Politica. Dopo quarant’anni torna d’attualità un altro preambolo?

Merlo: ora serve un “preambolo” anti populista

Accantonati momentaneamente i j’accuse dei vinti e l’effimero trionfalismo dei vincitori, rimangono i problemi annosi a livello nazionale che, se affrontati con slogan più o meno orecchiabili, rischiano di travolgere il Paese, oltre ai politicanti di oggi che, per il loro scarso spessore non sono neppur più riciclabili.

Enrico Letta, ad urne ancora calde ha dichiarato “Il campo largo è stato preso in giro ma questa strategia paga”.

Ma chi vede in queste amministrative un premio alla strategia del campo largo - come sta facendo lo stato maggiore del Nazareno-rischia di prendere un enorme abbaglio, perché l'unico vero campo largo è stato quello dell'astensione, un fenomeno ormai strutturale che, rapportato ai ballottaggi, favorisce da sempre il centrosinistra.

Cosa emerge dalla stanze della politica dopo lo spappolamento dei grillini ed il loro conseguente flop elettorale?

Bocche quasi cucite, ma anche a sinistra si cercano altri modelli. Per Massimo Cacciari, parlando del governo “con la rottura dei 5 Stelle si va delineando un’area possibile”

Oggi si terrà la direzione autocelebrativa del PD e tra proposte e mugugni, qualcosa potrà emergere.

Cogliendo l’occasione dei 103 anni dalla nascita di Carlo Donat Cattin e di una scelta storica compiuta oltre quarant’anni or sono, si ritorna a parlare del famoso preambolo.

Lo ricordiamo ai nostri lettori, per quei “ricorsi della storia” che potrebbero verificarsi anche oggi.

Quarant’anni or sono, alla fine del febbraio 1980, durante il congresso della Democrazia Cristiana venne scritto da Carlo Donat-Cattin il “preambolo”. Un documento che modificò la linea politica della DC e fece prevalere l’alleanza con i socialisti e gli altri partiti laici rispetto a quella “solidarietà nazionale” con il Partito Comunista, figlia dell’emergenza seguita all’assassinio di Aldo Moro. Quarant’anni anni sono passati e il giudizio sul “preambolo” ha continuato a dividere gli storici e soprattutto i cattolici impegnati in politica.

Secondo  quella sinistra democristiana che si richiamava alla corrente di  “Base”(De Mita, Galloni, Martinazzoli) fu l’inizio del via alla presidenza Craxi con tutte le conseguenze che portarono alla liquidazione della prima Repubblica.

Al contrario per la sinistra sociale della DC come per Forlani e Piccoli fu la fine di quella “solidarietà nazionale” che rischiava di rendere subalterno il partito dei cattolici alla “egemonia gramsciana” ed alla forza organizzativa e alla macchina elettorale dei comunisti.

Due visioni contrapposte che hanno segnato non solo gli anni Ottanta ma continuano a dividere ancora oggi.

La spiegazione più semplice si può leggere ancora nell’intervista a Donat-Cattin di Paolo Torresani (Vallecchi 1980): “Non ho mai considerato l’ipotesi di un partito comunista che diventa in certo qual modo socialdemocrazia, in sostanza l’ipotesi di Scalfari e di parecchi nostri amici democristiani… La rappresentatività di classi e di energie nuove sono tutti elementi che sospingono a cercare il pieno coinvolgimento del partito comunista nella vita dello Stato democratico, ma senza abbandonare il compito storico che la DC ha esercitato e continua a esercitare: quello della garanzia  delle istituzioni e della gestione democratica. La questione comunista è aperta: seria, importante e grave”.

Le vicende internazionali degli anni Ottanta, così come i legami che il PCI tenne con l’Unione Sovietica, confermano che fin dopo la caduta del muro di Berlino queste condizioni di collaborazione e di governo furono, al di là delle polemiche, “fuori dalla storia”.

Il tema l’ha ripeso, nei giorni scorsi, l’On Giorgio Merlo , Presidente Nazionale ‘Noi Di Centro- Mastella’ che, per superare l’impasse della politica italiana, guardando al dopo Draghi, afferma;” ora serve un “preambolo” anti populista.

Dall’enunciato, Merlo entra nel merito “Per costruire una alleanza seria e credibile adesso serve un ‘preambolo’ politico altrettanto chiaro ed inequivoco. Certo, il ‘preambolo’ evoca un’altra grande stagione politica, quella in cui Carlo Donat-Cattin, leader storico della sinistra sociale Dc, bloccò l’alleanza con l’allora Pci con un documento che spiegava le ragioni politiche, e non ideologiche o personali, dell’impossibilità di stringere un’alleanza politica con i comunisti del tempo. Oggi, però, quello che è indispensabile e necessario, anche alla luce della interessante proposta del segretario nazionale del Pd”, prosegue Merlo, “di lanciare ‘un nuovo Ulivo’, è di stendere un nuovo ‘preambolo’ che blocchi alla radice alleanze con chi continua a sostenere il populismo. Senza pregiudiziali di alcun genere, come ovvio, ma con l’obiettivo chiaro di fermare quella malapianta politica che ha contribuito ad indebolire la politica, ha fiaccato l’azione di governo, ha ridicolizzato le istituzioni e ha impoverito la classe dirigente di ogni genere. E quindi, adesso, serve una parola chiara che chiuda definitivamente una fase e ne apra un’altra. E questo si traduce in un no netto ad ogni sorta di neo populismo. Vecchio o nuovo che sia poco importa. Un no che passa attraverso un rinnovato e moderno ‘preambolo”.

Nel momento in cui Grillo fa la sua penosa calata Roma, e Luigi Di Maio non ha ancora fornito una visione politica tanto differente ed affidabile, come fatti e credibilità, la sferzata di Merlo suona come un amabile strattone alla giacchetta di Enrico Letta che forse ancora tentenna sulla sopravvivenza dei suo campo largo, non troppo condiviso, dalla parte più pragmatica del PD.

Dopo il banco di prova delle regionali in Sicilia, le ingegnerie governative prenderanno l’avvento, quasi a somministrare robusti schiaffi in faccia agli elettori, presi dai problemi contingenti, mentre la politica si batterà  per la sopravvivenza, ma su quali basi e con quali contenuti?

 

 

 

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Articolo pubblicato il 30/06/2022