L’EDITORIALE DELLA DOMENICA DI CIVICO20NEWS - Francesco Rossa: Italia: Dalla crisi alle pagliacciate, al cambiamento

Chi sta condizionando Draghi?

Cosa potrà accadere da qui a mercoledì?

 

La rianimazione di un cadavere, come anche Mario Draghi realisticamente considera il suo governo, oppure il tentativo di vivacchiare, guadagnare tempo, seguendo antiche liturgie o calcoli intestini ai  partiti che al cittadino non giovano per nulla?

Questo è il dilemma che entro mercoledì dovrà essere risolto, prima della presentazione della crisi alle Camere, da parte del Presidente del Consiglio.

 

I grillini sono riuniti da giorni e ieri, a tarda sera, Conte, al quale la situazione  è già sfuggita di mano, ha riconvocato il summit dei parlamentari per oggi. Intanto la delegazioni ministeriale non è ancora stata ritirata. Il tutto è semplicemente grottesco, per un partito che, a parole, non intende più sostenere il governo.

 

Un punto positivo, comunque lo si è raggiunto.

La dissoluzione del Movimento Cinquestelle già nell’aria è precipitata.

 

Nel giro di una legislatura, è andata in frantumi l’idea balzana, eppure capace di attirare voti e consensi in un’Italia sfibrata e incline alle sirene dell’antipolitica, di aprire il Parlamento come una scatola di tonno. Una sorta di neo giacobinismo, l’assalto al Palazzo per ripulirlo, disintossicarlo, liberarlo dai mali che lo attanagliano e dai malvagi che lo occupano.

Il toccasana rivoluzionario per cancellare la partitocrazia e i suoi nefasti riti corruttivi, per cancellare ogni forma di compromesso nel segno di uno vale uno e affermare il freddo manicheismo del bianco o nero, come se tra i due estremi non ci fossero colori e sfumature diverse.

 

Tra diaspore e scissioni, del grillismo ora non resta che cenere. Se non è difficile ipotizzarne, in un prossimo futuro, il ridimensionamento, se non proprio la scomparsa, è d’altro canto opportuno riflettere sulle dinamiche che stanno attraversando il Paese da oltre un decennio. Come pure sugli stravolgimenti che stanno mutando l’ordine mondiale con riflessi evidenti sull’Europa e su di noi.

Il collegamento tra la scissione dei Cinquestelle e le conseguenze della guerra Russo- Ucraina non è fuori luogo, pur trattandosi di fatti fra loro lontani anni luce. Come è ampia la distanza che separa la portata, la dimensione tragica, devastante della guerra, con la caterva di morti dall’una e dall’altra parte dei contendenti, delle distruzioni e delle macerie in cui sono ridotte città e annullati borghi e paesi una volta popolati e fiorenti, dalla paccottiglia, dalla insulsaggine di un politicume che, come nel caso dello scontro tra Conte e Di Maio, è la dolente cifra della politica nostrana da marciapiede.

Collegamento qui va inteso nel senso di mettere in parallelo due avvenimenti per la loro contestualità, ma al solo fine di evidenziarne le differenze e, nello specifico, la macroscopica separatezza tra due modi di approcciare e analizzare gli accadimenti.

Nei giorni scorsi si è molto indugiato, sulla stampa e nei talk show, sulla crisi che ha colpito (e affondato) il Movimento di Grillo e molto meno sulla crisi e la fine dell’Europa, sulla non rosea prospettiva di un prossimo autunno caldo, con un’inflazione galoppante, prezzi delle materie prime e dei generi di prima necessità alle stelle, salari sempre più contratti, con minor potere di acquisto e riduzione dei consumi, incremento delle spese per bollette del gas e dell’elettricità.

Tutto questo in un contesto dove sono cresciute la povertà assoluta e quella relativa. Nessuno dimentica la sfacciata e ridicola balconata di Di Maio che arringava la folla al grido di “elimineremo la povertà”.

