Potrebbe perfino essere vero …

… ma a chi interessa se lo è davvero?

Quanto segue si riferisce all’incontro n° 64 del 23.11.2021 che è stato suddiviso in 10 articoli. Questo è il n°1.

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Continuando il resoconto degli incontri sul senso della vita, ricordiamo che si tratta di un lavoro sempre in corso di sviluppo e aggiustamento in relazione alla continua disponibilità di nuove informazioni che pervengono attraverso l’esperienza di uno stato di vita volto all’accettazione di un cambiamento necessario in vista della possibilità di passare da uno stato di essere umano animale naturale ad uno stato di essere umano originale propriamente tale. Non si tratta quindi mai della verità, ma di continui stimoli a ricercarla e viverne, giungendo in essa a piccoli passi, nei tempi e nei modi propri ad ognuno, senza bisogno del giudizio di una qualsiasi autorità che non sia quella già presente in origine in ciascun essere vivente. In tale contesto si colloca la necessità di riscoprire il senso della vita come un vero e proprio strumento sensoriale attraverso il quale cominciare a rendersi conto e perseguire quanto utile ed indispensabile al raggiungimento di tale stato.

 

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Benvenuti! Spero che lo scorso incontro non sia stato troppo pesante; questa volta sarà sicuramente più leggero perché i principi che sono stati enunciati la scorsa volta saranno trasferiti più vicino a noi, nella pratica della nostra quotidianità e del nostro corpo. Abbiamo tracciato un quadro molto grossolano del sistema nel quale viviamo e abbiamo estratto da questo sistema due leggi specifiche: la legge di gravità, che attira tutto ciò che si presenta nel suo campo di azione e poi la legge di polarità delle cose, per cui tutto ciò che esiste presenta due poli, uno positivo ed uno negativo, che servono a creare una sufficiente tensione, un campo di tensione, in modo che tra i due poli possa nascere qualcosa di diverso. In realtà le due sono una: la legge di attrazione a polarità inversa, o, al suo opposto, la legge di repulsione a polarità omologhe.

 

Abbiamo detto che questa è una legge universale che si applica anche all’origine di tutto, dove tutto quello che esiste, esisteva o doveva esistere, era compattato in una unica matrice o entità estremamente ridotta, avente volume piccolissimo, prossimo allo zero, e massa grandissima, tendente ad infinito. Questo punto infinitesimo è stato messo in movimento (come e da chi lo scopriremo strada facendo se sarà possibile farlo). Questo movimento ha generato una forza centrifuga sufficiente a vincere la forza di gravità (in questo caso assimilata ad una forza di coesione tra le parti) che teneva tutto unito, facendo allontanare da quel punto tutte le parti che lo componevano.

 

Tutti gli elementi costituenti e compresi in quel punto si sono scomposti in elementi o composti più semplici, dotati di un proprio movimento; allontanandosi gli uni dagli altri, per effetto della forza centrifuga, hanno dato origine ad un certo spazio tra ciascuno di essi. E, poiché quegli elementi si stanno sempre più allontanando gli uni dagli altri, anche lo spazio tra di loro sta crescendo allo stesso modo e continua a farlo. Tutto ciò che è presente in quello spazio è polarizzato, cioè ha un polo positivo ed un polo negativo. Abbiamo visto con l’esempio delle penne quanto due elementi simili si attraggano solo attraverso i poli inversi.

 

 

 

Se li avviciniamo attraverso i poli di segno uguale invece si respingono. Tutto ciò è estremamente importante per comprendere le dinamiche che stanno alla base del nostro divenire come siamo oggi. Cosa si intende con questo? Abbiamo detto che dall’esplosione primordiale (più che a una esplosione potremo pensare ad una inversione polare, repulsiva, delle relazioni tra tutto ciò che era in relazione polare inversa, attrattiva) dal primo allontanamento tra i componenti del punto origine di tutto, dal corpo centrale in cui tutto era racchiuso, si sono, per così dire, distaccati degli elementi apparentemente a sé stanti. In realtà tutti questi elementi rimasero e rimangono in qualche modo collegati alla fonte centrale da cui sono stati emanati. Non solo, ma il fatto che fossero stati tutti polarizzati non significa che questi elementi fossero tutti uguali. Sappiamo, potendolo constatare fisicamente o mediante calcolo, che tutti i corpi celesti raggiungibili dalla nostra osservazione mediante strumenti adatti, risultano essere diversi l’uno dall’altro come massa, conformazione, composizione, temperatura e caratteristiche generali. Lo stesso principio vale per gli esseri umani. Tutti questi elementi che si sono trovati dispersi in uno spazio creato tra di essi, a causa del loro allontanamento reciproco, sono diventati gli elementi essenziali che, quando attirati tra di loro mediante la forza di attrazione esercitata dai loro poli opposti, si aggregano per costituire temporaneamente le forme visibili o invisibili dell’universo. Abbiamo visto che, anche se diversi tra loro, possono comunque attrarsi attraverso la forza esercitata tra i loro poli opposti, potendo così restare coesi almeno fino a quando non vengano ulteriormente messi in rotazione insieme. Sappiamo infatti cosa è avvenuto al punto originale. Messi in rotazione essi manifestano degli squilibri mettendo sotto tensione le zone di unione tra di loro a causa della forza centrifuga. È quindi necessario che a ciascuno di questi aggregati possano essere richiamati ed aggiunti, tramite gli effetti delle polarità inverse, altri elementi allo scopo di trovare un certo equilibrio. Quindi possiamo dire che tutto ciò che esiste è un aggregato temporaneo tra parti differenti e noi stessi non facciamo eccezione. Tutto ciò di cui siamo composti, atomi, cellule, organi, microorganismi, particelle, energia ed altro ancora, rispondono alla stessa legge (in tal caso chiamata legge di coesione o forza di coesione anziché di gravità o attrazione). Si aggrega per una serie di concomitanze legate alle polarità inverse di una massa e di un volume di ciascuno di essi e man mano che si aggregano manifestano delle caratteristiche specifiche. Così fa la roccia, così fa il vegetale, così fa l’animale e così fa anche l’essere umano. Questo è talmente vero che, anche se non è mai verità ciò che noi esprimiamo a parole, possiamo verificarlo facilmente. Infatti quando nasciamo non abbiamo la forma che abbiamo adesso, anzi facciamo perfino fatica a riconoscere che quello che vediamo in varie fotografie eseguite al trascorrere del tempo, quello che eravamo e siamo noi, per cui diciamo che la differenza è dovuta all’invecchiamento. Ma così facendo affermiamo una cosa sbagliata. Non ha niente a che vedere con quello che noi convenzionalmente assumiamo e affermiamo. Il cambiamento della nostra forma è in funzione della nostra coscienza e in funzione del cambiamento, lavoro che ci viene chiesto di fare man mano che il tempo passa. Cosa si può intendere con questo? Avete presente cosa accade quando si eseguono riprese al rallentatore con telecamere ad alta velocità e poi se ne guardano i fotogrammi a velocità ridotta? (vedi articolo Nuovo record per la fotocamera più veloce del mondo: 70.000 miliardi di FPS = Fotogrammi Per Secondo) https://www.hdblog.it/altadefinizione/articoli/n520576/fotocamera-record-slow-motion-miliardi-fps/)

