalmente il collegio entrò in piena attività dopo i lavori di riadattamento della struttura. Ma le difficoltà che l’avvio dell’istituzione dovette vivere restarono ben impresse nella memoria collettiva:

Non è dunque da stupire se dalla morte della Marchesa Barolo, avvenuta il 19 Gennaio 1864, all’apertura del Collegio, che fu nell’autunno del 1875, siano trascorsi oltre undici anni. Mentre si compievano le opere di riattamento per collocare il Collegio nell’antico Castello di Barolo, si fecero continue ricerche per trovare una Comunità Religiosa (ammessa nello Stato come semplice associazione volontaria) che si assumesse, a tenore del testamento, la direzione del Convitto e delle Scuole. (3)

Il collegio “Barolo” restò in attività fino al 1958 garantendo una formidabile possibilità per i ragazzi e le ragazze della zona. Forse l’unica vera occasione per darsi una formazione superiore in tempi ancora molto difficili. Poi iniziò il decadimento, l’oblio, l’abbandono per diversi anni.

Un percorso oscuro che, per fortuna, si interruppe nei primissimi anni ’70 quando il comune di Barolo l’acquisì con uno sforzo economico molto importante reso possibile anche grazie al contributo di cittadini, imprese ed ex allievi:

Comprato con una colletta l'antico castello di Barolo. Le 280 famiglie del comune spontaneamente hanno versato al sindaco 40 milioni di lire. Dal nostro corrispondente Alba, 3 marzo. Il castello di Barolo. da oltre 80 anni di proprietà dell’ente morale Opera Pia Barolo con sede a Torino, è stato acquistato dalla locale amministrazione comunale.

Il fatto riveste una importanza particolare, in quanto il finanziamento per l'acquisto, circa 40 milioni di lire, è stato fornito da una spontanea sottoscrizione da parte delle 280 famiglie del paese, e di alcuni ex allievi della scuola collegio che ebbe sede nel castello dal 1865 fino ad alcuni anni fa.

Con questo atto la popolazione di Barolo, un migliaio di abitanti, ha impedito che l’imponente e antica costruzione fosse ceduta a privati come stava per accadere. La amministrazione dell’ente, infatti, sospesa da alcuni anni, per vari motivi, l'attività scolastica (avviamento professionale, media, ginnasio), aveva già portato a buon punto le trattative di vendita con una azienda. A questa cessione i barolesi, capeggiati dall'amministrazione comunale e dal sindaco, Rinaldi, si sono energicamente opposti.

Le tasse del comune di Barolo non potevano però sopportare l’onere dell’acquisto e fu così che l'intervento della Popolazione ha fornito il denaro necessario: non solo, ma i barolesi, acquistato il castello hanno subito iniziato, gratuitamente e pressoché unanimemente, l'opera di sistemazione dei locali per la quale hanno già fornito complessivamente oltre 300 giornate lavorative. 

Il castello di Barolo è uno dei migliori conservati nella zona e tra i più ricchi di ricordi storici. Fu l'abitazione, per molti secoli, dei marchesi Falletti. L’ultima proprietaria fu la marchesa Giulietta, nata Colbert, di Maulévrier, più nota come marchesa di Barolo, a cui va il merito di aver diffuso nel mondo il nome del famoso vino.

Nel vasto immobile sono tuttora conservati i1 salone d'onore, la vasta biblioteca, la stanza della marchesa, lo studio di Silvio Pellico che fu ospite e segretario della nobildonna al ritorno dalla prigionia dello Spielberg. (4)

Ai lavori di restauro la popolazione partecipò attivamente e direttamente e questo amorevole intervento permise di restituire il castello alla comunità ed alle visite dei turisti.

L’imponente edificio è oggidì visitabile e dai primi anni del 2000 esso ospita il Museo del Vino il quale, attraverso un intenso percorso basato principalmente sulla multimedialità, accompagna il visitatore, quasi a guisa di parco tematico, secondo gli schemi dei moderni musei interattivi.

Se il Museo del Vino di Grinzane Cavour offre ai visitatori molta più oggettistica e cimeli, genere che personalmente prediligo, quello di Barolo ha invece limitato al minimo l’esposizione di reperti ed antichità per puntare sulla moderna comunicazione. Un’esperienza che magari farà storcere il naso a noi “reazionari dei musei” ma sicuramente non dispiacerà alle moderne generazioni ed alle famiglie.

Alessandro Mella

NOTE

1) Gazzetta d’Alba, 24, Anno XLVI, 14 giugno 1925, p. 2.

2) Gazzetta Piemontese, 225, Anno IX, 16 agosto 1875, p. 1.

3) Gazzetta d’Alba, 24, Anno XLVI, 14 giugno 1925, p. 2.

4) La Stampa, 105, Anno LIII, 4 marzo 1971, p. 10.

Stampa solo il testo dell'articolo Stampa l'articolo con le immagini

Articolo pubblicato il 18/05/2022