Una Pagina di Storia: ”Draghi è solo un “vile affarista”
Francesco Cossiga

L’affermazione, in gran parte veritiera del Presidente Francesco Cossiga.

A volte serbare memoria o rileggere i giornali, serve a qualcosa. Per la precisione, torniamo indietro di 30 anni e ci riferiamo  a quel 2 giugno 1992, quando il panfilo della regina Elisabetta II, R. y. Britannia, era all’ancora nel porto di Civitavecchia per una minicrociera.

Il panfilo fece da scenario di un meeting tra i rappresentanti della finanza globalista, dell’industria di Stato, del capitalismo familiare nazionale e dei padrini politici dell’iniziativa.

Grand commis, Mario Draghi, 45enne, allora direttore generale del Ministero del Tesoro, già nelle grazie del gotha nazionale, finanza americana, ambienti vaticani. Costui tenne, da organizzatore, la relazione introduttiva e lasciò gli attori a formalizzare l’intesa raggiunta.

Si trattava di pianificare la privatizzazione dell’industria di Stato. Piatto ghiotto rivestito da mission considerata salvifica per le finanze statali, volano del rilancio e di crescita.

Scelta che avrebbe ridotto il debito pubblico e le spese private, conveniente per tutti, necessaria per la futura moneta unica. Soprattutto da farsi perché “ce lo chiede l’Europa’”

Il fiasco sugli obbiettivi ufficiali fu colossale. Ma non quello reale. Il conduttore di gran parte delle operazioni successive fu Romano Prodi.

La “resilienza” del tempo si trasformò in una svendita dai contorni circospetti del patrimonio-Italia, a vantaggio di coloro che ancora oggi giocano coi destini del mondo.

Non per caso il presidente Francesco Cossiga, bollò pubblicamente Mario Draghi di “vile affarista”’ “socio di Goldman Sachs”, indegno di ricoprire in Italia qualsiasi carica, tantomeno quella di presidente del Consiglio.

Lo screditamento del personaggio non sfiorò mai il Palazzo, occupato via via da personaggi collusi, compromessi, sodali o più semplicemente inadeguati.

Quei personaggi che oggi, se cercano di protestare, sono solamente capaci di vomitare slogan, ma per la loro ignoranza, non sono in grado di sviscerare e denunciare, con dati inconfutabili la portata di certe operazioni o decisioni governative.

Nè tantomeno l’opinione pubblica, assatanata ed appagata di idoli sportivi e non in grado di capire la portata e le conseguenze dell’affarismo politico e finanziario.

Si tentò ovviamente di negare il fine di quella riunione. Ma in quella circostanza la bocca della verità rispondeva all’ambasciatore e editorialista Sergio Romano da tutti riconosciuto come fuori dalle parti.

Costui scrisse sul Corriere della sera che lui non sapeva se fosse vero che Draghi & C., avessero “svenduto” l’Italia a Goldman Sachs e sodali della finanza angloamericana (chiamati “the invisibles”), ma una cosa era certa: “non c’è privatizzazione italiana degli anni seguenti in cui la finanza anglo-americana non abbia svolto un ruolo importante”.

Oggi “il vile affarista” di Cossiga, da presidente del Consiglio, ripete la stessa novella. La rappresentazione avviene non più in esclusivi navigli, ma in pubblico e con terminologie in parte diverse. Ma il fine, la narrazione e perfino gli attori sono gli stessi.

Il “ce lo chiede l’Europa” varia in “l’Europa ci lascerà senza soldi’. L’apertura al globalismo al “libero mercato” alla “concorrenza”, all’”equità” è lo stesso.

Il risultato sarà peggiore.

L’intervento sul Catasto sposterà sugli immobili un ulteriore carico fiscale (come chiede l’Europa). Si colpirà al cuore un baluardo etico e economico della comunità nazionale. Con le aste sui litorali si uccideranno micro sistemi zonali, fonte di benessere e promozione per territori miseri per secoli e l’anima di tante comunità litoranee.

Si consegneranno le nostre particolarità turistiche alle multinazionali, si ingrasseranno i soliti speculatori.

A costoro si aggiungerà una multinazionale italiana, ricca di’ free cash flow’, capace di vertiginose e apprezzate speculazioni: la criminalità organizzata, già attiva nel post pandemia.

Sarà realizzato il target della repubblica delle banane: delinquenti sugli scudi, persone dabbene sul lastrico.

Non c’è discontinuità tra Il “vile affarista” di Cossiga e le recite odierne.

A che sono servite le privatizzazioni degli anni 90 se oggi i cittadini italiani sono più poveri di allora e il rapporto debito pubblico-PIL è ancora più alto?...”

Casualità o continuità? Riflettiamo

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Articolo pubblicato il 26/05/2022