Ricordo di padre Mario Zavattaro

Un missionario salesiano nella Terra del Fuoco

Il presente testo è opera di Ezio Marinoni e di Giancarlo Libert.

Una semplice lapide fa memoria di lui al cimitero di Borgo San Martino (Alessandria). 

Partiamo da questo piccolo paese e da questa sbiadita memoria per domandarci: chi è stato Mario Zavattaro?

Mario Pierino Angelo Zavattaro chiude la sua esperienza terrena il 13 agosto 1964, a Santiago del Cile. Ci piace iniziare dalla sua fine per tornare alle origini, in un piccolo paese della provincia piemontese. Era nato a Borgo San Martino, in provincia di Alessandria (Diocesi di Casale Monferrato), il 14 maggio 1911, figlio di Felice Zavattaro e di Teresa Colombaro.

Borgo San Martino è un paese del Monferrato Casalese, che conta circa 1500 residenti, in una pianura dominata da pioppeti e colture cerealicole che fa parte dell'unione tra comuni chiamata “Unione Terre di Po e Colline del Monferrato”. In questo ambiente il giovane Mario deve aver maturato una delle sue vocazioni, l’agricoltura.

Dopo una frequentazione dell’Oratorio Festivo della sua parrocchia, veniva raccomandato il 29 settembre 1924 all’ingresso nell'Aspirantato a Penango Monferrato. Cinque anni dopo avanza richiesta per intraprendere il noviziato come chierico: questo percorso inizia il 1° agosto 1929.

Viene quindi deciso, con il concorso di Padre Eugenio Gioffredi (Direttore e Maestro dei Novizi a Villa Moglia a Chieri), di inviarlo nelle missioni del Cile, presso l’Ispettoria di San Michele Arcangelo, nella Patagonia Meridionale. Per la sua condizione di missionario viene esentato dal servizio militare, a quel tempo obbligatorio in Italia per i religiosi.

Nel mese di ottobre si prepara al viaggio in Cile, dopo una cerimonia nella quale Don Filippo Rinaldi (secondo successore di don Bosco alla guida dei Salesiani, 1856 – 1931) provvede alla vestizione dei giovani missionari, il 21 settembre (ancora a Penango, dove Mario aveva avviato la sua vita religiosa). Dopo un lungo viaggio in mare arriva a Valparaiso a dicembre e inizia il suo Noviziato a Macul, il 29 gennaio 1930. Viene poi inviato come Assistente all'Istituto Don Bosco di Punta Arenas (1931), e poi alla Missione "San Francesco di Sales" a Porvenir, nella Terra del Fuoco (1932-1933): uno degli estremi lembi del Cile, proteso verso il Polo Sud e flagellato dai gelidi venti australi.

Emette i Voti Perpetui il 12 febbraio 1934. In questo periodo non gode di buona salute e questa condizione lo angustia: si ammala subito dopo i Voti e prosegue gli studi prima a San Juliàn (1934), e l'anno seguente a Fortin Mercedes. Nuovi acciacchi di salute lo inducono a chiedere di essere destinato a insegnare ai ragazzi.

Nel 1936 affronta la Scuola di Teologia di Villada-Cordoba, nella Ispettoria "San Francesco Solano", sotto la guida dell’Ispettore Padre Guillermo Cabrini e del Direttore Padre Miguel Raspanti.

Ricordo ancora, come se fosse oggi, una “Buonanotte” di Mons. Miguel Raspanti che in quel momento era ispettore. Fu all’inizio di ottobre del 49. Era andato a Córdoba perché sua madre era morta il 29 settembre. Al suo ritorno ci parlò della morte. Ora, a quasi 54 anni (di distanza, N.d.A.), riconosco che quella piccola riflessione serale è il punto di riferimento di tutta la mia vita successiva riguardo al problema della morte”. Lo scrive Jorge Mario Bergoglio in una lettera inedita del 20 ottobre 1990 al salesiano Cayetano Bruno, storico della chiesa in Argentina, per ricordare Enrique Pozzoli, il salesiano amico di famiglia che aveva battezzato il futuro Papa il 25 dicembre 1936.

