Storia Ribelle 58

La rassegna di studi, ricerche e memorie, curata da Roberto Gremmo, riporta inedite informazioni sull’uccisione del valdostano Rudi Lerch

Il numero 58 di Storia Ribelle, la rassegna di studi, ricerche e memorie curata da Roberto Gremmo, riporta una fitta serie di articoli principalmente concentrati sui difficili anni dell’immediato dopoguerra.

Prima di elencarne i contenuti, pare interessante sottolineare l’articolo intitolato “Nuovi documenti sull’uccisione del valdostano Rudi Lerch avallata dal guardasigilli Togliatti”.

Gremmo ricorda che «Nell’inverno del 1945 l’alpinista gressonaro Rudi Lerch fu l’unico valdostano ad essere fucilato per una controversa condanna della "Corte d’Assise Straordinaria" avallata dall’allora ministro di Grazia e Giustizia Palmiro Togliatti», tragica vicenda che è stata ricostruita con equilibrio e obiettività dal giornalista Roberto Guscelli nel suo libro-inchiesta "Un uomo da uccidere - La controversa vicenda umana e giudiziaria di Rudi Lerch (1900-1945). L’ultimo giustiziato in Valle d’Aosta" (Stylos, Aosta, 2008).

Il contributo di Gremmo a proposito dello «sconcertante iter politico-giudiziario che doveva terminare con la morte di Rudi Lerch» scaturisce dal ritrovamento all’Archivio Centrale dello Stato di «una documentazione inedita che chiama direttamente in causa il ministro Togliatti nella fatale decisione di togliergli la vita».

Rudy Lerch, nato a Gressoney-Saint-Jean il 9 maggio 1900, era divenuto interprete dei tedeschi, prima a Torino poi ad Aosta, a Cuorgné e a Saint-Vincent fino al 28 aprile 1945, quando viene arrestato.

Accusato di collaborazionismo con il nemico, Lerch è processato dalla Corte Straordinaria di Assise di Aosta e riconosciuto colpevole: la sua è l’unica sentenza di morte emessa in Valle d’Aosta.

Gremmo ricostruisce il processo, svoltosi in modo sbrigativo in una sola giornata del 14 giugno 1945, «in un’atmosfera surriscaldata, fra gli eccessi del pubblico, in un’aula zeppa di gente vociante, irrispettosa di tutto e di tutti ed assetata di una pena esemplare».

L’imputato sottolinea di aver salvato la vita a diversi partigiani (e per questo era stato picchiato a sangue dai fascisti) e di aver soltanto svolto il compito di interprete. Aveva avvertito per tempo un capo partigiano dell’arrivo dei tedeschi.

Le testimonianze in sua difesa sono inascoltate mentre quelle d’accusa appaiono contraddittorie, imprecise e talvolta palesemente poco credibili. Dopo qualche tempo, risulta poi che il più accanito accusatore di Lerch, il sedicente colonnello Bruno Cantini, era un vero delinquente.

Al Ministero di Grazia e Giustizia la pratica relativa alla condanna di Lerch è esaminata dal dottor Giuseppe Alicata, alto funzionario scrupoloso ed equilibrato, che il 19 settembre 1945 presenta una lunga relazione favorevole ad un provvedimento di clemenza per salvare la vita del condannato.

A quel tempo Palmiro Togliatti è il ministro di Grazia e Giustizia. E sul suo nefasto ruolo nella vicenda si appuntano le osservazioni critiche di Gremmo.

«Ad un ministro che come capo di un partito politico fermamente giustizialista contro i fascisti sembrava molto sensibile ai giudizi della piazza forcaiola, [il dottor Alicata, N.d.R.] faceva sommessamente presente che ormai si era girata pagina e le più feroci velleità di vendetta, anche ad Aosta, si erano probabilmente in parte placate anche se gran parte dei valdostani voleva ancora una punizione esemplare per quel giovanotto troppo fuori norma, da sempre è considerato uno straniero, un corpo estraneo e capro espiatorio. […] A queste pacate ma motivate considerazioni il Guardasigilli giunto da Mosca non volle o non poté dare ascolto».

Togliatti rifiuta la grazia e gli Alleati si adeguano. Lerch viene fucilato da un plotone giunto da Torino il 6 novembre del 1945 presso il cimitero di Aosta.

Gremmo ci tiene a sottolineare come il nefasto ruolo di quello che definisce «il ministro venuto da Oriente» non sia ancor oggi noto in Valle d’Aosta.

Oltre a questo, il n. 58 di Storia Ribelle contiene i seguenti articoli:

  • Le "indiscrezioni di un libellista" in un’inchiesta "fra le quinte dell’Anarchia"

Il trentino Francesco Leonardi (1840-1911) è un importante personaggio della Polizia italiana della quale è stato Direttore generale. Alla morte, lasciava nel suo archivio uno scritto intitolato "Fra le quinte dell’Anarchia". Si tratta di un’inchiesta approfondita del controverso mondo sovversivo di inizio ‘900, scritto da un conoscitore degli ambienti rivoluzionari e anarchici, che Gremmo riproduce integralmente;

  • Il socialista valsesiano Angelino procuratore sotto il fascismo della "Società Italo-Russa"

Giorgio Angelino (1871-1929) è un personaggio singolare ma la storiografia ufficiale gli ha prestato scarsa attenzione;

  • La tragica fine della guida alpina Giacomo Chiara

Nell'inverno del 1945 Giacomo Chiara, provetto alpinista valsesiano, moriva cadendo in un crepaccio del Monte Rosa. Era stato ucciso? Su questo caso, che coinvolge anche esponenti della Resistenza, non è stata ancora fatta piena luce;

  • Il milite di Brusnengo fucilato ad Ivrea nel 1946 perché Togliatti gli rifiutò la grazia

Il caso di Pierino Fioretta, milite della Guardia Nazionale Repubblicana fucilato il 20 febbraio 1946, è analogo a quello di Rudi Lerch;

  • La società segreta "Fratelli d’Italia" e la "Lega degli Italiani"

Nei mesi caotici dell’ultimo Dopoguerra operarono nell’ombra dei gruppi nazionalisti che si richiamavano al mito risorgimentale e pretendevano di essere una barriera efficace per fermare un ipotetico pericolo rosso almeno due di questi assunsero il nome di “Fratelli d’Italia”;

  • Il piemontese Ferrero e il complotto legittimista calabrese del 1946.

Un misterioso episodio che vede coinvolto il Capitano dei Carabinieri in congedo Serafino Ferrero di Casale Monferrato.

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Articolo pubblicato il 10/07/2022