La Guerra dai risvolti indecifrabili

Civico20News ha pubblicato alcuni articoli sulla guerra tra Russia ed Ucraina. senza ostentare il cartello dei buoni e dei cattivi. Al di fuori delle linee tenute dai principali organi di informazione, abbiamo cercato di capire, di mettere in fila singoli atteggiamenti, episodi e prese di posizione, alcune incomprensibili.

 

Ci fa piacere pubblicare la lettera inviataci dal nostro lettore Paolo Chiarenza che si pone molti perché, con la memoria volta ad episodi storici pregressi, ma distaccato della interpretazioni generaliste e partigiane che oggi invadono serate di trasmissioni e pagine di giornali.

 

Il cittadino - lettore vuole capire ed è un suo sacrosanto diritto, almeno in Democrazia. Grazie  per lo stimolo, Paolo Chiarenza

 

“Spigolature sulla guerra viste da un paese di provincia".

 

Cosa si può vedere da un paese della provincia di Cuneo spigolando sulla guerra russo-ucraina?

 

Di qua c’è il nostro appiattimento su  tutte le decisioni di Washington e di Bruxelles e la nostra assenza nella geopolitica, di là un’aggressione insensata all’Ucraina per una guerra di territorio ed etnica che viene da lontano. L’Ucraina rivendica la sua indipendenza come entità a sé stante, la Russia afferma lo stesso spazio storico e spirituale di russi e ucraini.

 

Questa guerra come tutte le guerre imbestialisce gli uomini. I soldati russi hanno confermato che odiano i nemici, sono feroci e barbari. Sono lo stesso stampo di soldati che ricordano la sorte inumana che riservavano ai nostri combattenti durante la ritirata di Russia, e gli eccidi e gli stupri perpetrati verso milioni di tedeschi nella occupazione della Germania curante la seconda guerra mondiale.

 

La loro non fu solo la reazione o la vendetta contro gli invasori dell’Asse. Ma per allora ci sono per i russi tutte le solidarietà e le giustificazioni.

 

I “guerrieri” Draghi e Di Maio, con il loro  corollario oltranzista politico mediatico sono in grado di rivolgere istanze di pace a Putin?

 

Sarebbe bello conoscere come questi risponde alle loro telefonate d’appello. Nei giorni scorsi Zelesky in una conferenza stampa tenuta a Kiev davanti a duecento giornalisti, ha avuto l’amabilità (o è stato un calcolo?) di dedicare unicamente all’Italia parole di plauso per il suo sostegno.

 

Cosa credete abbiano pensato di noi a Mosca?

 

Per meritare una citazione particolare, sotto sotto gli italiani fanno ancora di più e di meglio per l’Ucraina. Per non parlare poi che i nostri vertici si distinguono dando del “criminale di guerra” , del “macellaio” al presidente Putin, e tutti presi dalle basse polemiche nazionali contro Renzi e Salvini arrivano a definirlo anche “bullo”.

 

E poi ci lamentiamo dei duri attacchi che ci rivolge il ministro russo Lavrov. Spassosa è la smania dei nostri telegiornali per ricercare e mostrare il lussuoso yacht personale di Putin nella località turistica di Marina di Carrara. Me lo vedo il presidente russo lasciare Mosca per venire a veleggiare  in Italia.

 

Ci scandalizziamo che i russi definiscono “nazisti” gli ucraini. Dimentichiamo che da sempre chiamano “fascisti” o “nazisti” i loro nemici.

 

Lo prescriveva già Stalin negli anni 1930 nei confronti di tutti coloro che combattevano il comunismo . L’accusa è stata lanciata anche nei confronti della Jugoslavia dissidente e della Cina dei periodi di crisi dei loro rapporti.

Ma di grazia, nell’Italia democratica e antifascista non accade che coloro che non sono politicamente corretti e sono oppositori dichiarati vengono definiti “fascisti”?

 

E’ puerile l’insistenza con cui noi italiani chiediamo ai giornalisti della Federazione Russa di ammettere che da loro non esiste libertà di pensiero e di informazione. I contrasti sono evidenti. Ma se così non fosse non ci sarebbe motivo di contendere fra noi e loro sul sistema democratico.

 

E se ai russi il regime andasse bene così? Se fosse considerato il meno peggio?  Del resto per la loro storia, cultura, mentalità e religione in quel Paese da sempre l’autocrazia è una regola, e probabilmente per loro l’Occidente non è del tutto invidiabile.

 

A casa nostra si arriva alla condanna del giornalista Giuseppe Brindisi di Rete 4, autore di una intervista al ministro degli Esteri russo Lavrov, perché è ritenuta un comizio inaccettabile che non è stato contestato dall’intervistatore. Ci si è risentiti per le sue esternazioni.

 

Invece, il russo ci ha avvertito del suo reale pensiero e delle sue intenzioni, che noi tutti contestiamo. Abbiamo forse paura che convinca qualcuno?

 

Nessuna delle parti in guerra vuole cedere. L’Occidente e la Nato sono decisi a combattere con azioni economiche e belliche in difesa della democrazia e della libertà. Non vedono altra soluzione.