Il 26 novembre 1936 Mario Zavattaro riceve l'Ordine del Presbiterato da Monsignor Fermin Emilio Lafitte, dal 1927 Vescovo di Cordoba, poi Arcivescovo di Cordoba, nel 1959 Arcivescovo di Buenos Aires.

Padre José Bertela, durante il suo periodo di Ispettore, descrive e riassume la personalità di Padre Mario: "Con abilità agricole ed amministrative, di buona umiltà, ubbidiente, di molto amore alla Congregazione. Otteneva buona disciplina, abilità nel trattamento coi giovani, di buon criterio, gode di prestigio. Di buona salute e moralità con abito di povertà, forse un po' disordinato ma intelligente. Di molto buon trattamento con le persone esterne, allegro, aperto, adatto per governare, lavoratore. Parroco con zelo sacerdotale".

Nel 1940 il già menzionato Padre Aliberti lo nomina Direttore di Studi nell'Istituto Don Bosco. L'anno seguente gli attribuisce il medesimo incarico nella Scuola "San Francesco di Sales" di Porvenir (1941-1945). Nel 1946 gli aggiunse la responsabilità di Direttore e Parroco.

Nel 1947 don Mario vive la gioia di tornare a visitare la sua famiglia in Italia. In quegli anni matura il suo progetto di aprire "un centro di studi di Agricoltura ed Allevamento nell’isola". Nel 1950, ancora sotto l’Ispettore Bertela, il progetto prende forma; con il supporto del Padre Tentò chiede l'appoggio di un gruppo di parlamentari, spiegando il progetto e discutendolo con essi. In Parlamento e nelle corrispondenti Commissioni prende forma un disegno di legge ad hoc, discusso nella sessione della Camera di Deputati del 15 giugno 1954, come ricostruisce Padre Simón Kusmanich nel suo libro Presenza dei Salesiani in Cile.

Dopo l’approvazione della Legge di Creazione della Scuola Agropecuaria "La Mercedes", don Mario prende in concessione un terreno per la Congregazione Salesiana e inizia la costruzione delle prime opere.

Nel 1955 è designato Parroco di Porvenir e nel 1960 apre la Scuola con i primi 25 alunni.

Padre Renato Ziggiotti (1892 – 1983), Rettor Maggiore dei Salesiani dal 1952 al 1965 e quinto successore di don Bosco, concede l'erezione della nuova canonica per la Comunità "Nostra Signora " della Mercedes, con il patrocinio del Presidente della Repubblica, Don Carlos Ibànez del Campo.

Don Mario Zavattaro sarà il primo Direttore di "La Mercedes" dal 1960 al 13 agosto 1964; mentre è immerso nel suo lavoro umano e religioso, si ripresentano problemi di salute: da subito, i medici di Punta Arenas hanno il sospetto di una grave malattia. Il 5 agosto 1964 è ospite nella Comunità della Gratitud Nacional, mentre si sta sottoponendo ad esami medici e trattamenti sanitari nella Clinica dell'Università Cattolica di Santiago. 

L’Ispettore Padre Oscar Valenzuela scrive alla sorella Celestina Zavattaro, a Borgo San Martino, per darle notizie del fratello: segnala che è curato bene nella Clinica, con infermiere che lo assistono giorno e notte. A inizio anno ha subito un'operazione per estirpare un tumore intestinale di natura maligna e questa operazione è riuscita bene, con gran speranza dei medici. In seguito, si è manifestato un altro tumore maligno, insediato nel cervello, che gli toglie progressivamente la vista. Si rende necessario un nuovo intervento, che lo priva della parola; l’insorgere di metastasi richiede il ricorso a tecniche di radioterapia. 

La famiglia manifesta il desiderio di farlo ritornare in Italia, ma secondo il Padre Ispettore "lo stato attuale lo sconsiglia". In realtà una Commissione arriva fino a Santiago del Cile, per organizzare il suo ritorno a Terra del Fuoco. Alla fine, il Padre Ispettore scrive alla famiglia che si preferisce attendere una decisione dei medici, che non arriverà, in quanto il 13 agosto Padre Mario muore, alle 11 di sera.