Sembra passato un secolo da quelle scellerate idiozie che hanno portato al declino e all’impoverimento ulteriore del Paese, ma è successo appena ieri.

L’inflazione e la guerra hanno cambiato, in peggio, la prospettiva economica. Di come contenere l’inflazione, però, nessuno parla. Come se fosse un problema secondario.

Nella conferenza annuale della Consob, Paolo Savona ha invocato un intervento del Parlamento, uno scudo a difesa del risparmiatore, e fornito una sua precisa visione contro la “tassa iniqua che viola i principi fondanti della democrazia”. In sostanza una serie di interventi che rassicuri il risparmiatore, da un lato incanalandolo verso gli investimenti produttivi delle imprese e, dall’altro lato, realizzando un equilibrio tra attività mobiliari e immobiliari.

In sintesi, si tratterebbe di puntare decisamente su una redditività legata all’andamento dell’economia reale. Una direzione che avrebbe, secondo il presidente della Consob, l’effetto di alleggerire la politica monetaria del peso di manovre inusuali sui tassi di interesse.

Non entriamo nelle soluzioni tecniche che possono essere diverse. Quel che preoccupa è il totale silenzio della politica, cui spetta il compito di intervento e di decisione.  Lor signori del Parlamento hanno ben altro per la testa.

L’imminenza delle elezioni politiche, con la conseguente preoccupazione di dover riempire un Parlamento ridotto nel numero e nella rappresentatività, grazie a una delle tanto scellerate riforme propinate dal grillismo della prima ora e subite dal restante stuolo di partiti vili e impavidi; la riforma elettorale con l’idea montante e purtroppo frustrata di un ritorno al proporzionalism.

Il nobile proposito, ancora riaffermato ieri da Giorgio Merlo di costituire un “ Centro riformista, democratico e di governo per ridare equilibrio e stabilità al nostro sistema politico”. rischia di nascere inquinato dalle  frattaglie di partitini e gruppuscoli scaturiti da precedenti scissioni e cambi di casacche di deputati e senatori (circa 400 nel corso di una sola legislatura) e altro ancora.

Il tutto al di fuori del coordinamento di un leader autorevole, che purtroppo non c’è e senza un minimo di attinenza con i problemi reali del Paese. Né  con quello che accade fuori dai nostri confini.

La cosa certa è che, chiusura anticipata della legislatura a parte, le elezioni sono dietro l’angolo (due o nove mesi, fanno poca differenza).

Con la crisi dei poli e l’abbandono della possibilità di modificare la legge elettorale i due schieramenti, per sopravvivere, metteranno sotto i piedi programmi di legislatura seri e compatibili con l’interesse del Paese ed andranno, senza troppi scrupoli, alla ricerca di partitini personali, movimenti e gruppuscoli che possano raccattare voti ovunque, sino a inglobare, come già avvenuto, i nipotini dei brigatisti rossi e del terrorismo nero.

Quindi non potremo pretendere che, liberati dall’insulsaggine dei grillini e dai tanti zuzzerelloni  che sbraitano sulle piazze, si torni al confronto di razionalità e lungimiranza in politica estera, abbandonata da troppi anni, sulla politica energetica senza paranoie, che miri all’autonomia delle fonti energetiche, sull’ indispensabile necessità delle infrastrutture e sull’importanza del rilancio della politica industriale.

Così rischiamo di continuare a rimanere impantanati nel guano della superficialità, con parlamentari scelti esclusivamente dai leader, con l’accortezza che non disturbino il manovratore.

Ed i cittadini che continueranno a sentire sulla loro pelle i tanti gap del nostro Paese, diserteranno ancor più le urne, il cui contenuto democratico e partecipativo si ridurrà alla facciata, facendo ridere i maneggioni e piangere la Ragione e le persone perbene.

Francesco Rossa - Condirettore Responsabile e Direttore Editoriale

 

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Articolo pubblicato il 17/07/2022