L’EDITORIALE DELLA DOMENICA DI CIVICO20NEWS - Francesco Rossa: Italia: Quale politica per combattere l’inflazione che erode redditi e risparmi?

La strada battuta dal governo italiano finora - chiedere altri soldi all'Europa, in una specie di Pnrr infinito - non è percorribile.

Oggi si svolgono i ballottaggi, ma dopo vagonate di sproloqui televisivi profferiti da Di Maio e dagli altri compagni di merende, gli italiani si accorgeranno che il potere dirimente della politica è ormai irrimediabilmente fallito.

Le coalizioni sono di fatto sostituite dai cartelli elettorali che, come le offerte dei supermercato presenteranno pacchi confezionati con pochi prodotti buoni e molti scadenti ed invendibili. Per affrontare i problemi emergenti degli italiani, nessuno sta presentando proposte concrete e difendibili.

Ma questa volta tra una chiacchiera demagogica ed una presa in giro, ha fatto capolino l’inflazione che rappresenta il peggior danno  per i lavoratori  e per i pensionati.

Peggio dell’aumento delle tasse, peggio del mancato adeguamento delle pensioni. Perché oltre a  decurtare  il potere d’acquisto (che solo i lavoratori delle categorie più forti riescono a recuperare con gli aumenti di contratto) sbriciola anche i risparmi messi da parte faticosamente per l’acquisto di una casa o per le necessità di chi, a causa dell’età ha bisogno di un sostegno. Infatti, molti anziani, bisognosi di cure e di assistenza, stante il pessimo servizio erogato dalle regioni, contano sui piccoli risparmi che hanno faticosamente accumulati e sono spaventati dalla attuale situazione.

Il livello generale dei prezzi sta crescendo a un ritmo senza precedenti dall’introduzione dell’euro. L’andamento del prezzo dei prodotti energetici ne è una forte componente, ma non è possibile ridurre ad esso il fenomeno.

La Banca centrale europea, dopo un decennio di politiche non convenzionali, si trova costretta a valutare un rialzo dei tassi. E le nostre finanze pubbliche sono completamente spiazzate, perché l’esecutivo aveva puntato tutto su previsioni di crescita economica rivelatesi irrealistiche, abdicando a qualsiasi controllo sul bilancio dello Stato.

La strada battuta dal governo italiano finora – chiedere altri soldi all'Europa,  in una specie di Pnrr infinito – non è percorribile.

E non è percorribile neppure la scorciatoia del deficit spending, invocato da più parti. Ancora una volta, la politica italiana sembra pensare che sia un problema di regole europee, per cui potremo essere salvati solo dal passaggio dal vecchio patto di stabilità a una sorta di “emergenzialismo permanente” (ieri in nome del Covid, oggi dell’Ucraina) che consenta ai politici italiani di farsi belli a spese degli italiani. L’andamento dei titoli di Stato ci rivela una divergenza del nostro percorso da quello degli altri Paesi, con lo spread nuovamente in crescita.

Che fare?

L’esatto opposto di quello che il governo ha fatto finora e proclama di voler fare: cioè combattere il carovita attraverso nuovi sussidi.

In molti casi, gli aumenti dei prezzi dipendono dalle dinamiche recenti, ma il loro livello deriva soprattutto da scelte passate, per esempio in campo fiscale. È così per i carburanti per autotrazione: tagli delle accise temporanei rischiano di aprire un buco nel bilancio pubblico senza dare reale respiro all’economia, ma forse una più ampia riflessione sulla fiscalità energetica sarebbe necessaria.

In alcuni settori, il problema dei prezzi dipende in gran parte da questioni irrisolte di natura concorrenziale: in Italia vi sono storie di successo, come la telefonia mobile e l’alta velocità ferroviaria, dove la competizione ha avuto un effetto macroscopico sui prezzi. Perché non tornare a pensare che riducendo le barriere all’ingresso e aprendo alla concorrenza, la dinamica dei prezzi potrebbe rivelarsi, nel medio termine, favorevole al consumatore?

Al contrario, la distribuzione a pioggia di denari rischia di alimentare l’inflazione e disincentivare l’occupazione. Parlare in questo momento di salario minimo, ignorare gli effetti del reddito di cittadinanza o di quota 100, ampliare in nome del carovita la platea dei bonus significa scambiare la cura con il male. Con esiti purtroppo tristemente prevedibili.

Eppure la classe politica sembra non avvertire la drammaticità di questa situazione, perché  altrimenti    sarebbero già stati presi  provvedimenti drastici per fermare il continuo aumento delle fonti energetiche  e dei carburanti che sono appunto il volano dell’inflazione.

Sono aumenti che dovremmo contrastare, ad esempio, con l’azzeramento delle accise e dei costi fissi anche a costo di finanziare i mancati introiti per l’erario, abolendo i sussidi parassitari e le troppe spese inutili.

In  ogni caso occorre agire presto, anzi subito in modo massiccio per contrastare questa spirale inflazionistica che  non sembra essere solo una situazione passeggera e contingente e rischia e quindi  avere una reazione a catena con un  effetto moltiplicatore come avvenne negli anni ’70.

Sorge anche il dubbio che per determinate categorie economiche e ad ambienti della finanza, tutto ciò non dispiaccia.

Da notare altri due fattori. Negli anni ’70 quando, innescata dalla crisi petrolifera del 1973 –quella delle famose domeniche a piedi – l’inflazione galoppava, lavoratori e pensionati avevano come salvaguardia l’indennità di contingenza, poi abolita. Inoltre, i risparmi impoveriti dall’inflazione avevano però un recupero grazie agli alti tassi d’interesse che oggi invece restano in media ben sotto l’1% (lordo).

Qualcuno ha saggiamente detto che l’inflazione è una sorta di patrimoniale mascherata. Ma noi adesso, se seguiremo le sparate demagogiche di Landini, rischiamo di beccarci sia l’una che l’altra. 

Francesco Rossa - Condirettore Responsabile e Direttore Editoriale

 

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Articolo pubblicato il 26/06/2022