Trovata a fatica l'intesa di maggioranza sulle concessioni balneari. Meloni: "Accordo ridicolo e vergognoso"

Per calcolare gli indennizzi servirà un nuovo decreto

Era diventato il tormentone delle scorse settimane, ma ieri la politica politicante ha trovato un’intesa di facciata che nasconde ancora non poche incognite sulla tutela delle concessioni balneari.

Il testo finale rimanda ai decreti attuativi la definizione degli indennizzi, senza riferimenti all'avviamento dell'attività, al valore dei beni, a perizie e scritture contabili.

Ora l'emendamento passerà alla commissione Bilancio del Senato per il parere e poi alla commissione Industria che completerà l'esame del ddl concorrenza.

Seguono i commenti della maggioranza, trionfalisti e per certi versi banali.

«Come si dice a Roma, avemo vinto». Così il senatore di Forza Italia Massimo Mallegni al termine della riunione di maggioranza in cui è stato trovato l'accordo sulle concessioni. Sulla definizione degli indennizzi «è stata tolto il valore residuo, le parole che avrebbero messo in difficoltà sono state tolte: è stata inserita una dicitura semplice, con tutta una serie di altre garanzie all'interno dell'emendamento che consentiranno una valutazione degli investimenti scevra da ogni tipo di inflessione e opinione - ha spiegato Mallegni-. Abbiamo anche tolto di mezzo il riferimento alla perizia, perché oggettivamente non esiste che venga fatta una gara senza una perizia. La perizia è intrinseca nell'elemento di valutazione che non ha nessuna altra possibilità di opinione. La perizia è obbligatoria. Nei decreti legislativi saranno stabiliti una serie di criteri». 

«Mi auguro che tutte le forze abbiano la responsabilità di comprendere che questa della concorrenza, del fisco, sono delle riforme importanti, di struttura: dobbiamo andare avanti perchè su questi aspetti l'Italia ha accumulato dei ritardi anche rispetto al resto dell'Europa e dobbiamo correre».

Così, il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte - a margine di un incontro elettorale a Riccione.

 

«Siamo molto soddisfatti del risultato raggiunto. Si tratta di un punto di equilibrio molto avanzato per definire una normativa ragionevole, in linea con i princìpi europei e costituzionali, che consenta di avviare in tempi certi, ma ragionevoli il rinnovo dell'affidamento delle concessioni balneari, tutelandone in modo adeguato l'affidamento maturato, il valore dell'azienda, la professionalità acquisita e gli investimenti fatti, con la previsione anche di un apposito, necessario, indennizzo da parte dei concessionari eventualmente subentranti.

Si prevedono poi garanzie fondamentali per le piccole e medie imprese del settore, in gran parte a conduzione familiare, per la forza lavoro così come per la protezione dell'ambiente, della salvaguardia del patrimonio culturale. E' una buona notizia per il Paese l'accordo raggiunto. Ora acceleriamo nelle riforme necessarie per l'attuazione del Pnrr». Lo dichiarano la capogruppo democratica alla Camera Debora Serracchiani e il vice capogruppo Piero De Luca.

 

Tuona l'opposizione, con la leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni: "Quello raggiunto dalla maggioranza sulle concessioni balneari è un accordo ridicolo e vergognoso. Rimandare la questione degli indennizzi addirittura al Governo, con il rischio più che concreto che questi vengano fortemente osteggiati dalla Commissione europea e non vedano mai la luce, vuol dire lasciare totalmente senza tutele i concessionari attuali, che si vedranno in buona parte espropriate le loro aziende a favore delle multinazionali straniere", ha detto Giorgia Meloni, che ha aggiunto: "Ora lo Stato espropria i privati a vantaggio di altri privati, più grandi e più forti".

 

Se tutto fila per il verso giusto, potremo evitare che i cinesi e la malavita organizzata, estromettano i padroncini dagli stabilimenti balneari.

L’aspetto sconcertante  è che alla fine gli italiani pagheranno altri indennizzi.  In questi giorni si è prodotto un demagogico vociare. Dopo oltre dieci anni dall’approvazione di queste direttiva da parte dell’UE, ci chiediamo il perchè coloro che per l’Italia hanno tacitamente approvato le norme, abbiano atteso l’ultimo giorno, dopo parecchi anni, per protestare.

Sorge l’amara constatazione che i nostri rappresentanti al Parlamento europeo e nell’ambito sull’UE, approvino supinamente ogni provvedimento, salvo poi, atterrati in Italia, cavalcare, a seconda del vento che tira, l’onda della protesta ed ergersi a salvatori della patria e della “volontà popolare”.

Che vergogna!


   

 

 

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Articolo pubblicato il 27/05/2022