La leggenda della fata Melusina

Nella versione di Jean d’Arras

Curato da Vittorio Fincati, giunge il libreria La leggenda della fata Melusina nella versione di Jean d’Arras, che propone l’antica storia della fata che però può mutarsi in una mostruosa donna-serpente. È entrata nella storia attraverso l’Historie de Lusignan e noto anche con il titolo: Roman de Mélusine, risalente alla fine del XIV secolo, di fatto una narrazione nella quale sono confluiti echi della tradizione orale e già presente nel folklore popolare.

 

Tutto ha inizio quando un cavaliere, Raimondino, uccide involontariamente lo zio nel corso di una battuta di caccia e disperato si ferma presso una fonte, dove conosce la bellissima Melusina, in forma umana, che gli consiglia di nascondere il corpo della vittima e ritornare a Poitiers, dove dovrà comunicare di aver perso di vista il parente e di non averlo più ritrovato.

 

Tra Raimondino e la donna nasce un profondo rapporto d’amore, che però ha il suo incipit in un sotterfugio ispirato da Melusina, che – con il senno del poi – avrebbe dovuto essere considerato un segno tangibile della sua ambiguità.

Comunque i due si sposano e l’uomo, reso cieco d’amore, accetta la singolare regola che la donna gli impone: per un giorno alla settimana, si isolerà e il marito non dovrà cercare di incontrarla: se ciò accadesse lei scomparirebbe per sempre. In cambio Melusina predice grandi fortune per la casata di Raimondino – quella dei Lusignano – che effettivamente dopo il matrimonio prospera.

 

Si inserisce a questo punto la figura del cattivo consigliere – il fratello del protagonista – il quale cerca, riuscendoci, di insinuare dubbi sulla fedeltà della sposa. L’umana fragilità, subisce un ulteriore attentato dal tarlo della gelosia e così il marito entra nella stanza in cui la moglie si ritira un giorno alla settimana: invece di trovarla con un amante, scopre la vera natura della donna: “vide la che la sua sposa sedeva nuda nel bagno. Essa era al di sopra al di sopra dell’ombelico una bella figura femminile, bella di corpo e di vivo, ma dall’ombelico in giù era una lunga e mostruosa coda di serpente, di colore azzurro a macchie bianche e argentate”. In alcun versioni successive Melusina viene descritta come una sirena alata, ma il risultato non cambia: appena scopre che il marito non ha mantenuto la promessa l’abbandona senza lasciare traccia e scomparendo per sempre.

 

Lo zoccolo duro della fiaba, “storicizzato” al fine di armonizzarlo alla genealogia dei Lusignano, in realtà è precedente e trova le sue radici nella figura della sirena, creatura ibrida con frequenza correlata al male.

Singolarmente nella vicende che la riguardano convivono aspetti romantici, legati all’amore che infrange status sociali e differenze di ogni tipo, con altri connessi alla mostruosità e alla sofferenza.

 

Si tratta quindi di temi particolarmente cari alla tradizione popolare orale nella quale sono fiorite le fiabe: ne abbiamo traccia in Gervasio da Tilbury (1155-1234) e in Vincenzo de Beauvais (1190-1264), ma sarà solo quando il duca Jean de Berry (1340-1416) incaricò lo scrittore Jean d’Arras di scrivere la storia del casato dei Lusignano, che verrà per la prima volta trascritta e di conseguenza ufficializzata la credenza secondo la quale il primo castello della famiglia fu costruito da una fata chiamata Melusina. Faranno seguito altre versioni, comunque tutte imperniate sull’influenza del soprannaturale all’origine del casato.

 

La vicenda vedrà una trasposizione letteraria nel romanzo di Thüring von Ringoltingen (1415-1483) Melusina (1456) che narra le vicende della fata omonima andata in sposa a Lusingano di Poitou.

 

Jean d’Arras (V. Fincati, a cura), La leggenda della fata Melusina. Storie del castello di Lusignano, Edizioni Studio Tesi, pag. 200, Euro 12,00.

 

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Articolo pubblicato il 05/06/2022