Torino - Ricordare è un dovere, non una menzogna

Profonde riflessioni professionali del fotografo Gerry Di Fonzo

Dal mio osservatorio privilegiato ho potuto masticare il sapere del fare e in parte necessaria dallo studio tecnico. Il privilegio di vivere in un fotolaboratorio di ingranditori prima e in seguito da pioniere gestire la tecnologia durst "lambdaprint". In quegli anni di impegno ho avuto l’opportunità fortunata di relazionarmi con varie tipologie di utenze, come fotolaboratorio per conto terzi: istituzioni pubbliche, terzo settore, galleristi, artisti, artistoidi, giornalisti (i pennivendoli li ho cacciati), ricercatori, storici, fotografi, fotografanti, fotoamatori, scrittori, studenti dei licei artistici di grafica design fotografia cinema, architetti laureandi, costruttori edili, aziende manifatturiere, case editrici e privati generici.

 

Con tutta questa variegata umanità ho dovuto relazionarmi con quello che era il mio bagaglio culturale e di saperi: confesso che non era adeguato alle richieste ma mi sono adeguato e ho dovuto studiare molto. Coloro che mi conoscono sanno che ero in un abisso di ignoranza, della quale ne ho risalito appena un pezzettino, è fin qui è stato bello apprendere e scoprire cose nuove, una vertigine quasi come la "petite-mort". Chiaro che non è stato sufficiente per colmare il gap che c 'era e che c'è tra i miei saperi e lo scibile in materia di fotografia e arte.

 

Mi emozionano ancora rare fotografie delle quali non conosco l'autore, ma conservo la curiosità di indagare nuovi progetti fotografici e quali sono i sentimenti che li generano. Lungo questo percorso ho coltivato e raccolto nuove amicizie, in maggior parte belle persone trasparenti e poche facce mascherate, le seconde le ho depennate. Al netto degli invidiosi e dei politici, il bilancio è positivo e lusinghiero. La frustrazione di taluni nell'essere incompresi dal mercato mi addolora, quando questi sono talentuosi, pietà è il sentimento che provo negli altri casi.

 

Alla fine del secolo scorso ho organizzato corsi di fotografia digitale per fotografi di cerimonia, quelli bravi amici di lunga data. Prima del corso erano digitalscettici, dopo il bit diventa il loro mondo. Il corso era organizzato ai massimi livelli, i docenti, la sede e tutti i partecipanti, 40 per giornata. Il costo per partecipare che tutti hanno versato è stato sufficiente per coprire le spese che ho anticipato. Hanno stampato da me il tempo necessario per trovare un’altro laboratorio più economico e mi hanno mollato: a volte la riconoscenza è una virtù rara.

 

Gli artisti di levatura mondiale e non solo, mi hanno frequentato nel momento del loro bisogno poi appena capaci di volare da soli via, hanno spiccato il volo. Io mi occupo di fotografia a vario titolo da oltre 50 anni, ho conosciuto e frequentato questo mondo ai massimi livelli, per questo vi posso assicurare che quelli Bravi non sono quelli che andate ad incensare nelle gallerie, non sono quelli che le riviste patinate ostentano.

Ad esempio, ho conosciuto e collaborato con ritrattisti che se solo vi sforzaste a cercare, vi rendereste conto di quanta bravura alberga fra giovani e meno giovani;  in questi giorni sui social c’è una mestizia insopportabile perché è mancato un bravo fotografo. A vostra insaputa ne sono morti di più bravi e meno visibili ed inoltre ce ne sono fra i viventi molti di più strepitosi e apprezzati dai veri addetti ai lavori, potrei farvi molti nomi ma sarebbe inutile. Per far germogliare nuovi saperi bisogna innaffiare l’autodiscernimento, essere curiosi e passionali, non bisogna mai delegare agli altri il proprio pensiero. Al fotografo si chiede di fare una buona fotografia, lo metti comodo e te la fa. Per andare più in là devi metterti scomodo tu e lasciare la confortevole seduta da dove ti stanno raccontando delle bugie.

 

«Brooklyn Beckham a soli 16 anni scatterà l’ultima campagna Burberry da milioni di dollari.» Siamo nel 2015, questo è il nuovo vecchio mondo, il marketing è scientifico, il giovane è figlio del calciatore bello e famoso, ha milioni di ammiratori sul web, cosa volete è normale che il mercato segua queste strade, poi forse è anche bravo.

A Torino e guardando bene anche più in là abbiamo molti casi simili, e questi vanno bene è il mercato, li conosco hanno per me hanno un nome e cognome a volte illustre.

 

Quello che non va bene è che quando chi ha il coltello dalla parte del manico si ostina a far volare i suoi goffi tacchini e tiene ingabbiate le aquile, e per questa ragione a noi non è dato di circondarci del BELLO, se non quello che ci propina certa narrazione mendace. Ribadisco, non parlo di me ma di decine di nomi che ho nell’agenda che sono i più bravi, ognuno nei loro specifici settori ed è grave che noi addetti ai lavori regaliamo il nostro credito intellettuale andando ad incensare i «grandi maestri», quelli che ci propina la vecchia guardia che tenace non molla e ci ammorba con i suoi carrozzoni vetusti, elefantiaci, costosi e falsi.

 

Il MiBAC e fuori dal tempo anche lui, vi faccio un esempio che a noi fotografi dovrebbe farci venire i nervi a fior di pelle. Stampai la mostra per i fratelli Alinari esposta a Torino nella sede di Bolaffi, sul ventennale della caduta del muro di Berlino, sapete a chi fatturai? A Alinari 24 ore, era di proprietà privata come è giusto che sia, tra privati è lecito. Non è cosa sana per il valore storico che aveva allora quell’archivio: di recente il governo ha tentato di recuperare il recuperabile, appunto il recuperabile.

 

Lo capite quale è la narrazione e quale è la triste realtà o no! Quando andremo a vedere carponi carponi le mostre dei F. Alinari, guardate bene chi è il proprietario, e se avete molta immaginazione guardate anche gli spazi vuoti, li avrebbero dovuto esserci altre immagini che non rivedremo mai più: il mercato libero le ha fagocitate. Me la prendo molto perché è scandaloso che un paese come il nostro chiuda le stalle solo dopo che le vacche sono fuggite.

 

Quel patrimonio fotografico è una ricchezza non in quanto materiale ma in produzione di sapere e diffusione culturale, fonte di ricchezza ed anche materiale per gli addetti. Contiene la storia dell’Europa e non solo, quando tra trent’anni i ricercatori dovranno fare degli studi a chi dovranno rivolgersi? Ai collezionisti illuminati? Ne esisteranno ancora?

 

Su questo argomento concludo, peggio di sopra, con una domanda retorica: ma gli addetti nelle istituzioni, sono lì per meritocrazia?

 

Gerry Di Fonzo

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Articolo pubblicato il 29/08/2022