Exor lascia la Borsa di Milano, per spostare le quotazioni ad Amsterdam

A fine settembre un nuovo incontro tra Lo Russo, Cirio e l’ad Tavares

Nel fragore del cicaleggio elettorale, spunta una notizia che potrebbe comportare conseguenze serie per l’occupazione a Torino ed in Italia.

Exor, la holding che fa capo alla famiglia Agnelli-Elkann, lascia Piazza Affari. Il consiglio di amministrazione della società ha approvato il trasferimento della quotazione delle azioni ordinarie da Borsa Italiana a Euronext Amsterdam. Il gruppo, Euronext, è lo stesso, ma per Piazza Affari si tratta dell'ennesima defezione, fra società che scelgono il delisting o la quotazione su altre piazze finanziarie.

La decisione, viene spiegata dalla holding, "allineerà la sede di quotazione della società con la sua struttura legale come holding registrata in Olanda", con l'obiettivo di realizzare una "ulteriore semplificazione" della struttura organizzativa. Ciò significa che in Italia, finché non delocalizzeranno ulteriormente, ci saranno solamente unità produttive, ma le scelte strategiche si terranno ancor più, molto lontano da noi. Ogni turbativa di mercato lascerà indenne Stellantis che, senza alcun condizionamento politico potrà decidere ulteriori riduzione degli organici  e delocalizzazione delle produzioni. Non è certo una bella notizia, seppur passata in sordina, con la politica assente

Il trasferimento è subordinato all'approvazione del prospetto di quotazione da parte dell'Afm, l'Autorità olandese per i mercati finanziari, e all'ammissione alla quotazione e alla negoziazione delle azioni da parte di Euronext Amsterdam, che dovrebbe diventare efficace verso metà agosto.

All'atto dell'ammissione alla quotazione su Euronext Amsterdam, Exor chiederà il delisting delle proprie azioni ordinarie da Euronext Milano che entrerà in vigore non prima di 45 giorni di calendario, secondo le regole di Borsa Italiana.

Inoltre la società annuncia che proseguirà nell'esecuzione del programma di acquisto di azioni proprie ordinarie annunciato lo scorso 8 marzo con una seconda tranche fino a 250 milioni di euro da eseguire su Euronext Amsterdam ed Euronext Milano.

Le azioni riacquistate nell'ambito della seconda tranche potranno essere utilizzate per far fronte agli obblighi derivanti dal nuovo piano di incentivazione azionaria della società 2022-2024.

A Torino continuano a trapelare notizie sull’assegnazione di ampi spazi produttivi di Mirafiori al Politecnico e ad altri soggetti. Queste decisioni rivestono particolare importanza. Ovviamente si tratta di aree che non saranno più funzionali alla produzione automobilistica, tanto vale trarre profitto dalla locazione. Anche a causa delle delocalizzazioni della produzione di componenti elettronici verso i paesi asiatici, ed alle difficoltà di approvvigionamento, il fatturato Stellantis in Italia ha subito tagli considerevoli ed intralci alla produzione, ritardi ed annullamento di consegne.

Chi parlerà o disturberà il manovratore su tali argomenti?

Una nota di comune e regione informa che «Il 20 settembre incontreremo nuovamente a Torino l'ad di Stellantis Carlos Tavares per procedere nell'attività comune pianificata nell'incontro di fine marzo». Lo comunicano il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio e il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo. L'incontro di settembre sarà preceduto da “un momento di confronto con i vertici italiani del gruppo, in programma il 29 luglio» a Mirafiori”, conclusosi senza particolari apprensioni

Al termine Regione e Comune incontreranno associazioni datoriali e sindacati a Palazzo Civico. «Sarà l'occasione per fornire anche un aggiornamento sui piani di sviluppo, in particolare relativi al Fesr, operativi da settembre».

Cosa significa? L’ulteriore gioco delle parti, rigorosamente in inglese con i vertici di comune e regione che continueranno a rallegrarsi con Tavares per la svolta elettrica, senza badare troppo alle conseguenze sull’indotto ed alla contrazioni delle maestranze?

Staremo ad ascoltare i vertici di regione e comune se, nel post elezioni saranno meno trasognati ed almeno scenderanno sul piano della concretezza.

Per completare il quadro sui business di Stellantis nel mondo, è stata diffusa la notizia che non si produrranno più Jeep in Cina. D’accordo con il socio cinese Dongfeng Motor, Stellantis ha deciso di terminare la propria joint venture con Guangzhou Automobile Group (Gac), di proprietà dello Stato cinese.

L’annuncio è stato dato lunedì scorso, prima dell’apertura dei mercati, che hanno risposto positivamente; in mattinata il titolo del gruppo guidato da Carlos Tavares ha segnato un aumento dell’1,6%. L’obiettivo principale della joint venture tra Gac e Stellantis, nata nel 2010, era appunto produrre modelli di Jeep nello stabilimento di Changsha. Ma i risultati non sono stati rosei: il gruppo occidentale rappresenta meno dell’1% del mercato automobilistico cinese, la joint venture è in perdita da anni, e negli ultimi mesi i soci cinesi hanno chiuso tre fabbriche per eccesso di capacità.

Già a gennaio erano emerse difficoltà, quando le controparti cinesi (governo incluso) hanno frenato sulla volontà del socio occidentale di incrementare la partecipazione azionaria. A marzo Stellantis ci ha riprovato, proponendo di aumentare la propria quota dal 50 al 75%. Quel progetto ora è ufficialmente naufragato per “mancanza di progressi”, ha fatto sapere Stellantis, spiegando la ragione dell’uscita dalla joint venture con Gac.

Ergo, il governo cinese è accorto nella gestione de i propri affari, ma in Italia?

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Articolo pubblicato il 31/07/2022