L’EDITORIALE DELLA DOMENICA DI CIVICO20NEWS - Francesco Rossa: La dimensione internazionale di “Meloni premier”

La leader di FdI fa le prove da premier sulla rete più vista negli States e presenta il programma di governo.

La sinistra di governo e non, si affaccia al balcone della Storia con pessime credenziali.

Il giravolta continua anche in queste ore, a prescindere da dichiarazioni rassicuranti. Non c’è neppure un concetto ispirato al” bene comune”, nei confronti - scontri di questi giorni, ma tiene banco l’annientamento (fisico?) dell’avversario all’interno e all’esterno della coalizione.

Non si parla dei contenuti vitali che interessano gli italiani nell’agenda di governo di Enrico Letta, specialmente in questi momenti drammatici; dalla crisi economica, dovuta principalmente alla carenza di fonti energetiche, alla mancanza di infrastrutture, dagli invasi, alle strade, ferrovie ed altre.

Tutte le tematiche che non necessitano slogan, ma impegni e confronti, sono bandite dal carnet di questi rissosi ed insulsi protagonisti.

Purtroppo, la nostra classe politica, oltre agli eccessi di questi giorni, si rivela terribilmente povera. E lo cogliamo ancor più all’inizio della campagna elettorale, se ci soffermiamo un attimo.

In questo marasma, forse anche a sorpresa (piacevole sorpresa!) si stacca nettamente dal gregge, Giorgia Meloni e non si rifugia su slogan ripetuti e riciclati, utilizzando qualche giornaletto “amico”.

Giorgia Meloni, lontana anni luce dalle giaculatorie dei sacrestani all’Adinolfi o dal frasario provinciale delle suffragette, stile Boldrini & Cunial, sfida il parterre internazionale. Punta in alto e si presenta con idee chiare, ricche di contenuti, determinazione e umiltà.

Su Fox News compare Giorgia Meloni!

Camicia verde chiaro, alle spalle un giardino separato da una vetrata che ricorda vagamente lo Studio Ovale, la leader di Fratelli d’Italia debutta con Maria Bartiromo, una delle anchorwomen di punta della rete più vista negli States, intervistatrice frequente dell’ex presidente americano Donald Trump.

Piaccia o non, parla da premier, Giorgia Meloni. Aspirante, si intende. “Per me sarebbe un grande onore”, confida, ma guidare il Paese “non è come partecipare a un concorso di bellezza”.

Otto minuti di intervista. Slang perfetto e flusso ininterrotto di pensieri. La condottiera della destra italiana sciorina il suo programma di governo.

Parte dall’economia e parla al pubblico di Fox Business. Non solo gli utenti, ma gli stakeholder. Cioè quel mondo repubblicano che vede in tasse e burocrazia fumo negli occhi.

“La prima cosa che dobbiamo fare è aiutare l’economia reale, le persone che vogliono lavorare senza uno Stato troppo presente. Dobbiamo abbassare le tasse e lasciar loro fare quello che vogliono”, dice Meloni. Che rispolvera in pieno l’alfabeto Reagan. “Libertà è la nostra parola. Le persone devono pensare libero, lavorare libero, fare quel che vogliono. Meno regole e regole più chiare”.

Governare si può, spiega, a patto però che non si prometta la luna. È un mantra che va ripetendo da settimane e che suona un po’ come una presa di distanza dalle promesse pantagrueliche, dei suoi alleati, dalle pensioni alle tasse, ai bonus.

“In campagna elettorale diciamo agli italiani la verità”, tuona su Fox News. “La situazione non è facile, lo sappiamo. C’è una guerra in Europa, l’inflazione, la crisi del gas, dell’elettricità e dei rifornimenti energetici”.

Poteva mancare una stoccata a Bruxelles? Certo che no. “La pandemia e la crisi internazionale hanno rivelato la debolezza dell’Europa”, dice Meloni, scagliandosi contro “l’imponente burocrazia” che distoglie l’attenzione da “una strategia per la difesa, per l’energia, per l’industria”.

Un passaggio perfino sulle “supply-chain troppo lunghe” che espongono il mercato europeo perché “qualsiasi cosa succeda nel mondo, dalla Cina alla crisi con la Russia, ci indebolisce”.

Dunque il piatto forte: la guerra in Ucraina. È il biglietto da visita atlantista della Meloni, che fin dall’inizio della guerra, dai banchi dell’opposizione, ha gettato il cuore oltre l’ostacolo e sostenuto Volodymyr Zelensky insieme al premier Mario Draghi. Di qui la rivendicazione su Fox News, “l’Ucraina è la punta di un iceberg, di un conflitto che ha come obiettivo la revisione dell’ordine mondiale, se l’Ucraina cade l’Occidente cade”. Se Kiev collassa, “gli unici vincitori sono Putin e Xi Jinping, gli europei pagheranno il conto più salato”.

L’Italia, rincara, deve “tagliare il gas russo, liberarsi dalla sua dipendenza, diversificare le sue fonti”.

Se non si scagliasse subito dopo contro “l’ideologia ambientalista”, verrebbe quasi il dubbio che sia questa l’ “agenda Draghi”. La chiusura è ad effetto. “L’Occidente conta su di noi, noi vogliamo contare sull’Occidente”.

E’ partita bene Giorgia Meloni, distaccando ancor più i suoi competitors.

Se saprà anche dimenticare qualche ex amicizia scomoda, dirigere il coro dei suoi sostenitori, eliminando le stecche, scegliere con cura la squadra ed i programmi di governo, fra pochi mesi i latrati di Fratoianni o le messe in scena di Calenda,  che oggi rappresentano l’apice di confusione e nullità, appariranno sempre più alla stregua di fumetti mal disegnanti e quindi inguardabili.

L’Italia volterà pagina, o almeno si spera!

Francesco Rossa - Condirettore Responsabile e Direttore Editoriale

 

 

 

 

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Articolo pubblicato il 07/08/2022