La «Torino noir» vista e narrata da Milo Julini

Il Demonio a Santa Rita

A quattro passi dal Santuario di Santa Rita, l’Inferno.

Martedì 15 novembre 1988: sono le 4:42. Qualcuno chiama il 112 dei Carabinieri: «La nostra vicina fa un gran chiasso, forse sta litigando con l’amico e non ci lascia dormire. Si chiama Setteducati. Abitiamo in via Gradisca 84. Potete fare qualcosa?».

In breve, giunge sul posto una gazzella. Scende il brigadiere e gli si apre un mondo. Ce lo racconta il giornalista Angelo Conti su La Stampa del 16 novembre:

«In quel momento sembra tutto tranquillo. Sale i pochi gradini verso il piano rialzato poi, al di là della porta, sente qualche rumore. Bussa. [...] Non si aspetta certo di vedere un energumeno scatenato che spalanca l’uscio stringendo in pugno un crocifisso: “Qui c’è il Diavolo. Cosa volete da noi?”. È un attimo, la porta viene richiusa con violenza. Il militare ha avuto, per un attimo, la visione di due persone sul pavimento. Comprende che è qualcosa di più grave d’una lite fra innamorati e chiama un collega di rinforzo. Insieme suonano di nuovo, ma non ottengono risposta. Decidono di abbattere la porta a spallate. All’interno trovano una donna seminuda riversa sul pavimento: ha la lingua violacea e gli occhi spalancati. Sopra di lei, a cavalcioni, c’è un uomo che la tiene per la gola, accanto un altro uomo con un crocefisso in mano. Tutt’intorno seggiole sfasciate e cocci di bottiglia, nell’aria un forte odore di incenso».

I militari soccorrono invano la donna, Fosca Setteducati di 23 anni. Chiamano un’ambulanza. Intanto Giuseppe Gullo, 29 anni, convivente di Fosca, e il fratello Gaspare, di 31, sono abbracciati con gli occhi sbarrati. Riprendiamo la lettura:

«Mentre i militari aiutano i barellieri a caricare il corpo della giovane, Giuseppe e Gaspare si baciano sulla bocca: il primo mozza un pezzo di lingua al fratello, il secondo cerca di strappargli i testicoli con le mani. [...] Gaspare Gullo viene inviato all’ospedale. In ambulanza continua a ripetere: “Cacciate il diavolo che è in me, vi supplico. Mio fratello è Dio: voglio che mi aiuti”.

Nell’alloggio resta Giuseppe Gullo. Si accuccia a terra, lentamente, poi resta immobile. Sembra aver superato la crisi isterica, invece è morto».

Gaspare racconta ai Carabinieri una storia allucinante:

«Mio fratello era indemoniato. Ho visto uscire un serpentello dai suoi pantaloni ed infilarsi nel collant di Fosca. Abbiamo capito che era il diavolo ed abbiamo cercato di cacciarlo anche da lei, premendole il torace e la pancia, lei era d’accordo, non si è opposta, sapeva che lo facevamo per il suo bene. Quando è morta il diavolo è uscito, ma è venuto dentro di me. Mio fratello mi ha morso la lingua per farlo uscire».

Dunque, il demonio ha preso casa in via Gradisca?

Non il Principe delle Tenebre, sicuramente la scimmia. Questa è una storia di droga che ha causato la caduta agli Inferi di Fosca, che il 21 novembre avrebbe compiuto 24 anni.

Un altro Inferno lo attraverseranno i suoi genitori che raccontano ai cronisti la sua vita tormentata di ragazza che non voleva più studiare e frequentava cattive compagnie, in particolare Giuseppe Gullo, sprofondando così nella tossicodipendenza. Era anche finita in carcere per estorsione. L’aspettavano per lunedì, ma apprendono dai cronisti la sua orrenda fine. Accusano i fratelli Gullo, catanesi, sposati con figli e separati, già titolari di una ditta per il recupero crediti, entrambi con precedenti penali per truffa, estorsione e stupefacenti.

In via Gradisca sono rinvenuti trenta grammi di droga con due bilancini di precisione, sostanze da taglio e un registratore con una cassetta: Le voci dell’Aldilà del Gruppo psicofonico di Grosseto, allegata a una rivista di astrologia.

Gli investigatori non credono al demonio e si concentrano sulla pista della droga.

Dopo molta enfasi su quello che viene etichettato come il delitto del diavolo, i giornali fanno retromarcia, riconducendo la vicenda a un regolamento di conti per un presunto furto di droga da parte di Fosca.

Non sapremo mai come siano andate le cose, anche perché Gaspare persiste nella sua assurda versione. Chi è sotto l’effetto di stupefacenti è proiettato in una dimensione irrazionale e, con una lite, tutto può accadere. L’istruttoria non sarà facile e si andrà a processo nel settembre del 1990.

L’Unità del 4 aprile sintetizza quanto emerso: Fosca viene uccisa dai Gullo per una partita di droga.

Tutti e tre, sotto l’effetto di stupefacenti, sono ossessionati dalla presenza del demonio e dall’esser vittime di malefici. La discussione tra loro degenera in uno sgangherato rito satanico che causa la morte di Fosca e Giuseppe, stroncato da infarto.

Il giudice istruttore rinvia a giudizio Gaspare Gullo per omicidio, detenzione e spaccio di stupefacenti. Con lui, otto componenti di un clan di spacciatori.

Il processo si conclude con la condanna di Gaspare a 24 anni, ridotti a 15 anni e 8 mesi in appello.

Insomma, una storia di droga degli anni Ottanta. D’altronde, l’anno prima Luca Carboni era uscito con Silvia lo sai...

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Articolo pubblicato il 22/05/2022