Un eroe tradito?

Il valore ed il coraggio del capitano Coppo (di Alessandro Mella)

È questa una storia come tante se ne potrebbero trovare tra le memorie della Grande Guerra che sconvolse l’Europa tra il 1914 ed il 1918. Com’è noto, nel maggio 1915, l’Italia ruppe l’alleanza storica con gli Imperi Centrali ed entrò nel conflitto al fianco dell’Intesa in seguito agli accordi, tutt’altro che ortodossi nelle modalità della trattativa, di Londra.

Furono, quindi, migliaia i giovani e meno giovani che in poco tempo si trovarono al fronte, sulle montagne e nelle trincee, a fronteggiare un nemico che, da sempre, osteggiava l’indipendenza italiana.

Tra questi giovani vi fu anche un ragazzo di Cellamonte Monferrato, il quale era nato il 16 aprile del 1885 in quel piccolo comune del basso Piemonte. Cesare Coppo aveva conseguito il diploma al Regio Liceo Ginnasio di Carmagnola nel 1901 per poi spostarsi alla Scuola Militare poco dopo. (1) Ne uscì sottotenente a 21 anni.

Promosso tenente già nel 1909, pieno di ardore giovanile, raggiunse presto le sabbie infuocate della Cirenaica e della Tripolitania dove l’Italia, tra il 1911 ed il 1912, fece guerra all’Impero Turco. Assunse il comando di un reparto automobilisti guadagnandosi attestazioni di stima e valore.

Il 17 gennaio 1915 fu promosso al grado di capitano ma poche settimane dopo la Storia tornò a bussare alla sua porta e presto, alla testa dei suoi uomini, si trovò in linea sull’Isonzo nei pressi di Selz ove combatté con uno slancio senza pari. Un vero trascinatore d’uomini che, malgrado l’età, dimostrava già capacità militare unite alla giusta miscela di coraggio e saggezza. Le cronache del tempo ci parlano di un vero valoroso:

Capitano Cesare Coppo. - Questi, uso a dar prove di eroica fermezza e di coraggio, condusse di propria iniziativa i suoi soldati all'occupazione di una posizione nemica, momentaneamente abbandonata. Quell'ardita operazione rese furibondo il nemico, il quale contrattaccò con forze preponderanti e con disperata violenza.  Il Capitano Coppo, coi suoi Fanti dai nervi di acciaio, tenne testa al nemico in modo brillante. (2)

Tuttavia, proprio poche settimane dopo l’inizio del conflitto egli cadde sul campo. Una vita perduta tra migliaia che ogni giorno si perdevano tra il fango e gli orrori di quel fronte. I giornali del tempo diedero subito ampio spazio alla drammatica notizia:

Sul campo dell’onore è caduto valorosamente combattendo il Capitano CESARE COPPO d’anni 30. Straziati dal dolore ne dànno il triste annunzio: la madre Clelia Coppo-Ricci ed i fratelli Attilio Professore colla moglie Maria Osella, Nino Farmacista, Alfredo R. Notaio. Cellamonte Monferrato, 5 luglio 1915. (3)

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Anche al sindaco di Cellamonte Monferrato è giunta la notizia, comunicata coi dovuti riguardi alla famiglia, che il capitano Cesare Coppo, di fanteria, è caduto gloriosamente sul campo dell'onore. Il comandante del reggimento, nel comunicare la dolorosa notizia; a nome del reggimento, esprimeva il più vivo cordoglio e la più viva ammirazione per la eroica morte del caduto che, in un assalto colla sua compagnia riusciva a sloggiare il nemico da una importantissima posizione.

Il capitano Coppo non aveva che ventinove anni. Aveva preso parte, come tenente, all'impresa libica, ove si ora dimostrato valoroso comandante di un reparto automobilisti. (4)

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Cadde da valoroso combattendo per una più grande patria e per la redenzione degli italiani ancor soggetti all’Austria il Capitano Cesare Coppo di Cellamonte. Egli, alla testa della sua compagnia, cercando di snidare il nemico, coll’esempio trascinò i suoi soldati all’attacco. Una palla nemica lo colpì ed egli cadde sul campo dell’onore.

Il capitano Cesare Coppo era nato a Cellamonte il 16 di aprile 1885; a 21 anni usciva dalla scuola militare sottotenente di fanteria, a 24 anni aveva il grado di tenente.

Scoppiata la guerra libica egli in qualità di tenente comandante un reparto automobilista, vi partecipò esplicando in modo mirabile il suo mandato sì da aver encomii speciali. Il 17 gennaio 1915 egli veniva promosso capitano e partì per la guerra colla sua compagnia pieno di entusiasmo e di slancio.

E’ caduto oltre l’Isonzo da prode onorando sé, il paese suo nativo, questo forte Monferrato, la patria. Noi che lo conoscemmo e l’amammo ci sentiamo il cuore spezzato dal dolore, ma nel contempo andiamo orgogliosi per aver egli, compreso dal dovere, data con giovanile ardore, la vita sua alla patria. (5)

La notizia sconvolse i molti amici, la famiglia e la comunità che ben lo conoscevano ed apprezzavano e che avviarono subito iniziative volte a perpetuarne la memoria, onorarne il sacrificio e forse alleggerire un poco il peso di una perdita che aveva segnato profondamente gli animi:

Onoranze al capitano Cesare Coppo. — Ad iniziativa del sig. Ettore Calabresi, tra gli amici del compianto Cesare Coppo, in Bologna, è stata aperta una sottoscrizione per ricordarne, in modo modesto ma perpetuo, il nome sacro e glorioso di martirio, inscrivendolo in una delle grandi Associazioni italiane, aventi scopo patriottico.

