L'epopea di Ypa
La Dora Baltea nei pressi di Mazzé

Un Mito nel cuore del Canavese (di Dario Noascone)

La proverbiale ritrosia dei Canavesani a qualunque eccesso di attenzione, nel tempo ha diffuso l’idea che il territorio della Città Metropolitana torinese settentrionale che si estende fino ai confini con la Valle d’Aosta abbia poco da proporre sotto il profilo storico ed antropologico.

Visione decisamente lontana dalla realtà: il “Verde Canavese”, che può vantare un paesaggio naturale generoso e campagne di antica memoria, come tutti i territori non si è certo sottratto al corso della Storia.

Popoli, insediamenti, battaglie, vicende politiche e religiose, potenti e intellettuali hanno nel tempo costruito un percorso storico e culturale di tutto rispetto. Per dare un’idea di quali sorprendenti risorse disponga il territorio canavesano, basti pensare a tutta una serie di reperti archeologici risalenti alla tarda età del bronzo, che l’Università di Cambridge ha recentemente classificato con l’espressione “civiltà di Viverone”, dal nome del noto lago.

A fronte di testimonianze di un’antichità che ha lasciato così numerose tracce, si può dunque considerare anche l’esistenza di una mitologia canavesana?

Se con il termine “mitologia” intendiamo una declinazione locale di archetipi comuni a strutture mitiche più vaste, la risposta è certamente affermativa, e per averne un esempio possiamo rivolgerci alla zona morenica ed ai suoi laghi: è qui che nasce una delle più affascinanti espressioni mitologiche di questa terra, la leggenda della regina Ypa.

Per ricostruire la figura di questa sacerdotessa-guerriera, i cui tratti ricordano personaggi affini presenti in tradizioni celtiche, torniamo indietro nel tempo, in un periodo posteriore al IV secolo a.C. e precedente le invasioni romane del territorio subalpino.

Se la collocazione temporale può essere incerta, più facilmente riusciamo a identificare il territorio in cui avvengono le vicende di Ypa.

Palcoscenico della leggenda è una porzione dell’Anfiteatro Morenico di Ivrea, la poderosa area formata da detriti di origine glaciale che caratterizza la zona canavesana fra Mazzé, Ivrea e il Biellese. La controversa esistenza di un grande lago alimentato dalla Dora Baltea, ora scomparso, proprio nelle zone di Mazzè, fa da cornice all’insediamento dei Salassi, popolo formato – come ben illustra Alessandro Barbero nella sua “Storia del Piemonte” – dall’incontro dei Liguri, popolo che alcuni considerano pre-indoeuropeo, e i Celti, successivamente sopraggiunti da Nord-Ovest. Se i primi sintomi di influenza celtica risalgono al periodo compreso tra il VIII e il VII secolo a.C., possiamo parlare di civiltà dei Salassi e dei Taurini a partire dal IV secolo, ed è da questo periodo che si possono collocare le vicende della mitica Ypa, verosimilmente nel II secolo.

Ypa è protagonista di una narrazione a metà tra il mito (difficilmente ricostruibile nella sua forma originaria) e il racconto popolare. Non è semplice capire quanto la storia di Ypa sia stata elaborata nel tempo, perdendo i tratti tipicamente mitologici, e certamente le successive reinterpretazioni ottocentesche non hanno fatto altro che occultare la radice mitica, privilegiando gli aspetti più melodrammatici.

In realtà, non sono molti i dati a nostra disposizione.

Conosciamo Ypa nella doppia veste di regina dei Salassi e di sacerdotessa della dea Mattiaca, divinità celtica che gli studiosi identificano con Morrigan (a noi più nota come Morgana), dea della guerra.

Da lei si suppone tragga origine il toponimo Mattiacus, oggi Mazzè.

Le notevoli somiglianze fra la potente regina-sacerdotessa e la Dea mostrano chiari collegamenti: Morrigan significa, secondo alcuni storici e linguisti, “Grande Dea”, ma la parola celtica “Mor” significa piuttosto “grande distesa di acqua” (la stessa parola sopravvive oggi in bretone col significato di “mare”), il che richiama anche un lago.

Non dimentichiamo che Morrigan, nella letteratura arturiana, è identificata con la Dama del Lago, e Ypa, effettivamente, è la Signora del Lago….

In uno scenario che oggi definiremmo fantasy, Ypa, non poteva unirsi ad alcun uomo in quanto sacerdotessa, ma le sue vicissitudini iniziano proprio con la molteplice trasgressione alla sacra regola.

Dotata di notevole fascino, la potente signora dei Salassi si concede in segreto più di una passione occasionale.

Nello stesso tempo, con notevole intraprendenza decide di far prosciugare gran parte dell’immenso lago creando una feritoia nella rocca di Mattiacus.

Altre versioni parlano semplicemente di “deviare il corso della Dora”.

Impresa titanica, in ogni caso, ma i popoli antichi hanno più volte dimostrato di non tirarsi indietro di fronte a tali sfide...

Una ulteriore variante della leggenda narra che il motivo di tale immane impresa fosse l’idea di far emergere terreni fertili: Ypa, a quanto pare, era terribilmente invidiosa dei ricchi campi della sua vicina, l’acerrima nemica regina di Vercelli, il cui nome non è dato a sapersi.

Preposto ai lavori è un favorito di Ypa, forse uno schiavo, il quale, in virtù di siffatta impresa, diviene presto uno degli uomini più stimati e potenti.

Peccato che la volitiva regina, nel frattempo, abbia perso in parte l’interesse per la vecchia fiamma ed abbia rivolto gli occhi ad altro, più stimolante soggetto. Per chiudere la vecchia questione, niente di meglio che simulare un incidente durante i lavori di prosciugamento del lago…

Secondo la convincente ricostruzione ad opera di Livio Barengo, autore del breve ma ottimo saggio “Riflessioni sulle ricerche effettuate a Mazzé e Villareggia tra gli anni 1988-2018 con riscontri alla leggenda della regina Ypa”, scopriamo che Ypa intendeva aprire parzialmente una diga per far annegare l’ex favorito, ma a quanto pare la situazione sfuggì di mano, coinvolgendo l’intero insediamento ed i suoi abitanti. All’esito nefasto delle azioni di Ypa, colpevole ma anche vittima delle sue stesse passioni, le differenti versioni fanno seguire la giusta ira dei poteri divini: ad intervenire è la stessa dea Mattiaca o, nelle versioni “romanizzate”, Giove.

Particolarmente efferata la “giustizia” della dea, la quale permise che Ypa partisse per l’esilio, ma successivamente venisse trascinata nelle acque della Dora dai cavalli imbizzarriti. E qui gli studiosi di linguistica indoeuropea possono sognare sulle assonanze tra il celtico Ypa e il greco hyppos (cavallo)…

In ambito canavesano la leggenda di Ypa costituisce senza dubbio la struttura mitologica più importante.

Oltre ai già citati studi di Barengo dobbiamo aggiungere la recente attenzione del mondo letterario e artistico: “Ypa, Regina di Dubron”, ad esempio, è una eccellente graphic novel ad opera della canavesana Elisabetta Signetto, così come il lungometraggio “Il Tesoro di Ypa” del regista Roberto Gillone, in cui il percorso sulle tracce della mitica regina è anche pretesto per un pregevole tributo in immagini ai luoghi d’eccellenza del Canavese.

Certo, non fosse per la canavesana timidezza, forse oggi Ypa sarebbe protagonista di un kolossal hollywoodiano…

Dario Noascone

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Articolo pubblicato il 09/08/2022