L’Accordo europeo sul razionamento del gas in 10 punti.

La decrescita (in)felice che ci chiede l’Europa

C’è l’accordo sul taglio dei consumi del gas in vista di un possibile stop russo: Martedì scorso, i ministri Ue competenti per l’Energia, riuniti a Bruxelles per un consiglio straordinario, hanno approvato l’ultima proposta di compromesso della presidenza ceca dell’Ue, con una dichiarazione della Commissione Europea sullo studio di tagli dei prezzi del gas.

Un accordo che introduce molta flessibilità per andare incontro alle varie esigenze nazionali, annacquando le proposte iniziali della Commissione. E che giunge mentre si intensificano i segnali negativi da parte russa, dopo l’annuncio, due giorni fa di Gazprom, di una riduzione al 20% della capacità (contro il 40% degli ultimi mesi) del gasdotto NordStream1.

Ecco i 10 punti principali dell'accordo.

1 Taglio del 15% dei consumi, rispetto alla media degli ultimi cinque anni, tra il primo agosto 2022 e il 31 marzo 2023. Volontario, diventa però obbligatorio in caso della dichiarazione dello stato di allerta per grave crisi energetica.

2 L’allerta può essere proposta dalla Commissione Europea se ritiene vi siano le condizioni (insufficiente offerta di gas o eccessiva richiesta per un inverno molto freddo) o se lo chiedono almeno cinque Stati membri. A decidere sull’effettiva attuazione saranno gli Stati Ue a maggioranza qualificata.

3 Per l’Italia, insieme a Spagna e Portogallo, c’è uno «sconto» dell’8% (dunque riduzione solo del 7% e non del 15%) per via del basso livello di interconnessione con il resto dell’Ue.

4 L’Italia potrebbe beneficiare anche di sconti legati al livello di scorte di gas, se sono superiori a quanto richiesto dalla normativa Ue (è il caso della Penisola).

5 Le isole (Irlanda, Cipro e Malta) sono esentate in quanto non connesse con la rete energetica Ue e dunque non possono eventualmente aiutare altri Stati in difficoltà.

6 Possibile esenzione anche per le repubbliche baltiche: sono ancora connesse, come ai tempi dell’Urss, alla rete elettrica russa. Se Mosca decide di tagliarle fuori, devono poter usare tutto il gas necessario per produrre energia.

7  Possibili sconti per i Paesi come la Francia che nel 2021 hanno dovuto aumentare oltre l’8% i consumi di gas per produrre energia (Parigi ha dovuto chiudere metà delle centrali nucleari per manutenzione).

8 Esenzioni trasversali per settori vitali, come la siderurgia e la chimica.

9 La normativa d’emergenza resta in vigore un anno, ma può esser prorogata.

10 In una dichiarazione separata, la Commissione Europea promette di star svolgendo «lavoro urgente» sulla fattibilità di tetti ai prezzi del gas nonché sulla riforma del mercato dell’elettricità, i cui prezzi sono tuttora legati a quelli del gas.

L’Europa si incammina, dopo il varo di sanzioni economiche contro la Russia, verso una "decrescita energetica solidale", soprattutto nei confronti della Germania, che soffre per i tagli del gas russo molto più di Ungheria, Austria ed Italia, ma anche economica come prevede l’ultimo report del FMI: La crescita dell’Europa potrebbe scivolare vicino allo zero nel 2023, nel caso in cui i rischi legati allo stop del gas russo e alla volata dell'inflazione si materializzassero

 

Da ottobre i governi nazionali dovrebbero risparmiare gas chiedendo alle famiglie di abbassare il termostato di 1°C e imponendo una riduzione del riscaldamento degli edifici pubblici, degli uffici e degli edifici commerciali.

 

In caso di grave carenza di gas, l'industria sarà tagliata fuori per prima, anche se i servizi essenziali, come la produzione di elettricità, saranno probabilmente prioritari e preservati. «Le famiglie sono consumatori protetti, il riscaldamento [per] le case alimentate a gas, è salvaguardato, ma tutti possono e devono risparmiare gas e continueremo a promuovere le idee esposte nel piano di risparmio energetico dell'UE e chiederemo a tutti gli Stati membri di lanciare campagne di sensibilizzazione per incoraggiare il risparmio di gas e i comportamenti responsabili», ha dichiarato  la Commissaria Europea per l’Energia Kadri Simson.

 

La Commissione europea continua a chiedere ai Paesi di passare più rapidamente ad altre fonti energetiche per la produzione di energia, innanzitutto le energie rinnovabili (fra cui i pannelli solari), ma anche il carbone, nucleare e petrolio. Lasciamo il gas russo per gettarci nelle braccia di Usa e Cina?

Gli Stati Uniti potrebbero superare e triplicare l'impegno assunto di destinare all'Europa 15 miliardi di metri cubi di GNL (gas liquefatto) quest'anno, ovviamente al prezzo maggiore del 40-50% del gas russo.

 

L’Europa non si preoccupa nemmeno i estendere il monopolio cinese dei pannelli fotovoltaici e dei suoi componenti, il serio allarme dei giorni scorsi è della AIE.

Nel frattempo, gli estremisti seguaci della "verde decrescita felice" di Greta Thunberg, minacciano pubblicamente di occupare ad oltranza da settembre a dicembre prossimi, ispirandosi ai moti del ‘68 parigino, le scuole ed università  in tutto il mondo per «porre fine all'economia fossile a livello internazionale», questo l’appello-manifesto End Fossil: Occupy!: 

 

In sintesi: staremo al freddo, con meno energie produttive, incatenati a Cina ed Usa, con giovinastri che bloccano l’istruzione e una Commissione che, dopo la  bocciatura  della Corte dei Conti europea al Piano RePowerEu (non erano 210 ma soli 20 i miliardi a disposizione), è sempre meno credibile.  

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Articolo pubblicato il 28/07/2022