"Non c'è più religione". I Radicali firmano per gli "ultra" Cattolici di Adinolfi

Iniziativa democratica messa in atto dal leader di "Radicali Cuneo".

Nella mattinata di venerdì 12 agosto Filippo Blengino, Segretario politico di “Radicali Cuneo”, si è recato da Luca Calabrese, referente politico del “Popolo della Famiglia” di Cuneo per apporre la sua firma a sostegno della lista “Alternativa per l’Italia”, nata dall’unione del “Popolo della Famiglia” di Mario Adinolfi e “Exit” di Simone Di Stefano (ex “Casapound”).

Noi di “Civico 20 News” eravamo presenti ed abbiamo chiesto a Blengino il perché della sua scelta.

Il leader radicale ci ha detto: “ho deciso di firmare per la lista che è più lontana da me in questo momento, dal tema dei vaccini, alla guerra in Ucraina, ai diritti civili, perché credo ci sia un gravissimo rischio di tenuta democratica per il nostro Paese.

Oggi per una lista non rappresentata in Parlamento è quasi impossibile raccogliere le firme per potersi candidare, specie se non si hanno alle spalle grosse organizzazioni e disponibilità economiche.

Adinolfi e Di Stefano sono i due esponenti politici più lontani dal mio modo di vedere, ma in democrazia impedire agli avversari di partecipare al gioco democratico è il vero fascismo del ventunesimo secolo. Per questo firmo con convinzione le loro liste, ed invito tutti i cittadini a fare lo stesso anche per quei partiti distanti dal proprio modo di vedere. Come diceva Voltaire: ‘non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire’”.

Ciò che Blengino dice sulla difficoltà che hanno le liste a raccogliere le firme è vero e tangibile. In democrazia si dovrebbe dare a chiunque la possibilità di presentare una lista lasciando all’elettore il potere di scelta.

La campagna elettorale è entrata nel vivo e i partiti “se le danno di santa ragione” per cercare di delegittimare l’avversario agli occhi dell’elettorato.

Proprio in queste ore - mentre Filippo Blengino compiva un atto di alta democrazia - l’onorevole Chiara Gribaudo, “Partito Democratico”, diceva: “se la Meloni pensa di poter risolvere con un video i suoi problemi di autorevolezza e cultura democratica si sbaglia di grosso. Non basta pronunciare slogan rassicuranti da pseudo statista, né riscoprirsi europeista dell’ultima ora. La sua storia la precede, la verità vincerà sempre”.

Fa davvero tristezza vedere che l’onorevole borgarina non abbia nulla da dire sul programma del suo partito ma debba forzosamente “demolire” l’avversaria per scongiurarne la vittoria. Evidentemente – e questo è un pensiero raccolto fra molti nostri lettori – il “Partito Democratico” non ha nulla da dire (e dare) al Paese e, così, punta alla demonizzazione di Giorgia Meloni sperando di carpirne l’elettorato.

Continueremo a vedere cosa accadrà nelle prossime settimane e vi terremo aggiornati.

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Articolo pubblicato il 13/08/2022