Dopo la sua morte, le autorità ed i Superiori Salesiani danno subito segni di grande stima della sua opera missionaria. L'Ispettorato ed il Vescovo di Punta Arenas decidono il trasferimento della salma a Terra del Fuoco. Vengono intitolati "P. Mario Zavattaro" il Centro di Formazione Sportiva e la Palestra Municipale, si erige una statua a suo ricordo. Ad una delle strade più importanti della città è dato il suo nome. 

Nella lettera di cordoglio e partecipazione inviata da Padre Guido Bertolino ai parenti, si legge fra l’altro: “A nome del Sig. Ispettore e di tutto il personale di questa scuola sorta dal nulla, grazie all’audacia, alla fede e all’eroismo dell’indimenticabile P. Mario, vengo a porger loro le nostre più sentite condoglianze e a descrivere in breve sintesi il ricevimento trionfale e le onoranze funebri con cui la popolazione di Punta Arenas e di Porvenir vollero testimoniare al P. Mario il loro grazie e il loro affetto (…). Felice il P. Mario che seppe amare il Signore anche nella infermità, nel dolore, nella rinuncia, nell’impotenza, nell’oscurità e nel silenzio. Otto mesi di purificazione. Otto mesi abbondanti di intimità con Dio solo, accettando sottomesso tutta la volontà divina, accettando con affetto quella mano onnipotente che soave e inflessibile lo andava stringendo sempre più fortemente, sempre più fortemente al suo cuore”.

Per completare la conoscenza di questo missionario partito dalle campagne piemontesi, entriamo nel dettaglio della sua creazione, la scuola agraria: pensata nell’Isola Grande della Terra del Fuoco, davanti all’isola di Dawson, 14 chilometri a sud di Porvenir, è unica nel suo genere in Cile. Nata ai tempi delle riforme agrarie, si proponeva di formare moralmente e tecnicamente i giovani, offrendo loro nuove prospettive attraverso un lavoro agricolo più razionale e remunerativo. Cinque anni di corso dopo le scuole medie, completamente gratuiti, al termine dei quali si consegue il diploma di perito agrario.

Nonostante il parere di Darwin, che definì “terra maledetta” questa regione che non avrebbe mai prodotto nulla di buono, la scuola agraria di Porvenir ha dimostrato che con il lavoro, la perseveranza e l’ingegno una terra sterile può diventare fertile (pensiamo ai risultati ottenuti in Israele nel deserto del Neghev, ad esempio). Dopo la prima trebbiatura, del 1964, si sono prodotti pane e ostie, con grano resistente al freddo antartico (foraggio di origine siberiana e grano finlandese).  In questa storia succede anche che le ostie consacrate nella Sessione di Chiusura del Concilio Vaticano II siano state prodotte nella Scuola Agricola di "La Mercedes”, voluta da don Zavattaro per realizzare un pezzo del programma sociale di Don Bosco.

Tre anni dopo don Zavattaro non potrà vedere il Presidente della Repubblica, Eduardo Frei Montalva (1911 – 1982, Presidente del Cile dal 1964 al 1970), che nell’aprile 1967 si reca a “La Mercedes” con un seguito di 74 persone. Il pranzo per gli illustri ospiti è preparato con prodotti ottenuti nella Scuola, ad eccezione dei vini e del caffè. Al termine, il Presidente dirà: “Il Paese non riuscirà mai a compensarvi del bene che fate alla nostra Patria”.

Mario Zavattaro non ha avuto, a nostro avviso, il meritato riconoscimento e ricordo. Uno degli obiettivi della nostra testimonianza è riaprire archivi e biblioteche per valorizzare e dare la giusta collocazione alla breve e intensa esistenza di quest’uomo che il Piemonte ha regalato alla “terra alla fine del mondo”, nel percorso inverso a quello di Jorge Mario Bergoglio, divenuto Papa Francesco. 

Il corpo di don Mario riposa là dove ha lavorato per molti anni, nel nome di Dio e di Don Bosco, dove ha elargito le sue migliori energie. Il suo spirito, come testimoniato da alcuni religiosi dell’epoca, aleggia ancora nella famiglia salesiana e noi non vogliamo che la sua memoria cada nell’oblio.

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Articolo pubblicato il 21/06/2022