Elezioni comunali: la mazzata del centro destra

Battuto dal centrosinistra in cinque grosse città che amministrava, problemi profondi di leadership oltre alle scaramucce locali

Il risultato del ballottaggio nei comuni interessati al voto, è ormai noto.

 

Per capire la portata della disfatta, per il centrodestra, basta ricordare che ai blocchi di partenza di questa tornata, sui 13 capoluogo al ballottaggio, 10 erano nel novero del centrodestra (Verona, Catanzaro, Piacenza, Monza, Alessandria, Gorizia, Frosinone, Viterbo, Barletta, Como), due città erano a guida centrosinistra (Cuneo e Lucca) più Parma in quota civica, con l’ormai ex sindaco Pizzarotti che stavolta si è alleato col Pd.

Ora invece il centrosinistra si ritrova con 7 capoluoghi, solo 4 vanno al centrodestra, 2 ai civici.

 

Per consolarsi, il centrodestra può guardare solo al primo turno di due settimane fa, quando riuscì a espugnare al primo colpo le due grandi piazze in palio, Palermo e Genova.

Non mancano le spine, anche dove si è vinto: proprio a Genova già si sono registrate le prime bizze tra il sindaco riconfermato Marco Bucci e FdI sugli assessori. E anche le due vittorie, visto il quadro generale, restano una magra consolazione.

 

Il centrodestra tiene Gorizia feudo del governatore leghista Fedriga, col sindaco uscente di Forza Italia, Rodolfo Ziberna - e Barletta, con Cosimo Cannito.

Nel Lazio, conserva la bandierina su Frosinone, con Riccardo Mastrangeli, ma perde Viterbo, che va a una candidata civica, Chiara Frontini, che ha battuto la sfidante del centrosinistra Alessandra Troncarelli, assessora di Zingaretti.

Se, come in altre occasioni, si fosse trattato di evidenziare una batosta in Comuni nell’ambito di una provincia o regione, la motivazione sarebbe stata scontata: “Scelta non ottimale del candidato, crisi nella leadership locale di uno  o più partiti della coalizione, liste composta senza l’unitarietà dei partiti”.

Qui invece il cappotto è totale. Non si tratta solamente di crisi locali, anche se sul Piemonte ci sarebbe molto da dire, analizzando il rifiuto manifestato dai cittadini, con l’astensione e con il voto contrario.

E’ in crisi la formula, i leader ormai cotti che non riescono a trasmettere messaggi chiari e soluzioni alternative concrete e spendibili, mente si stanno trastullando al governo di unità nazionale.

Poi le attenuanti, i nostri politicanti le trovano sempre. «Sul risultato di certo hanno influito anche i dissidi che negli ultimi mesi hanno caratterizzato la nostra parte politica», ha detto Licia Ronzulli, senatrice di Forza Italia vicinissima al capo del partito Silvio Berlusconi.

Parlando col Corriere della Sera, fonti della Lega hanno addossato buona parte della sconfitta a Fratelli d’Italia, che presentandosi da solo in vari comuni al primo turno «ha diviso il centrodestra». Francesco Lollobrigida, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, ha invece commentato: «Siamo stati traino della coalizione ma purtroppo, a volte, i risultati degli alleati sono stati meno brillanti di quel che speravamo».

In diversi capoluoghi in cui al ballottaggio ha vinto il centrosinistra, effettivamente, il centrodestra si era presentato diviso al primo turno: è successo per esempio a Verona, Catanzaro e a Parma.

Ma ci sono diversi casi di candidati sconfitti nonostante avessero ricevuto il pieno appoggio della coalizione: come per esempio a Monza, Alessandria e Piacenza, e anche a Viterbo e Como, dove hanno vinto delle liste civiche.

Non è proprio vero insomma, come si è  espresso nella mattinata di ieri, il coordinatore di Forza Italia Antonio Tajani, che «dove siamo uniti vinciamo, dove andiamo divisi perdiamo». Sono elementi che fanno pensare a una crisi più profonda dell’alleanza, che peraltro è divisa anche nel sostegno al governo di Mario Draghi: Forza Italia e la Lega lo sostengono, seppure quest’ultima con qualche ritrosia, mentre Fratelli d’Italia è il principale partito di opposizione.

I tre partiti attraversano anche  momenti molto diversi della propria storia. La Lega ha perso circa metà dei consensi dalle elezioni europee del 2019 e la leadership di Salvini è sempre più contestata dall’ala moderata.

Forza Italia sta risalendo nei sondaggi ma non è ancora chiaro come possa fare a meno di Berlusconi.

Fratelli d’Italia è in grande ascesa – al primo turno aveva superato la Lega quasi ovunque,– ma pesa ancora poco a livello di forze parlamentari.

Nelle prossime settimane fra l’altro il centrodestra dovrà capire come presentarsi alle elezioni regionali in Sicilia, che si terranno in autunno e saranno le ultime prima delle elezioni politiche del 2023. Meloni vorrebbe ricandidare il presidente di regione uscente, Nello Musumeci, che fa parte di Fratelli d’Italia: la Lega e soprattutto Forza Italia, molto potente in Sicilia, storce il naso, ma per salvare l’alleanza a questo giro di amministrative non hanno escluso del tutto la possibilità di sostenere Musumeci.

Un nuovo scontro politico potrebbe ulteriormente esacerbare i rapporti fra i partiti e i rispettivi leader in vista di una lunga campagna elettorale nazionale che secondo molti inizierà proprio con le elezioni siciliane.

I leader del centrodestra, ma non solo loro, dovrebbero capire che il cittadino è nauseato dai caroselli elettorali, dal vuoto di idee e l’abbondanza di slogan predominanti, in questo momento già difficile, con previsioni fosche per l’autunno, sino al peso specifico vicino allo zero, di candidati  improponibili piazzati nelle “stanze dei bottoni”  e nelle liste elettorali.

Non è più sopportabile e proponibile un accordo verticistico di facciata, quando è l’elettorato ad essere diviso ed a contestar le scelte di leaders

Abbiamo di recente pubblicato  i risultati di una denuncia della Commissione Antimafia. Molti candidati alle elezioni amministrative erano invotabili, in quanto collusi con la criminalità organizzata.

Alcuni di loro avevano ricevuto il placet dei partiti del centrodestra. E’ non è una bella credenziale.

 

 

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Articolo pubblicato il 28/06/2022