Ma il prode capitano aveva numerosi amici per cui la sottoscrizione raggiunse la somma di L. 315: così che fu possibile legare il nome del capitano Coppo tanto alla Dante Alighieri, che alla Croce Rossa con una offerta superiore a quella regolamentare, essendosi elevata per entrambe a L. 157,50.

Additiamo l’opportuna idea di onorare i valorosi caduti e, mentre ci congratuliamo col promotore della sottoscrizione in onore al nostro conterraneo, esterniamo ai generosi oblatori la riconoscenza della terra natale dell’eroico caduto. (6)

Passarono i mesi e l’autorità militare vagliò con il dovuto rigore la proposta che era giunta circa il Coppo e, preso atto del coraggio dell’intrepido ufficiale, volle tributargli una medaglia d’argento al valor militare alla memoria:

MEDAGLIA D’ARGENTO. Coppo Cesare da Cellamonte, capitano di fanteria. — Comandante interinale del battaglione con pronta iniziativa lo condusse brillantemente all’occupazione di una posizione nemica momentaneamente abbandonata dai difensori. Contrattaccato da forze preponderanti tenne loro testa vigorosamente con la baionetta e col fuoco perdendo gloriosamente la vita. Si era distinto in precedenti combattimenti per fermezza e coraggio. Selz 30 giugno 1915. (7)

Come abbiamo letto, le cronache giornalistiche del tempo ci offrono una versione dei fatti molto generica. Il capitano Coppo, infatti, risultava caduto in combattimento, in azione, alla testa dei suoi uomini nelle difficili battaglie dell’Isonzo presso le Cave di Selz alle porte di Gorizia.

Ma è possibile che le cose siano andate diversamente? È possibile che il Coppo, ufficiale dai modi cavallereschi e dall’animo di rara onestà, possa essere stato vittima di un gesto vile del nemico e non si stato colpito da una palla nemica durante un assalto?

Tali domande emergono dalla versione offerta da un’altra fonte secondo la quale il nostro eroe fu ucciso a tradimento dal nemico. Una potenziale verità che non solo non sminuirebbe minimamente il valore della vittima ma anzi ne innalzerebbe ancora di più la già bella figura. Dunque, ecco gli “altri” fatti:

Dopo parecchie ore di lotta sanguinosissima si vide un ufficiale austriaco alzare bandiera bianca, fare segni di arresa.  Il Coppo ordina ai suoi soldati di cessare il fuoco, ed attende. L’ufficiale nemico gli viene incontro, ma quando è vicino al nostro eroe, da vile traditore, gli tira un colpo di rivoltella in fronte e l'uccide!

Il Capitano, vittima della propria lealtà e coraggio, fu subito vendicato dai suoi soldati, i quali corsero, come un sol uomo, a spezzare l'infame vita di quell’esecrato nemico.  Il Coppo aveva trent'anni. Era stato decorato con medaglia d'argento per valorose gesta compiute nei combattimenti di Libia.

Per i fatti di Selz fu decretata alla sua memoria una ricompensa al valore, consegnata alla sua mamma che ancora piange, piange tutte le sue lacrime.

Chi si slanciò primo a difesa del Capitano Coppo fu il Caporale Viola Livio, giovanotto forte ed ardito di Caprino Veronese. Questo caporale affezionato uccise l'avversario e tentò asportare la salma del suo Capitano.

Per tali ed altre prove di valore ebbe in premio una medaglia d’argento. (8)

Questa descrizione del drammatico evento lascia forse sgomenti ma forti sono gli elementi che possono darle credibilità. In ogni caso, quale sia la versione reale dei fatti, resta una certezza. Cesare Coppo fu un giovane ufficiale coraggioso, valoroso ed intrepido, leale e cadde da eroe in una guerra drammatica. Oggi la sua memoria merita più che mai d’essere difesa, protetta, trasmessa e custodita. Come quella di migliaia di altri ragazzi che diedero se stessi in quegli anni burrascosi.

Alessandro Mella

NOTE

1) La Stampa, 195, Anno XXXV, 16 luglio 1901, p. 4.

2) Il 13° fanteria: (Brigata Pinerolo) nell'ultima guerra d'indipendenza, 1915-1918, Giuseppe Abate, Stabilimento Arti Grafiche Bettarelli, Milano, 1920, p. 18.

3) Il Monferrato, 28, Anno V, 11 luglio 1915, p. 3.

4) La Stampa, 185, Anno XLIX, 6 luglio 1915, p. 1.

5) Il Monferrato, 28, Anno V, 11 luglio 1915, p. 2.

6) Ibid., 30, Anno V, 25 luglio 1915, p. 2.

7) Ibid., 14, Anno VI, 2 aprile 1916, p. 2.

8) Il 13° fanteria: (Brigata Pinerolo) nell'ultima guerra d'indipendenza, 1915-1918, Giuseppe Abate, Stabilimento Arti Grafiche Bettarelli, Milano, 1920, p 19.

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Articolo pubblicato il 04/07/2022