Clemente Ravina: un bersagliere lombardo

di Alessandro Mella

Esplorare le pagine epiche del nostro Risorgimento nazionale ci permette di scoprire migliaia di piccole storie chiamate, a suo tempo, a comporre la grande storia nazionale.

Del resto, quel particolare fenomeno politico e sociale, con buona pace di chi seguita a ritenerlo elitario, fu possibile solo grazie a migliaia e migliaia di uomini e donne che, ognuno a suo modo, fecero una scelta precisa lungo il percorso della propria esistenza.

Clemente Ravina fu proprio uno di questi poiché nato nella Milano ancora asburgica, era il 1842, ed emigrato nel Regno di Sardegna per arruolarsi nei Cacciatori delle Alpi proprio alla vigilia della guerra che nel 1859 condusse alla liberazione delle sue contrade d’origine. (1) Aveva appena ottenuto la maturità tecnica ed invece di preoccuparsi del proprio avvenire personale preferì occuparsi del futuro del suo paese. (2)

Successivamente transitò nell’esercito sardo-piemontese diventando ufficiale dei bersaglieri con i quali prese parte alla campagna della Bass’Italia del 1860 ed alla guerra contro l’Austria del 1866 quando con pochi uomini coprì la ritirata di Sirtori.

Fu insignito d’una medaglia d’argento al valore militare nel 1860 (3) e di menzione al valore nel conflitto per la liberazione di Veneto.

Luogotenente del secondo reggimento bersaglieri, l’ebbe per i fatti di Custoza con la seguente motivazione:

Per l’incoraggiamento che coll’esempio dava ai soldati negli attacchi alla baionetta. (4)

Una seconda medaglia d’argento fu meritata dal Ravina nel settembre 1860 quando fu tra i primi ad entrare in Perugia. (5)

Gradualmente, tra merito indiscusso e maturata anzianità, risalì la carriera fino al grado di colonnello per poi congedarsi, con il grado di tenente generale, nell’anno 1900.

Avanti con gli anni ed affaticato da una vita in guerra si ritirò a Gurone, all’epoca in provincia di Como ed oggi frazione di Malnate di Varese, ma qui il suo desiderio di riposo fu vanificato dalla stima della popolazione che lo volle ed acclamò suo sindaco. Non poté sottrarsi al desiderio lusinghiero dei suoi concittadini e quindi, vivendo questa chiamata come un ulteriore dovere, si rimise all’opera con la consueta alacrità che lo contraddistingueva.

Mantenne l’incarico dal 1902 al 1920 circa, lavorando sodo per cercare di ammodernare il comune riuscendo a portare le condotte dell’acqua potabile, l’elettricità, i lavatoi pubblici, le scuole e così via.

Trasportò, nell’amministrazione pubblica e civile, la stessa passione patriottica che aveva dimostrato sui campi di battaglia in gioventù.

Quando, nel 1911, fu deciso di rimpatriare i resti mortali del generale Lamarmora e di Montevecchio, dalla Crimea ove ancora riposavano, la missione che dovette occuparsi di questo importante incarico venne affidata proprio ad un bersagliere.

Non uno a caso:

La missione italiana in Crimea per il trasporto delle ceneri di Lamarmora. La Grande Italia pubblica: Secondo le ultime disposizioni, la missione che si reca in Crimea, sarà presieduta dal maggior generale Clemente Ravina e del colonnello dei bersaglieri cav. Angelo Dovara, dal cav. Negrotto, maggiore del 70° bersaglieri; dal colonnello cav. Alfonso Galli Della Loggia in rappresentanza della famiglia Lamarmora, del rag. Achille Alfieri, della Grande Italia, cassiere e segretario del Comitato. (6)

Anche in questa circostanza operò con una passione così viva ed ardente che il re Vittorio Emanuele III, favorevolmente impressionato, gli concesse “motu proprio” le insegne di ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. (7) Da tempo il nostro era anche commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia.

Venerato e stimato reduce, valoroso combattente distintosi tante volte, visse ancora molti anni nel suo paesello amato finché, il 12 marzo 1934, si spense lasciando in tutti il rimpianto ed il ricordo di un valoroso soldato e di un bravo sindaco. Così che Malnate volle ricordarlo con una via che ancora oggi ne perpetua la memoria consegnandola ai posteri.

Perché immemori non siano delle glorie passate e dei sacrifici di tanti eroi della nostra storia.

Alessandro Mella

NOTE

(1) Les Chasseurs des Alpes et des Appennins. Histoire complète de la guerre de l'Indépendance Italienne en 1859, précédée d'une revue des états de l'Italie et de l'historie du Piémont depuis 1849 jusqu'au 1er Mai 1859, Louis de La Varenne, Florence Imprimeire Le Monnier, 1860, p. 729.

(2) I sindaci d’Italia nel cinquantenario del Risorgimento nazionale – Omaggio ai Reali d’Italia, Officina Poligrafia Editrice, Roma, 1911, p. 239.

(3) Archivio dell’Istituto del Nastro Azzurro fra Decorati al Valor Militare.

(4) Regio Decreto che accorda la medaglia commemorativa italiana a tutti coloro che fecero la campagna del 1866 e concede ricompense speciali a coloro che vi si distinsero, Tipografia Fodratti, Firenze, 1866, pp. 208-209.

(5) La Stampa, 238, Anno LXII, 6 ottobre 1928, p. 5.

(6) La Tribuna Biellese, 37, Anno XXI, 7 maggio 1911, p. 1.

(7) Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia, 253, 30 ottobre 1911, p. 7081.

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Articolo pubblicato il 05/09/2022