Torino: l’allarme della Magistratura sul pericolo dell’infiltrazione mafiosa sui fondi del PNRR

Problema ignorato nei programmi elettorali dei partiti

L’intervista al Procuratore Generale della Corte d’ Appello di Torino Francesco Saluzzo, del Tg3 del 1° agosto 2022, ci lascia sorpresi e amareggiati.

Infatti, con franchezza e senza mezzi termini afferma che, in questo particolare momento storico e politico, caratterizzato da grandi difficoltà economiche e da disagi sociali “ … La ‘ndrangheta ha già puntato ai fondi PNRR, ma di mafia non si parla da nessuna parte …”.

Nella fattispecie il magistrato si riferisce alla presenza cancerosa e metastatica di questa organizzazione mafiosa-criminale, che continua ad essere onnipresente e pronta a mimetizzarsi e a inserirsi in tutte le occasioni propizie.

Inoltre, sempre il magistrato, denuncia i pericoli costituiti dal PNRR, su cui la “piovra criminale” ha già sicuramente messo gli occhi e programmato i piani operativi d’intervento per inserirsi in questa insperata “manna”, ovvero nella più grande occasione economica degli ultimi decenni.

Ricordiamo che il PNRR potrà riversare sul mercato una massa consistente di denaro per la realizzazione di infrastrutture, con la conseguente attivazione del grande moltiplicatore economico che sono i relativi indotti produttivi.

Da tenere presente che il Procuratore generale Francesco Saluzzo sottolinea la capacità adattativa della ‘ndrangheta e nello stesso tempo di anticipare, nelle nuove attività, la penetrazione dei suoi tentacoli velenosi, al fine di riciclare i capitali sporchi della droga, dell’usura, delle estorsioni, ecc. nell’economia apparentemente pulita.

Addirittura, si potrebbe dire che la ‘ndrangheta, attraverso la gestione delle nuove generazioni malavitose, anticipi investimenti in settori che gli imprenditori onesti fanno fatica ad attivare e consolidare per i rischi economico-finanziari che comportano. Problemi questi che non affliggono la ‘ndrangheta stessa che, al contrario, dispone di una liquidità pressoché illimitata.

Perché il Procuratore generale Francesco Saluzzo lancia questo pesante avvertimento all’inizio di questa imprevista campagna elettorale?

La domanda solleva perplessità e forse paure che pensavamo fossero state superate. Invece, purtroppo, queste emergono nella loro cruda evidenza.

Infatti, dopo più di due anni di pandemia di Sars-CoV-2, con tutti i devastati problemi che ha e che continua a lasciare, il suddetto magistrato paventa il pericolo che l’auspicata ripresa economica possa essere inquinata dalla “criminalità organizzata”, la quale farebbe affidamento sul coinvolgimento di quella parte di imprenditori che, stressati e sfiduciati dal prolungarsi della grave crisi da troppo tempi in atto, potrebbero trovare un punto di convergenza nella “collaborazione” con il “sostegno illegale”. Sostegno che poi nel tempo, come i fatti hanno sempre dimostrato, diventerà un cappio soffocante e distruttivo.

L’allarme è pubblicamente lanciato, ora tocca a tutti, ai singoli cittadini, alle organizzazioni sociali e religiose, alle organizzazioni sindacali, agli imprenditori onesti che intendono misurarsi nella legalità, al mondo della scuola, ecc. raccoglierlo e tradurlo coerentemente nella pratica quotidiana.

Tuttavia, come risulta evidente, questo allarme è indirizzato in particolar modo alla “politica” che di tutto parla, meno di questo insidioso e mortale pericolo.

Il chiacchiericcio attuale dei partiti, cioè le “proposte specchietto per le allodole” e le beghe che riguardano esclusivamente i destini e la tutela dei benefici della “casta” sono sotto gli occhi di tutti e suscitano disappunto se non nausea da parte dell’elettorato.

Sarebbe ora che il problema dell’infiltrazione mafiosa e dei provvedimenti di contrasto diventasse un argomento prioritario dell’agenda politica dei partiti in competizione e non solo un onere da amministrare da parte della magistratura.

In sintesi, senza il coinvolgimento convinto della società civile in questa “crociata della legalità”, i risultati, come la storia insegna, saranno sempre parziali e pertanto non risolutivi.

Inoltre, occorre evidenziare che qualsiasi istituzione dello stato, per raggiungere obiettivi importanti per la sicurezza collettiva, non può operare in totale solitudine, mentre la stessa collettività dimostra indifferenza se non disinteresse verso le problematiche che la riguardano.

Tuttavia, sembra che altre “preoccupazioni” siano più urgenti e che turbino maggiormente i sonni dell’esercito degli aspiranti candidati alle prossime elezioni politiche.

Prendendo atto di questa constatazione, l’allarme della magistratura potrebbe ancora suonare come una lontana e flebile “vox clamantis in deserto” e questo sarebbe un’ulteriore sconfitta della legalità nei confronti della criminalità organizzata.

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Articolo pubblicato il 05/08/2022