Da Cavagnolo (Torino) a Cernivci in Ucraina, per un aiuto concreto

Annotazioni del fotografo torinese Claudio Cravero, reduce dalla missione

Questo articolo prende origine dalla documentazione che il fotografo torinese Claudio Cravero ha messo a nostra disposizione dopo aver partecipato a una missione organizzata da suor Silvana della Comunità Siloe di Cavagnolo (Torino) per la consegna in Ucraina di cibo, medicinali e giocattoli. La spedizione è stata organizzata da Lesia Kozak (al suo ottavo viaggio in Ucraina), accompagnata da Svitlana Kushnir, Olena Chernetska, Sergio Giacotto della Federazione Nazionale Vigili del Fuoco Volontari (al suo quarto viaggio in Ucraina) e dallo stesso Claudio Cravero.

Riportiamo il sintetico, ma vissuto resoconto di Claudio, illustrato dalle sue foto, ringraziandolo per la collaborazione (m.j.).

Il viaggio dalla Comunità Siloe di Cavagnolo (Torino) ha inizio mercoledì 15 giugno alle ore 24:00.

Giovedì alle 20:00 siamo a Zàhony, alla frontiera dell’Ungheria con l’Ucraina. Alle 4:00 di notte, dopo un percorso di circa 1.700 km. e dormendo in auto a turni di due ore, arriviamo a Ivano-Frankivs’k nella casa del suocero di Svitlana accolti da un generoso pasto alle prime luci dell’alba.

Venerdì mattina, dopo sole quattro ore di sonno, siamo pronti a ripartire per Odessa a consegnare cibo e medicinali ad una suora di un convento che ci sta aspettando, ma ci viene assolutamente sconsigliato per via dei bombardamenti che hanno di nuovo preso di mira la periferia della città. Ci rassegniamo e optiamo per la spedizione in mattinata tramite un corriere di fiducia. I nostri tre bancali, quindici scatoloni e alcune stampelle giungono perfettamente a destinazione lunedì 20 giugno, come ci mostrano le foto ricevute dalla suora.

Il pranzo nel giardino di casa del suocero, in un’apparente rilassatezza, è destabilizzante per l’evidente ed enorme contrasto con l’orribile guerra fratricida che si consuma a soli 800 km. di distanza: poca strada separa le due realtà.

Nel pomeriggio ci rechiamo da Stefane, che lavora a Reggio Emilia e ci racconta dei frequenti viaggi tra l’Ucraina e il nostro paese dove, tra la comunità ucraina e i donatori italiani, raccoglie aiuti materiali che trasporta personalmente fino al fronte, in Donbass. Là c’è anche suo fratello che sta combattendo. Gli consegniamo cibo, vestiti, coperte, acqua e medicinali.

In Stefane, come in altre persone incontrate, si avverte una grande e forte determinazione della sicura vittoria e della riconquista delle regioni invase dal nemico russo. Secondo una recente statistica il 64% degli ucraini ne è pienamente convinto.

A fine giornata ci spostiamo verso sud e andiamo a dormire e cenare a Cernivci (a circa 140 km.), nella casa natale di Lesia dove adesso risiede il nipote che ci ospita per due notti.

Sabato mattina facciamo molti acquisti di cibo fresco al grande mercato ortofrutticolo centrale della città che poi distribuiremo insieme ai nostri generi alimentari a lunga conservazione.

Nell’arco del pomeriggio effettuiamo consegne a dieci famiglie indigenti e a una famiglia di profughi ospitati in un asilo insieme ad altre nove famiglie. Siamo accompagnati da due poliziotti (Vova e Mykhailo) e un’assistente sociale che conosce le persone che incontreremo. Vengo quindi a conoscenza che in tempo di pace era già presente una rete capillare improntata su un responsabile del territorio chiamato “sindaco” che si impegnava, tramite donazioni, a trovare e fornire mezzi di sostentamento alle famiglie indigenti. Con l’avvento della guerra queste famiglie sono state dimenticate e la loro vita, già difficile prima, è ancora peggiorata perché tutti gli sforzi ora sono rivolti verso l'enorme popolazione di profughi in marcia verso ovest (circa otto milioni di sfollati).

Come conseguenza lo stato ha emanato una legge che, con lo stesso principio del “sindaco”, incarica ogni poliziotto di occuparsi ognuno di 6-8 famiglie di profughi presenti nel proprio distretto.

A Cernivci ora la popolazione è quasi raddoppiata: da 265.000 abitanti è passata a circa 500.000.

L’ultimo incontro della giornata è stato con babusia Nina con cui è scattata un’immediata empatia e seppur nell’impossibilità di comunicare per via della lingua, ci siamo subito intesi e abbracciati.

Nina è una nonna settantenne dal corpo martoriato come quello della terra ucraina, ma con lo stesso spirito generoso bada a sette nipoti (quattro sono presenti in fotografia, due erano a pascolare e mungere la vacca e il più grande, di 21 anni è al servizio militare). Nipoti che sono stati abbandonati prima dal padre e poi anche dalla madre in un orfanotrofio, l’ultimo baluardo della loro salvezza prima di partire per la Germania in cerca di fortuna. Babusia Nina lo scopre solo dopo un anno e a quel punto decide di prenderli con sé, ma oggi la nonna ha problemi di salute ed è preoccupatissima per il loro futuro.

Tra le famiglie incontrate c’erano molte donne sole con 4/5/6 figli, abbandonate dai mariti ancor prima dello scoppio della guerra e che non badano al loro sostentamento, del tutto noncuranti della sorte di chi hanno lasciato alle spalle.

Ho visto famiglie numerose che spesso vivono in una sola stanza e hanno un solo letto, bambini con vestiti che non vedono un bucato da molto tempo e che si sono illuminati quando gli abbiamo portato giocattoli e cibo, ma ovunque ho trovato tantissimo affetto e una grande accoglienza.

Si conclude così il resoconto di questa missione del fotografo Claudio Cravero che lancia un appello:

«Con le future donazioni raccolte suor Silvana, della Comunità Siloe, potrà acquistare altri beni di prima necessità e a metà settembre torneremo per una settimana a consegnare il materiale ed io li accompagnerò nuovamente per documentare le loro iniziative benefiche. Dateci una mano. GRAZIE».

 

Chi desidera contribuire, può far pervenire la sua offerta all’Associazione Casa della Speranza onlus

IBAN: IT52 L030 6909 6061 0000 0112 038 con la causale: Comunità SILOE per raccolta fondi Ucraina

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Articolo pubblicato il 06/07/2022