 

 

Vediamo, per esempio, una lampadina colpita da una pallottola esplodere in mille pezzi e poi riavvolgendo il tutto vediamo ogni pezzo ricomporsi e ricomporre la lampadina come era prima dell’impatto della pallottola. Oppure con una goccia che cade nell’acqua e genera tutta una serie di schizzi e onde concentriche. Riavvolgendo il tutto possiamo osservare gli spruzzi ricomporre la superficie dell’acqua calma e la goccia prima dell’impatto sulla superficie. Noi siamo qualcosa di molto simile. La differenza fondamentale è che l’aggregato di materia che noi siamo e che ci dà la forma cambia continuamente perché cambia continuamente quella idea che ne sta alla base. idea che per manifestarsi sensorialmente deve sempre essere rivestita di materia. Quindi la nostra idea di noi stessi è cambiata rispetto a quando siamo stati bambini. Allora era molto diversa dall’idea che noi abbiamo di noi stessi ora, in questo momento, e su quell’idea viene attratta materia secondo la legge di attrazione, di gravità, e la legge di polarità per cui ad ogni istante noi ci compattiamo materialmente intorno ad una forma coerente con l’idea di quell’istante. Ma se potessimo riprenderci con una telecamera ad alta velocità (miliardi di fotogrammi per secondo) e poi riproducessimo quanto registrato a velocità ridotta, potremmo osservare che noi non siamo una forma continua (dovremmo dire che siamo una forma pulsante e ciclica che si riproduce quanto più simile alla forma precedente se non intervengono fattori di disturbo o informazioni diverse).

 

 

 

 

Come il nostro respiro è inspirazione, pausa, espirazione, in cicli continui, la nostra forma segue lo stesso modello funzionale, appare, scompare, riappare. Appare ai nostri occhi come una forma fisica concreta, solida, tangibile; un’istante dopo essa scompare e poi ricompare nella forma più adatta all’evoluzione dell’idea che incarna. È un concetto abbastanza fantascientifico ma non così tanto; chi è avvezzo a determinati tipi di ricerca sa benissimo che le cose funzionano approssimativamente così. Riguardo al fatto che non sia ancora stato sperimentato sull’essere umano è semplicemente perché non interessa a nessuno. Ma prima o poi, se dovesse rivelarsi un possibile business, succederà che qualcuno giunga a provarlo scientificamente. Ed al posto di avere la nostra immagine sul telefonino avremo un convertitore olografico di immagine, ovvero qualcosa in grado di cambiare aspetto alla nostra forma fisica tangibile, modificando le strutture magnetiche tridimensionali generate dalla nostra idea di noi stessi. Insomma al posto di dire che vestito indosso oggi, potremo dire con che forma, preferibilmente già vestita, mi presento oggi al mondo. Potremo avere orecchie d’asino o un marsupio da canguro integrati nella nostra forma se così desideriamo. È infatti il desiderio ad attrarre magneticamente (poli in rotazione all’interno di uno spazio avente resistenza generano gravità, elettricità e di conseguenza magnetismo, ovvero attrazione polare). Desiderare significa attrarre a sé. Può sembrare strano ma non lo è alla luce della scienza esoterica che evidenzia quanto noi siamo esattamente quello che vogliamo essere (con la differenza che non sappiamo cosa desidera il nostro inconscio e quindi crediamo che succeda ciò che desideriamo coscientemente, uscendone sempre delusi e squilibrati). Attiriamo a noi ciò che nei campi morfogenetici, cioè negli spazi dove nascono le forme, può apparire semplicemente desiderandolo. Noi siamo tutto questo, solo che ce ne siamo dimenticati. Quindi ce la prendiamo sempre con qualcun altro quando le cose non vanno come vorremmo ma dovremmo semmai prendercela con noi stessi (anche se non ne comprendiamo le cause perché celate nell’inconscio).

 

Siamo comunque noi gli autori di ogni cosa o situazione anche quando non sappiamo di farlo.

 

 

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prosegue nei prossimi articoli …

 

foto, schemi e testo

pietro cartella

 

            

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Articolo pubblicato il 15/07/2022