Elezioni 2022. L’intervento urgente sul prezzo del gas, interrompe le chiacchiere dei politicanti

ll semestre cruciale sarà' dal 15 ottobre 2022 al 15 aprile 2023

Ormai sappiamo tutto sulle banalità trasversali esposte nei programmi dei partiti politici. Compreso il silenzio sulle misure indispensabili per arginare l’impennata del prezzo del gas e la ricerca di fonti alternative al gas russo, perché non abbiamo riscontrato nessuna proposta concreta in tal senso.

Anzi, le seconde linee dei partiti, si sono date di gomito con il sindaco di Piombino per evitare la messa in opera di misure chiare sulla tempistica e funzionalità del rigassificatore.

Teniamo presente, per valutare la meschinità dei nostri politicanti, che l’emergenza gas era già nota da un anno, ancor prima della guerra in Ucraina.

Oggi, l’arrivo delle prime bollette e la crescita dei prezzi al consumo, (il caffè a € 1.50 in un bar di Torino preso a caso) sta svegliando di soprassalto i politicanti dal letargo e si trovano costretti ad affrontare gli unici problemi che interessano gli italiani, non con misure strategiche, ma con sussidi.

L’Italia deve prendere provvedimenti immediati, con un decreto legge perché il semestre cruciale sarà’ dal 15 ottobre 2022 al 15 aprile 2023.

Pertanto è impossibile delegare l’emergenza energetica al nuovo governo che – una volta insediato- potrà portare eventuali integrazioni o correzioni qualora lo reputi necessario. Lo schema di decreto legge dovrà’ essere   preparato in primis dal Ministero per lo sviluppo economico coinvolgendo  tutti i dicasteri interessati nonché le parti sociali.

Il primo punto è dare certezze agli italiani e alle imprese in materia di rigassificatori.

In una materia di interesse nazionale come l’energia, la competenza deve essere dello Stato, senza che presidenti delle regioni e i sindaci possano rallentare e/o addirittura bloccare le decisioni. 

Le posizioni avverse, sono purtroppo trasversali, ma il problema energia tocca le tasche e la salute degli italiani. Il Paese non può vivere di sussidi per stare perennemente dietro al mercato drogato.

Il Decreto Legge, dovrebbe inoltre contenere misure per rafforzare i 3 rigassificatori  esistenti (in provincia di La Spezia, di Livorno e di Rovigo). E in secondo luogo provvedere a quanto è  necessario per rendere  immediatamente operativi gli interventi relativi alle navi di  rigassificazione, perché comportano tempi di realizzazione molto più brevi rispetto a quelli necessari per gli impianti fissi a terra o offshore. A questo proposito il ministro Cingolani sta, per esempio, esaminando come localizzazione, in Puglia un’area di Manfredonia che e  – a quanto si legge –potrebbe rappresentare una soluzione veloce.

Sempre in Puglia ci sono altre ipotesi in campo perché parrebbe che, senza rilevante opposizione da parte dei sindaci, si potrebbe prevedere la possibilità  di utilizzare altre navi di rigassificazione oltre a quelle previste, se necessario.

Il decreto legge dovrebbe contenere inoltre:

a) Misure volte ad accelerare l’estrazione del gas in Italia nel pieno rispetto delle compatibilità ambientali;

b) interventi ancora più radicali per sburocratizzare le procedure attualmente previste per gli impianti delle rinnovabili;

c) incentivare maggiormente il risparmio energetico, i comportamenti virtuosi dei consumatori e la produzione e l’utilizzo  delle rinnovabili ad uso domestico e rurale.

Tutte queste misure sono  assolutamente indispensabili, ma non sufficienti a respingere con la dovuta fermezza il ricatto di Vladimir Putin all’ Europa e le misure di ostracismo assunte dall’Europa che si stanno ritorcendo contro di noi.

Per essere immediatamente incisivo il Decreto Legge deve anche affrontare il tema dei prezzi del gas e più in generale dell’ energia, nonché la possibilità di una temporanea sospensione del relativo carico fiscale.

Nel settore energetico – come nell’ industria degli armamenti – quando si parla di mercato entrano in campo profili geopolitici, dinamiche specifiche che caratterizzano i monopoli naturali, così come numerosi altri fattori extra economici, basti pensare ai “cartelli” dell’OPEC e al ruolo storico che per decenni ha avuto l’  Arabia Saudita.

Al di là di queste considerazioni di carattere storico-politico il punto centrale è il seguente: quando il mercato non funziona o funziona male la palla passa alla politica e alle autorità di governo in carica. 

L’economia italiana non andrebbe male se non ci fosse l’emergenza energetica che – per giunta a  ridosso dell’emergenza pandemica – incombe sulla testa  di tutti italiani.

Non siamo dunque sull’orlo del tracollo – come alcuni paventano –  ma i prezzi del gas e dell’ energia  rischiano di far saltare tutto. 

Mentre Enel e Eni accumulano grandi profitti (a beneficio dei loro azionisti pubblici e privati), migliaia di imprese industriali, turistiche, commerciali, artigianali, e di servizi rischiano di chiudere.

Tutto questo mentre la borsa con sede ad Amsterdam dove si forma il prezzo del gas è dominata dalle manovre speculative di tanti  oligarchi russi, ma purtroppo non solo russi.

Il Presidente Alexei Miller e i manager di Gazprom sono al centro di un gigantesco conflitto di interesse di cui in Italia nessuno ha il coraggio di parlare.

Da quando Gazprom ha ottenuto dai governi Berlusconi (ma anche con il bene placido di ex Municipalizzate orientate a sinistra) la possibilità di   entrare   nella distribuzione commerciale (retail) qualcosa di profondo è cambiato.

Ma il problema non è solo italiano. Aprendo e chiudendo i rubinetti dei gasdotti quando vuole, Gazprom condiziona il mercato dei futures e può speculare quanto vuole perché ha informazioni che nessun altro detiene.

Con queste premesse e motivazioni ci sono le condizioni perché il decreto legge del Governo formuli un divieto temporaneo di vendita all’ingrosso e al dettaglio di una serie di prodotti e servizi energetici sopra una certa soglia.

Non siamo in grado di calcolare quanto potrebbe essere il prezzo massimo nella diversa gamma di prodotti, ma il MISE – guidato da Giancarlo Giorgetti –ha gli strumenti per formulare le soluzioni tecniche più opportune anche in materia di prezzi amministrati.

Approvare un decreto legge nei prossimi giorni, una volta compiute le opportune verifiche, contribuirebbe a rafforzare anche la posizione dell’Italia in vista dell’incontro dei Ministri Europei sulla emergenza energetica in programma entro metà settembre.  

 

 

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Articolo pubblicato il 30/08/2022