 

Ma allora un’ultima avvertenza: bandendo le ipocrisie e le falsità, il senso di responsabilità comporta che tutti  noi  siamo avvertiti che la guerra continuerà ancora a lungo, ma così dobbiamo anche prepararci alla terza guerra mondiale, per permetterci almeno di metterci il più possibile al riparo.

 

Agli inizi degli anni Duemila e per anni successivi, Putin è stato accolto, apprezzato, corteggiato da tutto il mondo occidentale; poi a partire dal 2014 (annessione della Crimea) ha cambiato registro, si è irrigidito improvvisamente. Si potrebbe pensare che egli interpreti la volontà di gran parte del popolo russo. Quindi è anche possibile che sia pressato da forze estremiste nazionaliste (di cui si ha notizia) che possono insidiargli il potere.

 

Certe cose in Russia avvengono imprevedibilmente. Non dimentichiamo che Gorbaciov, l’uomo che tentò di riformare l’URSS, fu spodestato da uno come Eltsin. Attenzione quindi, dopo Putin potrebbe spuntare uno peggiore di lui.

 

Guerra delle parole. Chissà perché i governi stranieri che ci sono graditi vengono chiamati “amici”, quelli, invece, che sono contrari alle nostre alleanze  sono definiti “fantocci”.  Da anni è di prammatica definire come “compagna” ogni donna di ogni livello che convive con un uomo. Ma i giornaloni italiani danno notizia con evidenza della caccia ai tesori personali dell’”amante” di Putin.

Per apparire noi sempre più liberi e democratici, o meglio per fare spettacolo, le nostre TV hanno preso l’abitudine di collegarsi con giornalisti e opinionisti russi.

Nel talk show “Diritto e rovescio” di Paolo Del Debbio, un ospite fisso della trasmissione contesta la giornalista russa buttandole in faccia: ”Dovete mettervi in testa che non siete più una potenza mondiale!”. Non è dato sapere il commento dei russi che hanno ascoltato la battuta.

 

Mentre il governatore della Banca d’Italia Visco annuncia che in seguito agli eventi bellici il livello di inflazione ha raggiunto il 6,9 per cento (il più alto dal 1986) e la situazione si aggrava per la crisi energetica e l’aumento dei prezzi delle materie prime, il presidente del consiglio Draghi e chi lo sostiene menano vanto per il raggiunto accordo europeo che stabilisce il sesto pacchetto di sanzioni contro la Russia, il che permetterà a Putin di non più finanziare la guerra all’Ucraina.

 

Sta bene che i dettami dell’alleanza occidentale e dell’Unione europea ci richiedano di aderire a queste decisioni-boomerang, ma almeno non strombazziamo agli italiani che  si tratta di un successo politico.

 

A cominciare dal presidente della Repubblica Mattarella, tanti personaggi di vertice fanno a gara a convincere che dinanzi al conflitto russo-ucraino è impossibile rimanere equidistanti, e non si può non schierarsi anche con le armi dalla parte della democrazia (E qui si si ricorda la “resistenza” italica).

 

Ma sul piano reale della Storia non è così, perché i dichiarati crociati del bene, della libertà e della democrazia sarebbero dovuti intervenire da tempo per combattere le tirannìe, il terrorismo, le gravi ingiustizie e disuguaglianze sociali e le oppressioni insopportabili che da anni si perpetrano in Africa, in Medio Oriente, in Asia e nell’America Centrale e del Sud.

 

Il banchiere Draghi, lui sì che è uno statista. Sentite una sua dichiarazione alla stampa: ”E’ essenziale che Putin non vinca questa guerra. (...) Il confronto con Putin è necessario per risolvere il problema della sicurezza alimentare. Perchè il rischio di una catastrofe è reale: e se non ci sarà una soluzione, dovrà essere chiaro che la colpa è di Putin. E’ anche un modo per mostrare ai Paesi più poveri, ad esempio in Africa, che siamo dalla loro parte”.

 

Intanto il presidente dell’Unione africana ha denunciato alcuni danni collaterali delle sanzioni europee, che impediscono l’acquisto di fertilizzanti dalla Russia (il cui prezzo per altro è destinato a triplicarsi), a causa della disconnessione delle banche internazionali che rende il pagamento complicato, se non impossibile.

 

Su “Controcorrente” , talk shaw di attualità, il giornalista Giuseppe Cruciani ha evidenziato il commento autorevole di Henry Kissinger, già Segretario di Stato americano, sulla necessità , per evitare il peggio, di una pace di compromesso che comporta cessioni territoriali.

Il giornalista Antonio Capranica, vecchio corrispondente dall’estero, degno epigone del personaggio di “Radio Londra” del tempo di guerra, gli ha replicato con prosopopea:” Kissinger ragiona come fosse nell’anno 1938, all’epoca delle rivendicazioni di Hitler”.

 

Purtroppo, nessuno gli ha risposto che lui, Capranica, era fermo al Churchill di allora, inglese irremovibile. Ma fu anche così che si arrivò alla Guerra mondiale.”

 

Paolo Chiarenza

 

 

       

       

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Articolo pubblicato il 14/06/2022